Meditazione e depressione: ecco i benefici

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Lo studio posto a dimostrazione dei benefici della meditazione sulla depressione si è rivolto specialmente a pazienti per lo più già guariti per comprendere gli effetti su eventuali ricadute. Si tratta di pazienti curati con successo dalla cosiddetta terapia Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT) che tende a unificare terapia cognitiva e meditazione e che consente ai pazienti di imparare a comprendere il funzionamento della propria mente in modo da scansare eventuali negatività che possano far propendere verso il basso.

Lo studio, pubblicato su Jama Psichiatry, ha dimostrato come avvicinarsi a questa terapia permetta di ridurre di un buon 23% il rischio di ricadute depressive anche in caso di sospensione della terapia farmacologica di mantenimento.

Sono stati analizzati circa 1200 pazienti con depressione e si è dimostrato che fra quelli che avevano seguito la MBTC attraverso sessioni di gruppo di due ore a settimana per 60 giorni e una intera giornata alla quinta settimana circa il 38% subiva una ricaduta contro il 49% di quelli che erano andati incontro a una terapia tradizionale.

I risultati delle analisi compiute non devono sbalordire, ormai l’ambito della psicologia usa molto spesso ricorrere a pratiche di minduflness in quanto la letteratura scientifica in materia non fa altro che far ben sperare.

I benefici sarebbero innescati da una serie di meccanismi cognitivi che partono dall’attività di meditazione. Meditare comporta una riduzione del rimuginio, ossia quell’attività della mente che porta a rielaborare con connotazioni negative le esperienze trascorse e che, allo stesso tempo, vincola il soggetto relativamente alle aspettative per il futuro.

Sull’utilizzo della cosiddetta mindfulness, tuttavia, permane ancora un minimo di confusione
in quanto le tecniche usate per la meditazione sono tantissime; non poteva essere altrimenti, considerando che quest’ultima è una pratica antica quasi quanto il mondo e che col tempo subisce continue evoluzioni e cambiamenti. E’ pur vero che la meditazione è pratica antica, tuttavia, gli studi in materia che la correlano strettamente alla psicologia iniziano nel 2010 con una ricerca pubblicata sulla rivista Science sul mind wandering.

Con la meditazione non si fa altro che impedire che i cambiamenti di umore generino una ricaduta. Come? Attraverso una ricostruzione del pensiero, un esercizio consapevole per riempire lo spazio mentale concentrandosi sul respiro e sui pensieri ignorandone il contenuto in modo da diventare più consapevoli del come funziona il grande mistero del meccanismo dei pensieri e provare ad autoregolarli.
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