Migranti: troppe persone continuano a morire in mare

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Di fronte alle bare allineate nell’hangar, quattro anni fa si disse “Mai più”. Purtroppo da allora, uomini, donne e bambini hanno continuato a perdere la vita in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Ma non dobbiamo dimenticare neppure coloro che muoiono ancora ogni giorno attraversando il deserto, nei campi di detenzione o attraversando una frontiera per raggiungere il loro paese di destinazione. Ciascuna di queste morti è un fallimento per l’intera comunità. Per questo è necessario garantire canali sicuri e legali di accesso, soprattutto per i più vulnerabili come famiglie con bambini e minori non accompagnati”, afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia in occasione del quarto anniversario del tragico naufragio del 3 ottobre 2013 al largo delle coste di Lampedusa, in cui morirono 368 migranti

L’Organizzazione, impegnata in Italia dal 2008 in attività e interventi di supporto e assistenza dei minori stranieri in arrivo via mare, partecipa anche quest’anno agli eventi organizzati a Lampedusa, con la presenza dei ragazzi di SottoSopra, il Movimento giovani per Save the Children e la loro web radio UndeRadio. I ragazzi saranno sull’isola per testimoniare il ricordo della strage di Lampedusa attraverso il racconto sull’emittente e con due workshop tematici con l’obiettivo di proporre ai partecipanti una riflessione sulla responsabilità del comunicare e sui temi dell’inclusione e della non discriminazione.

Essere oggi a Lampedusa con i ragazzi del nostro Movimento Giovani per parlare di inclusione e di non discriminazione, è un modo di ricordare che la protezione e l’integrazione devono essere messi al centro di qualunque politica sulle migrazioni, in particolare per i tanti minori che arrivano nel nostro continente da soli. L’Italia ha fatto un importante passo avanti con la Legge Zampa che garantisce loro maggiore protezione e possibilità di inclusione. È però fondamentale che venga data piena attuazione al provvedimento e che questa legge possa diventare esempio anche per altri paesi europei, per garantire a questi bambini e adolescenti l’opportunità di essere accolti e di integrarsi pienamente.”, conclude Valerio Neri.

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