La voce dei castrati tra mito e realtà

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In una Napoli d’altri tempi la castrazione dei fanciulli era una pratica tanto diffusa da essere addirittura considerata una pratica normale in molte famiglie indigenti.

Si castravano i ragazzini con l’idea che in questo modo avrebbero conservato una «voce da usignolo» in un corpo adulto. Oggi (ore 18) al Conservatorio di San Pietro a Majella il professor Ugo Cesari, foniatra di fama internazionale, svelerà i segreti che girano attorno alla voce dei castrati, analizzando il fenomeno tra mito e realtà.  Cesari, già direttore del master post-laurea in Fisiopatologia e Riabilitazione della Voce Cantata della Federico II ha chiamato a voluto con sé Elsa Evangelista, direttore del Conservatorio, il professor Gennaro Rispoli (chirurgo e direttore del Museo delle Arti e Scienze Sanitarie dell’Ospedale Incurabili) e il maestro Domenico Sapio .

Dopo un affascinante viaggio nella Napoli esoterica del ‘700, il professore svelerà i risultati delle ricerche condotte all’interno del prezioso Archivio del Conservatorio, e soprattutto mostrerà quanto scoperto grazie alle indagini endoscopiche su alcuni cantanti falsettisti e sopranisti di professione. «Oggi – anticipa Cesari – abbiamo la possibilità di eguagliare la voce degli evirati cantori grazie alle moderne tecniche di canto. Tecniche che, grazie all’endoscopia flessibile, possiamo letteralmente vedere a video. Si tratta di un lavoro lungo, che richiede anni di applicazione, ma comunque è possibile raggiungere una voce come quella del Farinelli o del Matteuccio senza dover  ricorrere ad un intervento chirurgico così traumatizzante come quello della castrazione».
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