Monte di Pietà

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“Dismissione del patrimonio immobiliare non fruibile” è la giusta definizione e dismettere il monumentale Palazzo del Monte Di Pietà è quel che intende fare l’ Intesa San Paolo group service, società partecipata da Intesa San Paolo S.p.A. , che si occuperà di valutare le eventuali offerte d’acquisto per il prestigioso edificio di Via San Biagio dei Librai, in piena Spaccanapoli, nel cuore della città.

Insomma, Signore e Signori, si vende! E si vende un pezzo di storia tutta napoletana, uno dei gioielli di famiglia tra i più nobili e rappresentativi dell’anima della città, il Monte di Pietà, primo banco sociale del vicereame spagnolo fondato nel 1539 a scopo benefico e per volere di sette nobiluomini napoletani che vollero mettere in atto, a loro spese, un piano di aiuti alla popolazione più indigente con l'obiettivo di combattere lo strozzinaggio che soffocava i più poveri tra i poveri.

Il Monte elargiva, ai più bisognosi, prestiti su pegno di piccole cose, senza fini di lucro e a lunga scadenza per dare a tuti l’agio di restituire quanto ricevuto.

Il Monte di Pietà accrebbe in modo esponenziale la sua attività rendendo necessario l’acquisto dell’antico palazzo di Girolamo Carafa dei Duchi di Andria. Il completo restauro dell’edificio, trasformato in Palazzo del Monte di Pietà, e il progetto per la realizzazione dell’annessa Cappella vennero affidati a Giovan Battista Cavagna. La "Cappella del Monte di pietà", con la sua preziosissima sagrestia, è da considerarsi senza dubbio il maggior motivo di pregio dell'immobile.

Già proprietà del Banco di Napoli, l'intero edificio è naturalmente interessato da vincolo architettonico e monumentale e oggi è prevalentemente utilizzato come sede degli uffici e dell’agenzia del Monte dei pegni, cioè l'attività di credito su pegno del Banco di Napoli-gruppo Intesa San Paolo, e la sua storia, ricordiamolo, è anche la testimonianza della nascita del Banco di Napoli.

La domanda che ora tutti ci poniamo attiene alle intenzioni del gruppo San Paolo in merito alla destinazione dell’immobile, timori legittimi hanno fanno capolino e ci hanno spinti a metterci in contatto con la società preposta alla vendita. Una caccia al tesoro senza premio finale, un inseguimento alla ricerca del numero e della persona giusta alla quale porre le nostre domande e naufragata nei centralini di Napoli, Torino e Milano, sede, quest’ultima, del gruppo che gestisce il patrimonio immobiliare di Intesa San Paolo.

Chi acquista, a nostro avviso, dovrà necessariamente tener conto della storica vocazione assistenziale e culturale dell’istituzione ed avere la capacità di gestire un museo e un banco pegni. Non vorremmo ritrovarci con un ennesimo affascinante e pregiatissimo albergo carico di … nobili presenze.

A tal proposito abbiamo voluto ascoltare il parere del presidente e del vicepresidente di RAM, associazione no-profit scesa in campo a difesa del patrimonio architettonico e artistico della città e che, da tempo, conduce una personale battaglia a favore del mantenimento e del giusto utilizzo di strutture prestigiose abbandonate all’ingiuria del tempo e dei vandali.

Dario Marco Lepore Presidente di RAM-Rinascita Artistica del Mezzogiorno,“Il Monte di Pietà rappresenta la Storia di Napoli, costituito sotto il regno di Carlo V per spazzare via dalla città la piaga dell'usura, questo palazzone, di oltre 5.000 mq, custodisce importanti opere d'arte realizzate da Pietro Bernini, Michelangelo Naccherino, del Santafede, del Bonito, del Fanzago e non può essere venduto per fini commerciali. DOBBIAMO MOBILITARCI!!!

Francesco Muzio, Vice Presidente di RAM-Rinascita Artistica del Mezzogiorno, “Il sistema bancario non se la passa proprio bene negli ultimi anni; critiche al suo operato arrivano da ogni campo, imprenditoriale, politico, sindacale, e l'usura impazza... Bene, cosa fa il primo gruppo bancario italiano? Decide di vendere il Palazzo del Monte di Pietà...Bah!?

Perché, mi chiedo, gli amministratori non decidono, una volta tanto, per un’operazione dal notevole impatto sociale e mediatico? Anziché vendere il palazzo perché non aprirlo alla città per accogliere i cittadini e le imprese vittime di usura? Si potrebbe rilanciare l’economia costituendo un fondo anti-usura da rimborsare a tasso (quasi) zero ed a lungo termine per dare la possibilità a tutti di rimborsare il debito.

Sarebbe una grandiosa operazione di assistenza alla città di Napoli, alle imprese e ai cittadini danneggiati. Per una volta si potrebbe "non pensare" al guadagno materiale ma bensì al rilancio dell'afflitta economia soggiogata dagli usurai. Insomma una vera opera sociale e culturale.”

Un rilancio dell’antica funzione del Pio Monte ci pare la più “giusta” delle destinazioni del palazzo, una preziosa risorsa in tempi di crisi e di difficoltà ad ottenere prestiti bancari per chi intende investire in attività imprenditoriali e per i cittadini che vogliono acquistare casa, senza trascurare, naturalmente, le ricchezze artistiche e l’attitudine museale dell’antico palazzo Carafa.
Fiduciosi restiamo in attesa.
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