Michail Ivanovič Lebedev: uno sguardo su Ariccia

Stampa/PDF

Michail Lebedev (1811-1837), nonostante la giovanissima età (morì a soli 26 in Italia, a Napoli) è considerato uno dei paesaggisti russi più importanti della prima metà del secolo XIX sec. Il destino gli fu avverso. All’apice della sua fama, decise di recarsi a Napoli, come facevano gran parte dei pittori vedutisti europei , per ritrarre paesaggi e scorci mozzafiato. Nel pieno delle sue forze e al massimo della sua gloria artistica, fu stroncato a soli 26 anni dalla seconda ondata di colera che colpì violentemente Napoli nel 1837. Il colera fece una strage terribile, molto più della precedente avvenuta solo un anno prima, e  Lebedev non ebbe scampo.

Uno sguardo su Ariccia è il titolo scelto per questo articolo perché Lebedev amava dipingere, più di ogni altra cosa, i dintorni di Roma con i suoi parchi, gli alberi secolari e le larghe strade in basolato.  Amava particolarmente i panorami di Ariccia e Albano che costituiscono gran parte delle sue produzioni legate al “ciclo”, diciamo così, italiano. Gli piaceva tutto dell’Italia, la natura, il paesaggio, l’architettura e la gente comune con i suoi vestiti tipici. I suoi dipinti infondono gioia per la bellezza del mondo e, al contempo, una grande serenità. Le vedute dei paesaggi italiani piacevano così tanto ai suoi estimatori che Lebedev, in diverse occasioni, dovette realizzare più copie dello stesso tema. Le rappresentazioni che andavano per la maggiore erano i sentieri ombrosi immersi nei boschi con qualche raggio di sole che, attraverso il fogliame, illuminava di tinte dorate i viottoli. Lebedev sembra guidare per mano lo spettatore lungo stretti sentieri fitti di vegetazione, dove il chiarore del cielo si scorge appena.  In questo senso il pittore russo si può considerare un vero e proprio romantico.

Ad arricchire le sue raffigurazioni ci sono anche figure umane ed elementi architettonici che, però, Lebedev utilizza unicamente per dare un tocco di colore al dipinto e non per caricarli di significati simbolici come facevano invece molti suoi contemporanei. E’ il caso ad esempio del quadro “Ariccia vicino Roma”, in cui il Lebedev ritrae un bellissimo scorcio del paesaggio di Ariccia, paesino alla periferia di Roma. Da un bosco fitto e lussureggiante, spunta la chiesa di Chiesa di Santa Maria dell’Assunzione, realizzata su progetto di Gian Lorenzo Bernini. In basso al quadro, Lebedev ritrae una donna che passeggia lungo un viottolo il cui abito cremisi, tipico delle popolane dell’epoca, richiama il rosso dei papaveri che puntellano l’erba attorno al grande albero che fa da cornice alla scena. Il tocco rosso, le tinte grigie della chiesa e l’ocra del cielo, creano un’armonia di tinte che spezza magnificamente la preponderanza dei verdi del dipinto.                                                       
                                                                                                                  Ariccia vicino Roma, 1836

Brjullov, che accolse a braccia aperte Lebedev al suo arrivo in Italia, ricordò con profondo dolore che il giovane pittore  perse la vita nello stesso anno in cui morirono Puskin e Marlinskij, e che con quel  giovane talento, se ne andava anche la speranza di avere uno dei più rinomati paesaggisti in Europa.


Fonti:

Sarabianov, Arte russa, Rizzoli

http://www.artonline.ru/encyclopedia/343

https://www.liveinternet.ru/users/4310082/post211279522/

http://cultobzor.ru/2014/11/mihail-lebedev-galler/

https://www.persee.fr/doc/mefr_0223-5110_1976_num_88_1_2349

Stampa/PDF
Michail Ivanovič Lebedev: uno sguardo su Ariccia