Le Nazioni Unite contro i crimini di natura

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Contrastare con maggiore efficacia i crimini di natura, potenziando intelligence e cooperazione tra gli stati: questo l'obiettivo della risoluzione adottata dalle Nazioni Unite, dal titolo Tackling illicit trafficking in wildlife.

La risoluzione è sostenuta da oltre 60 paesi, compresi i 5 del Consiglio di sicurezza dell'Onu e altri paesi in passato critici contro le politiche globali come Cina, Gabon, Congo, Kenia Tanzania Thailandia e Vietnam, non sempre favorevoli ad appoggiare le azioni per fronteggiare il commercio illegale di avorio o di corni di rinoceronte.

Adottata all'unanimità, la risoluzione contiene una serie di elementi significativi in tema di maggiore trasparenza e un ulteriore riesame delle iniziative messe in atto dagli Stati membri contro il bracconaggio, invitando tutti i paesi a mettere in pratica "pienamente e senza ritardi" la risoluzione approvata lo scorso anno (finora adottata da 51 paesi).

Nella sua relazione, il Segretario Geberale delle Nazioni Unite ha inoltre anticipato che in occasione della Giornata mondiale contro il traffico illegale di fauna selvatica, verrà organizzato un grande evento sul tema.

E' oramai evidente - ha dichiarato Isabella Pratesi, Direttrice Programma di Conservazione WWF Italia - che la lotta al bracconaggio e al commercio illegale di fauna e flora selvatici siano entrati nelle principali agende nazionali e internazionali. Non possiamo non considerare che in alcuni paesi la protezione di specie cruciali per gli equilibri del pianeta dipende ancora oggi dalle logiche, dagli interessi e dalle capacità nazionali. Alcuni animali, maggiormente a rischio di estinzione, comerinoceronti, grandi scimmie o elefanti dovrebbero essere a tutti gli effetti considerati un patrimonio, indisponibile, dell’umanità alla cui conservazione tutte le nazioni devono inderogabilmente partecipare con grandissimo impegno”.
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