MICHELANGELO E MILO: CARAVAGGIO SECONDO MANARA

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Un artista che raffigura un altro artista. Il 30 aprile uscirà, edita da Panini Comics (per la collana Panini 9L), l’opera in due volumi Caravaggio. La tavolozza e la spada, ideata dal celebre disegnatore Milo Manara. Nel libro è narrata la vita del geniale e controverso pittore italiano, raffigurato con le fattezze del grande fumettista scomparso nel 1988 Andrea Pazienza, definito da Manara «il Caravaggio dei giorni nostri». Creata in quattro anni dal solo Manara, il fumetto racconta al lettore la vita dell’artista milanese dal suo arrivo a Roma fino alla sua avventurosa fuga dalla città. Il lancio ufficiale dell’opera è previsto in occasione del Comicon, salone internazionale del fumetto a Napoli.
 
La protagonista femminile del primo volume è Anna Bianchini, definita dal disegnatore “un personaggio così bello e commovente”. La donna senese, figlia di una prostituta e diventata meretrice a 12 anni, fu uno dei modelli di ispirazione di Michelangelo, che la ritrasse in sue quattro opere. Arrivata a Roma agli inizi del 1953 posò da modella tra il 1594-1596 per la Maddalena penitente (oggi alla Galleria Pamphili di Roma), nel 1595-1956 per Riposo durante la fuga in Egitto, nel 1598 per Marta e Maria Maddalena e nel 1604 per Morte della Vergine, tutte opere di Caravaggio. Secondo lo studioso Giovanni Bellori (in Le vite de' pittori, scultori e architetti moderni – 1976) Annuccia Bianchini era stata rappresentata come una Maddalena penitente dopo una fustigazione. “Dipinse una fanciulla a sedere sopra una seggiola, con le mani in seno in atto di asciugarsi li capelli, la ritrasse in una camera, ed aggiungendovi in terra un vasello di unguenti, con monili e gemme, la finse per Maddalena”. Far frustare le prostitute e portarle in processione sul dorso di un asino, infatti, serviva a “imporre” la morale pubblica voluta fortemente da Clemente VIII.

Il rapporto tra la donna e Caravaggio fu molto intimo, come confermato anche da Manara: «Caravaggio scelse il suo volto ed il suo corpo per raffigurare la Madonna e tra loro si creò un rapporto fortissimo, perché Anna vedeva in questo una sorta di redenzione, di assoluzione». In Marta e Maria Maddalena, secondo alcuni studiosi, la Bianchini posò per la figura di Marta mentre Filide Melandroni, cortigiana, frequentatrice di Palazzo Del Monte e possibile amante di Caravaggio, posò per quella della Maddalena. Le due donne, tra l’altro, erano state arrestate assieme nel 1594 dopo essere state trovate fuori dal quartiere del bordello dopo il tramonto. 

Nel 1604, probabilmente, Michelangelo si ispirò al cadavere della Bianchini per dipingere la Madonna in Morte della Vergine. Secondo Giulio Mancini, medico e scrittore italiano a cavallo del ‘500-‘600, Caravaggio prese come modella “qualche meretrice sozza degli ortacci, qualche sua bagascia, una cortigiana da lui amata”. La tesi è stata confermata nel 1994 da altri due studiosi, Riccardo Bassani e Fiora Bellini. «Dietro a questo quadro c’è una storia disperata e piena di compassione: tutto il mio racconto è su come è nata questa opera e sul perché è stata portata via da Roma. Caravaggio vi ha voluto usare per un’ultima volta come modella quella ragazza, di strada, che gli era stato vietato di utilizzare. Dopo che era stata ripescata morta, annegata nel Tevere, ha voluto rappresentarla come la Madonna», ha dichiarato Manara. Secondo l’artista «questa è una storia in cui si vede che la modella, modella ad oltranza, modella anche da morta, è una parte essenziale nella creazione del capolavoro: non è semplicemente una creatura messa lì per dare modo all’artista di vedere un po’ di anatomia. La sua storia, la storia di lei morta, è stata il motore per la morte della Vergine».
 
Manara, comunque, sta già lavorando al secondo volume dell’opera, dove saranno raccontate le ultime tappe della travagliata vita di Caravaggio («Molto di quel che sappiamo di Caravaggio lo dobbiamo ai verbali di polizia. Caravaggio ha fatto ricorso alla verità più cruda ma ricca di compassione», dice Manara) dopo l’omicidio di Ranuccio Tommasoni: «[…] La vita spericolata di Caravaggio è particolarmente adatta ad essere raccontata in fumetto perché è la vita di un avventuriero, di un picaro, di uno pronto a mettere mano alla spada», ha dichiarato l’artista. L’opera è stata definita da Claudio Strinati, storico dell’arte, «ineccepibile dal punto di vista scientifico»: «Manara ha disegnato prendendo fatti noti, dando però la sua versione, e così facendo ci fa conoscere quelle realtà secondo un processo conoscitivo che, per sua natura, è sempre nuovo».
 
Il disegnatore bolzanese loda anche la “modernità” di Michelangelo Merisi e il suo metodo così innovativo: «Se ci fosse oggi Caravaggio, secondo me, farebbe del cinema perché la sua indole narrativa era eccezionale, lui organizzava le scene e poi le riproduceva nella pittura, la sua inventiva si esauriva lì nel comporre la scena così come voleva che fosse». Dopotutto, secondo il disegnatore, «il grande talento pittorico del Merisi veniva dopo la sua capacità di organizzare la scena, nella sua mente prima e poi con i modelli. Se avesse potuto premere un tasto e girare un film, lo avrebbe fatto. Pensiamo al senso della profondità e della tridimensionalità, alle tecniche che usava per inserire sempre degli oggetti che uscissero fuori dalla tela».
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MICHELANGELO E MILO: CARAVAGGIO SECONDO MANARA