Messa a fuoco dei gruppi insurrezionali nel mondo

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Gli insorti sono rappresentati da un gruppo di persone che persegue, mediante la lotta armata, il rovesciamento di un governo legittimo, e sono organizzati sotto un comando responsabile che controlla in maniera effettiva una parte del territorio. Questa è la definizione di carattere normativo prevista dall’attuale diritto internazionale. Gli insorti sono gruppi di persone che costituiscono un movimento insurrezionale in contrasto con un ordinamento giuridico vigente. Può costituire un movimento insurrezionale anche un gruppo terroristico, ma non sempre. Un gruppo di terroristi non costituisce in quanto tale un movimento insurrezionale, perché anche se tale gruppo prevede un comando militare, non è detto che questo controlli una porzione del territorio nazionale. In alcuni casi, come in quello del cosiddetto Stato Islamico che si estendeva nel 2014 in una larga zona di territorio tra Siria e Iraq, un gruppo terroristico può assumere temporaneamente il controllo di una parte del territorio, e determinare così lo status di insorti per quel gruppo terroristico.

Secondo una parte della dottrina del diritto internazionale il controllo da parte di un gruppo di insorti del territorio deve essere stabile, ma se così fosse questo potrebbe già, sotto l’aspetto giuridico, costituire una forma di Stato, mentre gli insorti aspirano a creare uno Stato che ancora non hanno.

Gli elementi costitutivi dello status di insorti sono determinati non solo dal fatto che un gruppo di persone siano organizzate a combattere militarmente attraverso un comando militare, ma questo deve rappresentare anche una volontà civile che preveda il controllo effettivo di una porzione del territorio nazionale. I gruppi di insorti possono quindi di fatto essere considerati governi locali. Sotto il profilo giuridico, è possibile constatare, ad esempio, come le brigate rosse non fossero considerate un movimento insurrezionale in quanto non in possesso di una parte del territorio sotto il loro controllo.

La lotta armata contro un governo legittimo può avvenire con diverse finalità, con quella di sostituire il governo legittimo o avere aspirazioni secessioniste, ovvero quella di staccare una parte del territorio al fine di far nascere uno Stato indipendente. In questo caso si creerebbe un nuovo Stato per distacco dal governo centrale, come è stato per il caso degli insorti dell’ UCK (Ushtria Çlirimtare e Kosovës) l’organizzazione paramilitare kosovaro-albanese al fine di determinare la secessione del Kosovo dal dominio di Belgrado.

Un’altra finalità degli insorti può essere anche quella di determinare un'annessione di una parte del territorio in un altro Stato.

Gli insorti sono comunque dei gruppi destinati a evolversi nel tempo, un fenomeno transitorio volto a creare uno Stato o a essere sconfitti militarmente, e quindi ridotto a un gruppo di criminali che viola l’ordinamento giuridico esistente. Nel caso in cui gli insorti diventassero il nuovo governo di uno Stato, in quel caso il nuovo governo sarebbe comunque obbligato a rispondere di tutti i comportamenti illeciti commessi durante nel periodo in cui questo era un gruppo insurrezionale. Quest’ultima è una norma prevista dal diritto internazionale sulla responsabilità degli illeciti che è stata codificata nel 2001.

E’ però necessario fare una considerazione, riguardo all’effettiva transitorietà del fenomeno degli insorti. La realtà fattuale di situazioni di anarchia come nel caso del Medio Oriente può facilmente portare a credere che l’assenza di pace e la situazione di caos generata da gruppi e fazioni in lotta fra loro costituisca un interesse di una parte della comunità internazionale, in quanto in atto in territori ricchi di risorse.

Agli insorti sono applicabili le norme del diritto internazionale. Secondo la convenzione di Ginevra del 1949 in caso di conflitto non internazionale gli Stati devono comunque assicurare gli insorti il rispetto delle norma internazionali. In base al protocollo aggiuntivo del 1977 alla convenzione di Ginevra sui conflitti interni. Questo prevede che quando uno Stato riconosce gli insorti come belligeranti, questi vengono considerati dal diritto internazionale come legittimi combattenti, quindi se venissero catturati sarebbero da considerarsi come prigionieri di guerra. Nei fatti accade che gli Stati tendano a evitare di attribuire questo status agli insorti per evitare di dichiarare implicitamente l’instabilità del territorio.

Spesso, quando uno Stato è portato ad attribuisce lo status di belligeranti a un gruppo di insorti, è per evitare che lo stesso Stato venga considerato responsabile dei crimini commessi dal gruppo all’interno del territorio nazionale contro terzi.

Secondo le normative vigenti sul diritto internazionale, uno Stato terzo può sostenere un governo legittimo anche attraverso la vendita di armamenti o invio di un contingente, ma commetterebbe un illecito nel caso in cui decidesse di porsi in aiuto agli insorti, in quanto questo costituirebbe una violazione del principio di non interferenza negli affari interni degli Stati. Una parte della dottrina composta da alcuni giuristi afferma che questo principiò può essere scavalcato nel caso in cui gli insorti combattessero contro uno Stato dittatoriale.

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