• Magazine
  • Sport
  • Morte Ciro Esposito, lo zio del tifoso: "I media hanno sbagliato"

Morte Ciro Esposito, lo zio del tifoso: "I media hanno sbagliato"

Stampa/PDF

“Il 3 maggio 2014 è successo un fatto gravissimo: la televisione ha deciso la notizia e quanto accaduto in occasione di quella finale non è stato raccontato”. La voce di Vincenzo Esposito, lo zio di Ciro - il tifoso azzurro ferito nella capitale da un colpo di pistola prima di Napoli-Fiorentina e morto dopo 50 giorni in ospedale - risuona nell’aula T-2 del Dipartimento di Scienze Sociali, a Napoli. Il ruolo svolto dai media nel racconto dei fatti di Roma è stato il tema della tavola rotonda moderata da Luca Bifulco mercoledì 4 novembre, dove hanno preso parte, oltre allo zio di Ciro Esposito, alcuni esponenti degli organi di informazione.  

L’ALTRA STORIA
Il processo che vede il supporter giallorosso Daniele De Santis accusato di omicidio e lesioni è ancora in corso, e la dinamica di quanto successo non è completamente chiara. Lo zio del tifoso ucciso ha curato il libro Ciro Esposito. Ragazzo di Scampia per offrire un'altra narrazione sulla storia di Ciro e su quanto accaduto quel giorno a Roma. “La verità – ha detto Vincenzo Esposito – è un'altra: Ciro viene sparato; quando i soccorsi arrivano, dopo 45 minuti, per il medico mio nipote è morto perché viene caricato in ambulanza in arresto cardiaco. Cosa succede dopo allo stadio? Due funzionari della Digos si interfacciano con alcuni esponenti delle tifoserie di Napoli e Fiorentina, spiegano che il ragazzo non è morto ma non vengono subito creduti da Gennaro De Tommaso, noto come Genny ‘a Carogna; ecco perché si richiede l’intervento del capitano azzurro Marek Hamsik, per una maggiore intesa tra le parti. I media hanno condannato questo episodio, ma funzionari di polizia e tifosi hanno evitato un possibile precipitare degli eventi: questo è mancato nella narrazione mediatica”.


Una narrazione sulla quale, secondo lo zio di Ciro, avrebbe pesato anche un insieme di luoghi comuni sulla zona di Napoli da dove proveniva il tifoso, ovvero Scampia: “Dobbiamo essere contro gli stereotipi senza negare che la realtà è complessa. Dico che Scampia è Gomorra, un posto dove rischi di essere sparato, ma è anche la zona della città con il più alto numero di associazioni che si spendono per offrire una storia diversa”.

I MEDIA Per Guido Trombetti, professore ordinario all'Università Federico II di Napoli, "quanto accaduto è il frutto di una violenza belluina, dove soggetti e gruppi hanno scelto lo stadio come il proprio war game". Poi è stato il turno dei media: “Abbiamo sbagliato tutti, nessuno di noi ha svolto il compito proprio degli organi d'informazione – ha detto il giornalista Dario Del Porto del quotidiano La Repubblica -. Il racconto dei fatti è spazzato via dalla violenza dell’immagine. Gennaro De Tommaso ci ha fatto dimenticare l’aggressione: l’epicentro della storia non era l’uomo sulla balaustra ma l’uomo a terra. E poi ci sono gli stereotipi. Un ragazzo di Scampia non è necessariamente un delinquente, ma i media non sono riusciti a trasmettere questo. Molti si aspettavano da Antonella, la mamma di Ciro, una chiamata alla vendetta. È accaduto l’esatto contrario e questo è stato da noi giustamente enfatizzato, una scelta che oggi difendo”.  


Anche Pietro Treccagnoli, de Il Mattino, si è espresso su questa linea: “Il taglio dei servizi giornalistici del giorno dopo è stato dettato dalla televisione. Ero all’Olimpico, ma la verità è che dalla mia posizione Genny ‘a Carogna non lo vedevamo. Dopo, le immagini televisive ci hanno sconvolto. È in quel momento che la figura di Genny mangia tutto, perché non racconta il resto: è una parte per il tutto, una sineddoche”. 


Massimiliano Gallo, direttore responsabile de Il Napolista, ha sottolineato l’importanza di quanto accaduto: “Ciro è morto nell’ambito di una battaglia, i media non lo hanno raccontato e il fatto è stato dimenticato, preferendo ad esso alcuni luoghi comuni, Scampia ma anche la figura di Genny. Scampia è stata associata al tema della vendetta e Napoli è stata travolta da questo. Su Genny ‘a Carogna ha prevalso un stereotipo d’immagine, dove una persona viene giudicata prevalentemente dal suo aspetto. Intanto, dopo oltre un anno ci sono cose ancora poco chiare: chi è Daniele De Santis o perché originariamente era emersa la notizia di alcune ferite da arma da taglio sul suo corpo che poi sarebbero sparite, ma anche, più in generale, la dinamica di quanto accaduto al Ciak Village”. 

Stampa/PDF
Morte Ciro Esposito, lo zio del tifoso: "I media hanno sbagliato"