Le donne medico dell'antica Scuola Medica Salernitana, Trotula de Ruggiero

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Dagli anni ’70 in poi gli studi sull’influenza femminile nella cultura, nella scienza  e nell’arte hanno abbattuto vecchi pregiudizi, inserito, nella convinzione di una presenza tutto sommata irrilevante, dentro una storia di sottomissione e sfruttamento,  la certezza di un apporto significativo delle donne che, anche se misconosciuto e ignorato dagli storiografi, ha ugualmente rappresentato un contributo impossibile da sottovalutare.

Per ciò che concerne il campo della medicina, è ormai assodata la presenza di donne medico sia nel mondo greco che in quello latino, dove venivano altamente rispettate e considerate delle autorità in materia, come ci racconta il famoso medico Galeno. Ma il più importante e  significativo apporto è stato senza dubbio quello delle donne “medico” della famosa Scuola Medica Salernitana, la prima e più importante istituzione medica d'Europa nel Medioevo (XI secolo), antesignana delle moderne università.

Questa Scuola, organizzata secondo una profonda e per allora innovativa cultura cosmopolita, riuniva in sé il meglio di varie tradizioni mediche, latina, greca e araba, fin dal IX secolo in cui fu fondata. Altro elemento atipico della Scuola fu la laicità dei suoi studi e l’apertura alle donne. Queste ultime contribuirono non poco, dato le specifiche funzioni di curazione esercitate dalla donna fin dalle più antiche società, ad accrescere l’esperienza clinica con le loro conoscenze erboristiche e farmacologiche. Da secoli il mondo delle piante non aveva segreti per le donne, la cui funzione nel preparare decotti curativi era riconosciuta e accettata, anche nei periodi in cui questo potere veniva ammantato da un’alone di stregoneria, soprattutto quando gli uomini decisero che questo potere era troppo grande per essere lasciato in mano alle sole donne.

Ma il Medioevo nel quale la città di Salerno prosperava, anche per la sua cruciale posizione nel Mediterraneo che ne faceva una dimora salubre e un crocevia di culture abituate allo scambio e non allo scontro, aveva caratteristiche diverse dal resto d’Europa. L’apertura intellettuale escludeva i dogmi, da qualsiasi parte venissero e si confrontava con la pratica quotidiana del dialogo e dell’esperienza, con il confronto di testi greci, latini, arabi che venivano studiati senza pregiudizi né gerarchie di valore. In questo clima accettare le donne come studentesse e ancor più come maestre parve naturale e importante. Molti furono i medici, famosi all’epoca o che lo divennero proprio per la loro attività nella Scuola Medica Salernitana, che vi insegnarono proveniendo da varie parti d’Europa e da tutto il bacino mediterraneo. I principi fondatori, pur essendo basati sulle teorie di Ippocrate e Galeno, lasciavano libero spazio all’investigazione e alla pratica.

Nell'XI sec., il medico Garioponto, di origine longobarda, scrisse il “Passionario”, un trattato che descrive con precisione tutte le malattie allora conosciute, indicandone la cura. Ma uno dei maggiori meriti che gli si attribuisce fu di tipo linguistico: egli infatti, traducendo in latino termini di origine greca, elaborò un linguaggio medico specifico che ancora oggi utilizziamo. Importante fu anche l’apporto del medico cartaginese Costantino l'Africano, che con la traduzione di molti trattati arabi mise a disposizione della Scuola le conoscenza mediche della cultura araba.

Ben presto, con il contributo anche delle “medichesse”  che studiavano a fondo il ciclo vitale, le virtù e le funzioni medicamentose di erbe sconosciute, i farmacisti di Salerno divennero noti in tutta Europa per i loro preparati medicamentosi, dando origine a una nuova scienza, la Farmacologia, che l’imperatore Federico II ebbe la capacità di promuovere come elemento fondamentale della medicina medioevale, in seguito alla pubblicazione del trattato “De Medicinis simplicibus” attribuita al maestro salernitano Matteo Plateario che descrive oltre cinquecento piante, distinguendo le varie specie e classificandole in base alle loro proprietà medicamentose. Il contributo delle “medichesse” all’epoca era notorio e valorizzato.

Tra le donne medico più famose della Scuola si distinse Trotula de Ruggiero, ostetrica e levatrice vissuta nella metà dell’XI secolo, nata a Salerno dalla nobile famiglia De Ruggiero che aveva regalato somme considerevoli per la costruzione del Duomo di Salerno. Trotula, date le sue nobili origini potè accedere agli studi superiori e poi studiare medicina, sposò un medico Giovanni Pateario ed ebbe due figli, anch’essi medici. Gli studi di Trotula si accentrarono soprattutto sulla salute ginecologica delle donne. Il suo famoso trattato De passionibus mulierum ante in et post partum, edito a stampa solo nel 1544 a Strasburgo, segna la nascita dell’ostetricia e della ginecologia come branche della scienza medica. Tra le scoperte importanti di questo libro quella di suturare chirurgicamente le lesioni perineali che nel post partum provocavano spesso la morte della paziente. Scrisse inoltre  “De ornatum mulierum” primo studio sistematico di cosmetologia nella storia. L’importanza che Trotula assunse nella Scuola salernitana fu dovuta anche alla cultura longobarda in cui la donna si era formata, dove la donna condivideva con l’uomo le responsabilità politiche, militari, religiose che ne permettevano lo sviluppo di una personalità forte, determinata e organizzata, tutte doti necessarie a svolgere il suo lavoro.

La rimozione del contributo femminile alla Storia, che spesso la storiografia ufficiale ha operato, ha rivestito di alone leggendario la  figura di Trotula con l’obiettivo di negarne la verità storica. La sua trasformazione infatti, divenuta quasi raccondo mitico, ha portato alcuni studiosi a metterne in dubbio la storicità, ma per altri questa mitizzazione segna soprattutto la cancellazione delle donne dalla storia della medicina, ad opera di un potere maschile che, se aveva lasciato alle donne la cura dei malati nella cultura popolare vista come attività marginale, non era più disposto ad accettare il potere e il valore femminili nel campo medico, laddove la medicina stava diventando scienza in grado di attribuire a chi la praticava importanza e denaro nella società.



Uno dei primi segni di questa rinversione di tendenza che tornava ad attribuire valore all’azione delle donne nella Scuola Medica Salernitana, è dato dalla coniazione di una medaglia in bronzo dedicata a Trotula, unico personaggio femminile, nella serie di diciassette medaglie raffiguranti gli uomini illustri del territorio del Regno delle Due Sicilie dall'antichità classica alla contemporaneità, realizzata tra il 1830 e il 1834.

Nel 2013 sono stati inoltre pubblicati due libri che la ricordano: "Trotula", di Paola Presciuttini e" Io, Trotula" di Dorotea Memoli Apicella, nei quali ne viene ricostruita la vita romanzata. 

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