Lettera di una ricercatrice delusa e amareggiata

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Cari tutti,
Scrivo questo mail con le lacrime agli occhi, profondamente amareggiata e delusa. Sono una ricercatrice precaria, titolare di un assegno di ricerca presso il CNR-Istituto per la Microelettronica e i Microsistemi e, come tanti miei colleghi, sono alla ricerca di un lavoro più stabile, che mi dia diritto alla pensione, che magari sia più a lungo termine e che non mi faccia vivere nell'ansia perenne del rinnovo annuale del contratto.

L'ETNA Valley ormai offre poche possibilità a chi ha le mie competenze e i canali attraverso cui presentare la propria candidatura sono ridotti e malfunzionanti. Basta collegarsi ad un sito qualunque per la ricerca di lavoro ed inserire tra le parole chiavi "sicilia" e "scienze dei materiali" per accorgersi che non esistono offerte di lavoro reali. Per tutte queste ragioni avevo accolto piena di entusiasmo il progetto PhD-ITalents (http://www.phd-italents.it/), una lodevole iniziativa messa a disposizione di chi come me ha deciso di rimanere nella propria nazione e di lavorare ogni giorno per renderla competitiva nel settore della ricerca e sviluppo.  Io ho 36 anni compiuti ad ottobre e negli ultimi due ho avuto due bambini, marzo 2014 e maggio 2015 rispettivamente. Sapevo che sarebbe stato difficile e ho deciso lo stesso di andare avanti ma la maternità implica il sorgere di nuove responsabilità e la presenza di due bambini neonati determina un ri-arrangiamento della scala delle priorità. Ho interrotto la mia attività solo per i cinque mesi di maternità obbligatoria previsti dalla legge, ho portato entrambi i miei figli al nido a quattro mesi e con tante preoccupazioni nella testa ho assolto ogni giorno i miei compiti professionali. Naturalmente tra lavoro (precario) e famiglia, il mio tempo libero si è praticamente dissolto e non ho avuto materialmente la possibilità di mettermi alla ricerca di un'occupazione. Fortunatamente il tempo passa, i bambini crescono e finalmente ho di nuovo un po' di tempo per ritrovare me stessa e dedicarmi alla mia realizzazione lavorativa. Potete quindi immaginare la profonda delusione nell'apprendere che il bando è riservato ai dottori di ricerca che non hanno superato il 35mo anno di età! Non ho potuto cercare lavoro per due anni e proprio adesso che sto ritrovando la mia identità professionale vengo brutalmente esclusa da questa importantissima vetrina. Sinceramente non riesco a capire il senso di questo limite d'età che penalizza chi come me ha dovuto dedicare tempo e risorse alla maternità. E mi chiedo: è civile un paese in cui si organizzano seminari sulla fuga di cervelli e sul ruolo delle donne nella ricerca e poi si introducono delle restrizioni becere, immotivate e fortemente penalizzanti per le stesse? Secondo le referenze:

1.http://www.inchiestaonline.it/scuola-e-universita/alessandro-sansone-i-dottorati-di-ricerca-in-italia-uno-studio-di-caso-per-pensare-al-futuro/
2.http://www.unibo.it/nucleodivalutazione/Documenti/Relazione%20valutazione%20dottorati%20anno%202012_def_pubblicazione%20sito.pdf

l'età media di iscrizione al corso di dottorato è tra i 26-30 anni, il titolo è conseguito tra i 29 e 33 anni, se si aggiunge il tempo assorbito dalla maternità (almeno 15 mesi perché nessuna azienda assumerà mai una lavoratrice in attesa o con un bambino di pochi mesi) si supera il limite di età imposto dal bando. Mi domando: cosa devono fare tutte le ricercatrici precarie nella mia condizione? Stare a casa e badare ai figli come succede in una società trogloditica, primitiva e misogina?

Spero vivamente che la mia segnalazione abbia riscontro perché sono pronta a denunciare su ogni canale questa enorme manifestazione di inciviltà.

Cordialmente
R. G. Milazzo
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