Nazra - Festival dei cortometraggi palestinesi

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Presso la Sala del Capitolo della Basilica S. Domenico Maggiore, si è concluso, sabato u.s., il Nazra Palestine Short Film Festival con la cerimonia di premiazione dei corti vincitori nelle varie categorie.

L’Associazione Ecole Cinèma, presieduta dalla prof.ssa Sabrina Innocenti, ha voluto aderire al progetto nato con la volontà di sostenere e far conoscere in Italia le eccellenze della cinematografia palestinese e dare spazio anche allo sguardo di registi internazionali che raccontano in maniera inedita la condizione della Palestina.

Nazra in arabo significa “sguardo” e sono molteplici i punti di vista proposti dagli autori dei 24 corti in concorso a Venezia, Firenze, Roma, Bologna, Napoli e che approderanno, infine, nella stessa Palestina. Sono stati divisi in 5 categorie che hanno visto 5 vincitori scelti da una giuria internazionale.
- Per la Fiction di autori palestinesi, miglior corto “Ave Maria” di Basil
   Khalil;
-Per la Fiction di autori internazionali, miglior corto “One minute” di
   Dina Naser;
-Per i Documentari di autori palestinesi, miglior corto “Mate superb”
   di Hamdi Alhroub;
-Per i Documentari di autori internazionali, “High Hopes” di Guy
   Davidi,
-Per i Documentari sperimentali con animazione, videoarte e video
   musicali, “Entr’acte” di Seyed M. Reza Kheradmandan.

Uno dei protagonisti, fortemente voluto in tale ruolo, è stato il pubblico che di città in città ha formato giurie popolari per assegnare ulteriori premi ed accogliere alla propria maniera il festival. Nazra si è proposto come un vero e proprio festival di partecipazione con l’obiettivo di riflettere sui temi di libertà, giustizia, diritti umani, conoscenza, pace e multiculturalità, incoraggiando l’uso del cinema come mezzo di espressione e comunicazione, in particolare, tra i giovani.

A Napoli il premio ha incontrato le insegnanti del corso di CPIA Na Prov.1, dedicato agli adulti-studenti e gli studenti di alcune scuole chiamati ad assegnare il “Premio giuria giovani”, attribuito a “The pianist of Yarmouk” di Vikram Ahluwalia, il corto racconta la storia di un musicista siriano che ha cantato la sofferenza nel suo paese fino a quando il suo strumento è stato distrutto. È fuggito via e da agosto 2016 vive di musica a Monaco con la sua famiglia.

La Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli, con le donne recluse, ha assegnato il Premio “Oltre le mura” a “The oceans of injustice” un invito a visitare la Palestina attraverso le bellissime e dolenti immagini di vita quotidiana filtrate dalle acque dell’oceano, per comprendere quali oceani di ingiustizia stia subendo da lunghissimo tempo il suo popolo, giorno dopo giorno. Il richiamo dei corpi vivi, immersi nelle acque corre a quelle analoghe del film Titanic, cambia il contesto, qui in Palestina il destino potrebbe cambiare qualora crollassero i muri dell’ipocrisia e dell’indifferenza, qui gli occhi sono ben aperti per guardare e testimoniare.

I corti sono stati proiettati presso il PAN di Napoli e coordinati da Sabrina Innocenti in collaborazione con Donne in nero, movimento nato in Israele in opposizione alla guerra e al militarismo, e Associazione Guanxi formata da esperti in formazione, educazione, comunicazione e legalità.

La serata conclusiva ha visto la proiezioni dei corti vincitori e di alcuni corti fuori concorso e l’intervento dell’assessore Roberta Gaeta, di Carlo Antonelli DS Liceo Umberto I, dell’Avv. Roberto G. di Girasole, del regista Hamdi Elhroub, di Imma Grazioli, docente referente del progetto “Intercultura” per l’Istituto Tilgher di Ercolano che ha prodotto il corto fuori concorso “Voglio ‘o sole” di Roberto Raiola.

Annalisa Rossetti, presidente di Idee&Azioni Associate nata con l’obiettivo di creare connessioni e relazioni nei vari ambiti culturali, ha curato la performance “Viaggiatori urbani” affidando ai ragazzi di “Adolescenti alla scoperta” la lettura delle storie di alcuni palestinesi costretti a lasciare la loro terra, tra queste la storia di Omar, venuto in Italia per studiare e divenuto attore per poi aprire a Napoli, il noto Caffè arabo e un ristorante di cucina arabo-palestinese.

Una serata sentita e partecipata che ha coinvolto cuore e ragione di tutti noi presenti coi temi e le storie raccontate dai corti, invitandoci indirettamente a riflettere sul dolore e il disagio di chi si trova ancora oggi coinvolto, suo malgrado, in guerre lunghe e resistenze tenaci senza averle cercate.

Soggetti promotori del progetto, fortemente voluto dall’Associazione Ecole Cinéma e patrocinato dal Comune di Napoli e dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo, sono stati l’Assopace Palestina, Restiamo Umani con Vik, Anémic, Centro Italiano di scambi culturali, Vik, ArtLab.

Il Cuore di Napoli, manufatto artistico prodotto dai ragazzi del Corso di Nuove Tecnologie dell’Accademia di Belle Arti di Napoli è stato il premio scelto e consegnato ai vincitori, e non poteva essere diversamente per una rassegna nata da un “cuore sincero”, quello di chi ha voluto abbracciare la Palestina e parlare ai ragazzi con l’intento di aprire loro gli occhi su ciò che essi spesso rifiutano di andare a scoprire.
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