Napoli Teatro Festival: "Il Penitente"

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Si è svolto nella splendida cornice del Cortile d'Onore del Palazzo Reale Il Penitente, scritto dall'autore, drammaturgo e regista cinematografico statunitense David Mamet e interpretato da due volti noti della televisione italiana: Luca Barbareschi (che si è occupato anche della regia) e Lunetta Savino, accompagnati da Massimo Reale e Duccio Camerini. La messa in scena, apparentemente semplice, è caratterizzata da una scenografia estremamente minimalista (ideata da Tommaso Ferraresi), il cui cubo al centro scandisce i tempi, le sensazioni e le emozioni del dramma di Mamet, e da normali costumi (di Anna Coluccia) che esaltano (e simboleggiano) i peccati e gli errori dei personaggi (la scelta della kippah rossa del protagonista e del vestito fiammante della moglie ne è un esempio). Barbareschi, inoltre, sembra aver deciso di dare all'opera di Mamet un'impronta più televisiva, affidandosi, fino all'ultimo atto della vicenda (il cui ritmo ritrova uno stile più teatrale), a veloci botta e risposta, parti fondamentali di un dramma che lascia poco spazio ai pensieri solitari dei protagonisti e permette allo spettatore di assistere inerme a scene di vita vissuta: le complessità di un matrimonio, l’ardua accettazione dei dogmi religiosi, le difficoltà affrontate da uno psichiatra che si interfaccia quotidianamente con i suoi pazienti, le paure e le sconfitte di esseri umani che cercano con apparente orgoglio di allontanarsi dalle proprie colpe e dai propri sbagli, i dettami di una legge fallace e discriminatoria e la smisurata morbosità di un sistema di mass media che ancora sbattono con fierezza il mostro in prima pagina. Quello di Mamet è un dramma claustrofobico che, passo dopo passo, rivela il declino di un uomo che si rifiuta di testimoniare in tribunale a favore di un suo paziente accusato di aver compiuto una strage: rivelazioni mancate, pesanti accuse, importanti giuramenti entrano nell’impetuoso vortice di uno spettacolo la cui regia lascia spazio ai balbettii (e ad alcune ripetizioni) dei suoi interpreti principali e rende il pubblico parte (in)attiva del continuo processo nei confronti del protagonista, Charles, personaggio che tende a rinchiudersi, proprio come gli altri, in un piccolo spazio quadrato (e plasticato) che rappresenta a tutti gli effetti una prigione del corpo e dell’anima. Lo spettacolo, che gioca talvolta con la disintegrazione dello spazio teatrale, abbina le musiche intense di Marco Zurzolo, i video incalzanti di Claudio Cianfoni e le luci fredde di Iuraj Saleri ad una messa in scena che punta ad esaltare la “sincerità” degli attori, spiati da quattro buchi della serratura (simboleggiati dagli spalti attorno al palco). Diretto, brutale, cinico e, allo stesso tempo, dinamico ed incerto, Il Penitente nasce dalla volontà di Mamet (e, conseguentemente, di Barbareschi) di raccontare un dramma che indaga sulla natura umana e sviscera i suoi lati più nascosti. Da sottolineare i video e le scritte (pre-spettacolo) proiettate sui muri del cortile, che hanno dato la possibilità al pubblico di immergersi in un’atmosfera mediatica che abitualmente veicola e sdogana con facilità concetti e termini tutt’altro che semplici, mostrando gli aspetti più crudi e sferzanti delle news in prima pagina.

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Napoli Teatro Festival: "Il Penitente"