• Magazine
  • Società
  • LE ORIGINI DELLA CRISI DEI RIFIUTI ED ALCUNE PROPOSTE DI SOLUZIONE: LA PAROLA A PADRE ALEX ZANOTELLI

LE ORIGINI DELLA CRISI DEI RIFIUTI ED ALCUNE PROPOSTE DI SOLUZIONE: LA PAROLA A PADRE ALEX ZANOTELLI

Stampa/PDF
Chiaro come sempre, il combattivo missionario ha indicato nel riciclo e nella spesa intelligente i primi essenziali passi da seguire per risolvere la crisi.

Quali potrebbero essere, secondo lei, le soluzioni al problema rifiuti in Campania? Le soluzioni mi sembra si muovano su due fronti. Prima di tutto, penso sia bello pensare ottimisticamente di riuscire a ripetere quello che è successo, in una città come Seattle, nello Stato di Wasghington, che ha deciso di muoversi nella direzione dei “rifiuti zero”, il che dimostra che la gente comincia a capire un po’ dovunque la portata del problema. La soluzione, comunque, come dicevo, si colloca per me su due fronti: innanzitutto, passa per la raccolta differenziata porta a porta, e si può arrivare benissimo al 70%; il 40% è umido e può essere trasformato in compost, mentre il resto basta dividerlo in carta, plastica ed altro. Il 70%, dunque, ed è talmente possibile e facile raggiungere questa soglia che qui in Campania c’è un comune come quello di Atena Lucana che ha raggiunto il 90% e il comune di Mercato San Severino che ottiene l’80%. E’ possibile, dunque. Perché porta a porta? Perché potrebbe dare lavoro a tantissima gente ed è un metodo sicuro. C’è, poi, un altro aspetto, connesso a questo, che consiste nel cercare di far capire alla gente che non si può continuare a vivere in questo modo, buttando via tutto, sperperando, senza riciclare. In questa manifestazione (Il giorno del rifiuto, n.d.r) è simbolico il fatto che, invece di darci il bicchiere di plastica monouso, hanno preparato questi bicchieri personalizzati; questo è il senso della manifestazione stessa. Dobbiamo cominciare ad educare, anche con l’esempio, ad uno stile di vita molto più semplice, e questo vale per tutto, in particolar modo per la plastica, dai monouso ai sacchetti: per esempio, uno dei suggerimenti che abbiamo dato è quello di andare in negozio con dei sacchetti di stoffa ed evitare la plastica. Il secondo aspetto fondamentale della soluzione è un “no” agli imballaggi, che devono essere anche tassati dai comuni. Dobbiamo cominciare a capire che bisogna ridimensionare tutto, fare molta attenzione. Sono convinto, inoltre, che il rimanente 30% possa essere smaltito e che si possa arrivare al riciclo: questo sarebbe l’optimum. Ricordiamoci che la natura, in quattro miliardi e mezzo di anni ha riciclato tutto, è solo in questo tipo di società assurda cui siamo arrivati che ciò non accade: Napoli è soltanto la punta di un iceberg di un problema che ci sommerge tutti. Ricordo le parole di Paul Connett che dicevano: “Dio ricicla, il diavolo brucia”. Perché i ragazzi di Ingegneria senza frontiere in Madagascar sono riusciti a raccogliere fondi per affrontare delle problematiche legate ai rifiuti, lei in Kenya, vicino Nairobi, ha dato vita ad una cooperativa impegnata nel recupero dei rifiuti e qui, a Napoli, è tutto così difficile? A Nairobi ho vissuto affianco alla più grande discarica del mondo, dove arrivano i rifiuti dei rifiuti dei rifiuti, il peggio del peggio. E anche lì, però, tutto è riciclato, da dentifrici usati a spazzolini da denti, ed in questo dico che davvero quei popoli sono dei profeti. Noi abbiamo tentato di mettere in piedi delle cooperative, più che altro per sbarazzarci dei mediatori, che strozzavano i poveri, che raccolgono i pezzi e sono poi obbligati a venderli ai loro prezzi. Questo è un grande insegnamento esemplificativo di come “’a munnezza è ricchezza”. E in Campania perché non si raggiungono i traguardi sperati? Il problema, come ho detto prima, è che Napoli è solo la punta di un iceberg di un problema che ci attanaglia tutti. Quello che è avvenuto a Napoli è un effetto dovuto in buona parte a due realtà: camorra e imprese, ed ambedue hanno fatto affari. La camorra ha capito venti anni fa che la mondezza è ricchezza, e ha fatto affari seppellendo rifiuti tossici di imprese del nord. Quindi, c’è stato chiaramente un accordo tra camorra e mondo industriale settentrionale. La Campania è stata usata per sversare i rifiuti. Il primo grande problema è stato lo sversamento di rifiuti tossici nella Regione, con il conseguente danno ecologico. L’altro aspetto, invece, è che la politica, invece di controllare, ha fatto affari anch’essa, e la questione è inerente non soltanto alla politica campana o napoletana: il problema è che siamo retti da un Commissariato da quattordici anni, e i Commissari sono stati scelti dai vari governi nazionali. Ai comuni, alla Provincia e alla Regione è stato tolto il diritto di decidere, e tutto ciò è di una gravità estrema. In secondo luogo: cos’hanno fatto le istituzioni? Una cosa incredibile: hanno semplicemente impacchettato i rifiuti, dicendoci che avrebbero risolto il problema con i Cdr, ed invece non hanno risolto nulla. Hanno speso oltre otto miliardi di euro per produrre dai sette ai dieci milioni di tonnellate di ecoballe, che di eco non hanno nulla, sono solo balle; non si possono mettere per terra perché inquinano le falde acquifere e rappresentano un grande problema per l’ambiente; e tutto questo sta producendo diossine, nanoparticelle che non solo vanno ad attaccare i nostri neonati, ma, inoltre, hanno portato in Campania lo stesso livello del nord – est di tumori, ma senza fabbriche e senza lavoro. Abbiamo, però, i rifiuti loro. C’è una ricerca di Iacuelli in cui si ricostruisce la storia della crisi. Tutto è partito da un accordo dell’89, avvenuto in un ristorante a Villaricca, che fece della Campania lo sversatoio nazionale. Vi parteciparono il mondo industriale, la camorra ed anche i rappresentanti della P2 di Licio Gelli. Il perché della scelta della Campania è chiaro: quando, con la crisi somala, non è stato più possibile trasferire i rifiuti in Somalia, dove erano, perlopiù, spediti prima – tra l’altro Ilaria Alpi forse fu uccisa perché stava indagando su queste vicende – hanno dovuto trovare una soluzione alternativa, scegliendo la Campania. Che valutazione dà della Giornata del rifiuto e della piazza che l’ha seguita? Sono veramente felice che siamo riusciti ad arrivare a questo. L’importante non è, però, tanto la piazza, ma quanto riusciamo a smuovere in questa città e in questa regione. Se una giornata simile, con tutta l’organizzazione che vi sta intorno, non riesce nei suoi intenti, allora vuol dire che c’è un abisso enorme e pericolosissimo tra le istituzioni e la gente. Il mondo politico ha perso in questa regione e deve cambiare, se è vero che la gestione commissariale non ha mai mutato la sua condotta, senza alcun controllo della situazione, indipendentemente dal governo nazionale. Il che significa che c’è qualche interesse anche in alto, e non è soltanto la politica locale in errore. Entrare nella mente delle persone non è competenza mia. Certamente la piazza del Giorno del rifiuto è una piazza politica e mediatica, anche in virtù della presenza di Beppe Grillo, che è una figura che incanta. D’altra parte, ho già portato avanti una considerazione di questo tipo: Napoli è una città con duecentomila studenti universitari, che non si sono mai mossi, mai a marciare in piazza, e ci saranno almeno trecento-quattrocentomila studenti delle superiori: mai visti nemmeno loro. A me interessa capire quanti giovani si muovono. C’è anche da dire un’altra cosa, ovvero che bisogna aiutare la gente a capire tante situazioni, perché, purtroppo, i media non hanno fatto il loro dovere. Io dissi a Bertolaso di non prendermi in giro, perché lui aveva poteri straordinari per fare tutto ciò che voleva. Sarebbe stato facile convocare le radio, le televisioni, i giornali, le parrocchie, le scuole per mettere in piedi una raccolta differenziata. Ma non l’ha fatto, arrivando, piuttosto, con la convinzione del salvatore della patria. Per me, comunque, la Giornata del rifiuto rappresenta un motivo di grande gioia, anche perché abbiamo lavorato tanto noi come “Comitato allarme rifiuti tossici”, una delle realtà portanti insieme a tutti i soggetti dell’Assise, che hanno offerto dati ed informazione sulla questione. E’ stato un bel lavoro di insieme e soltanto mettendoci insieme otterremo qualche risultato positivo in questa città. Alex Zanotelli ha ricostruito con molta lucidità le origini della crisi campana dei rifiuti, rimarcando lo stretto rapporto esistente tra mafie e mondo dell’industria del Nord che è alla radice dell’emergenza. Se, però, l’indolenza politica ha permesso che tali accordi andassero in porto e devastassero la Regione, deve essere la società civile a riprendersi le proprie città: l’accusa di immobilismo, mossa nei confronti dei settori dell’università e della scuola napoletana sono più che fondati. Forse anche a causa di una scarsa informazione, le nuove generazioni sono parse, ed in alcuni casi ancora paiono, del tutto indifferenti al tracollo ambientale e sanitario della propria Terra. Il segnale di una manifestazione quale quella del 23 febbraio, congiuntamente alle varie iniziative sparse un po’ ovunque sul territorio campano potrebbe aiutare in questo processo di diffusione di notizie. Nel frattempo, sarà utile seguire l’insegnamento offertoci da Zanotelli: ridurre l’uso della plastica, attraverso una spesa intelligente ed uno stile di vita più “semplice”, fuori dagli schemi della “società assurda” in cui ci troviamo a vivere.
Stampa/PDF
LE ORIGINI DELLA CRISI DEI RIFIUTI ED ALCUNE PROPOSTE DI SOLUZIONE: LA PAROLA A PADRE ALEX ZANOTELLI