L'albero delle acciughe

Stampa/PDF
Dopo gli gnocchi…le acciughe di Mariella Fabbris

«In tutto il libretto si sente il profumo dell'aglio rosa, del salso del mare, delle valli nascoste e della Olga, la rossa di capelli che passa nelle pagine come una cometa tra i picchi delle montagne».  (Mario Rigoni Stern)

L’albero delle acciughe”, di e con Mariella Fabbris, è liberamente tratto dal racconto di Nico Orengo, “Il salto dell'acciuga”. E Mariella narra, per noi, il viaggio delle acciughe, dai mari del sud alla pianura padana, tra profumi, colori, limoni, aglio e il preziosissimo sale.
Si va sui carri blu dei contrabbandieri, con le acciughe stipate nei barili e col timore d'essere assaltati lungo i sentieri di montagna, di arrivare a mani vuote dai contadini desiderosi d'altri sapori da unire ai frutti dei loro orti.

Sud e nord si incontrano, nelle parole di Mariella e nei sapori delle tante salse che ha preparato per farci gustare le acciughe di Cetara, comprate al mercato.

La cultura contadina insegna quanto è salutare mettere in sinergia il sapore e i colori della terra e del mare. Far incontrare il Nord e il Sud del Mondo, sulla terrazza, tavola blu d'Europa .

Come sempre Mariella ci rapisce col suo teatro narrato, il suo talento naturale e i colori, i profumi, i sapori, della sua cucina, che sciolgono le lingue dei presenti verso la conoscenza dell'altro.

Acciughe, mangiate insieme, dopo aver ascoltato la storia. Condite in 12 modi, quanti i mesi dell'anno, stese su fette di pane al burro, prezzemolo, pomodoro, cipolla, finocchietto selvatico e pinoli, sulla zucca, le patate, sui peperoni, nocciole e sedano rapa, imbarcata su foglie di cavolo, o di belga, approda su uno strato di marmellata di arance.

Un percorso del gusto, quello del Mediterraneo, di un Europa senza confini, confini che Mariella annulla portando le sue storie lungo lo stivale o a Parigi, a Lisbona fino in Australia-

E lei, l’acciuga, la puntina , guizza, salta , vuol fuggire l'immobilità della campagna e quella solenne della montagna per tornare al mare.... e ritornare. Lei legame dei popoli, dove neanche le montagne sono confine, e solcandole non puoi che trovare storie dal gusto di vita.

Ora aspettiamo Mariella con una nuova storia, tratta da "La perla" di John Steinbeck", chissà il legame che ha trovato con la pasta-fagioli-e cozze che accompagnerà la narrazione, un altro cibo del buon umore, della convivialità, come gli gnocchi angelici che me l'hanno fatta conoscere.


La ritroveremo presto nella cucina del Centro di alimentazione consapevole, in una casa napoletane o su una terrazza che guarda il Vesuvio.

Ci avete fatto caso? Qui è tutta di blu-acciuga vestita!

Nico Orengo diceva spesso,  "Cambia il mondo che cambia". Mariella Fabbris nel 1978 cominciò a capire che si poteva cambiare il mondo facendo teatro. E nel 1980 con i colleghi del Laboratorio Teatro Settimo (Gabriele Vacis, Laura Curino, Lucio Diana, Antonia Spaliviero, Roberto Tarasco e Adriana Zamboni), comiciò a gestire il Teatro Garybaldi, inaugurato da Ariane Mnouchkine.

Attrice, regista, drammaturga e pedagoga, molto attiva nel sociale, Mariella ha mantenuto intatto nel tempo tutto il suo spirito militante, dando vita a innumerevoli progetti legati al legame tra il mondo contemporaneo e la memoria.
Stampa/PDF
L'albero delle acciughe