Nuovi studi "contro" la sigaretta elettronica

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Non si creda che l’alternativa fornita dalle sigarette elettroniche costituisca un “toccasana” per la salute dei fumatori. Sono numerosi gli studi che si stanno focalizzando sugli effetti dei vapori descritti dai produttori come assolutamente innocui e che purtroppo stanno rivelando numerose criticità anche di questi apparati. A dimostrarlo l’ennesima ricerca che è stata recentemente effettuata da scienziati delle università Duke e Yale, dove è stato dimostrato che gli aromi che sanno di crème brûlée, zucchero filato, mango e molto altro, si stanno trasformando velocemente con conseguenze negative sulla salute.

Lo studio prova che quando gli aromatizzanti chimici per vaniglia, ciliegia, limone e cannella vengono mescolati con solventi come glicole polipropilenico e glicerolo, creano composti noti come acetali. “Questi ingredienti singoli si combinano per formare composti chimici più complessi che non sono comunicati all’utilizzatore. Quando inalati, questi composti persisteranno nel corpo per un certo tempo, attivando reazioni irritative. Nel tempo, questa lieve irritazione potrebbe causare una reazione infiammatoria”, spiega il Dott. Sven-Eric Jordt, professore associato di anestesiologia, farmacologia e biologia del cancro presso la Duke e autore senior dello studio. Alcuni studi suggeriscono che temperature più alte per il vaping aumentano il rischio che i vapori contengano sostanze chimiche potenzialmente pericolose, come la formaldeide, sostanza cancerogena. I sostenitori del vaping ritengono che vaporizzatori a bassa temperatura o a temperatura regolabile minimizzino questi rischi. Il nuovo studio, invece, dimostra che i cambiamenti chimici avvengono persino prima che i liquidi vengano riscaldati, quindi il rischio per le vie respiratorie potrebbe esistere a qualsiasi temperatura.

I liquidi delle sigarette elettroniche contengono tra lo 0,5 e il 10% di additivi aromatizzanti a seconda dell’intensità desiderata. Per questo studio, sono stati analizzati liquidi con 0,8-2,5% di additivi. I ricercatori hanno scoperto che quando mescolati con i solventi, almeno il 40% delle sostanze aromatizzanti si convertiva in acetali. Ulteriori studi hanno dimostrato che il 50-80% degli acetali trasferiti nei vapori veniva inalato.

Gli additivi aromatizzanti sono comunemente utilizzati in alimenti e cosmetici sotto forma di composti chimici, noti come aldeidi, e persino di acetali, i quali possono fornire fragranze che durano a lungo in prodotti come i profumi, spiega Jordt. Questi composti chimici sono approvati per questi usi e potrebbero non irritare l’intestino o la pelle, che offrono più protezione contro gli irritanti ambientali rispetto alle delicate vie respiratorie. È noto che le aldeidi causino irritazione quando inalate. Ma nei test di laboratorio, i ricercatori hanno scoperto che gli acetali che creano mescolando gli aromatizzanti ai liquidi dei dispositivi innescano meglio i recettori molecolari coinvolti nell’irritazione dei polmoni. Sono gli stessi recettori che mantengono l’irritazione e l’infiammazione nelle persone con asma o in quelle che hanno inalato fumo o esalazioni, riferiscono i ricercatori. Lo studio, pubblicato nell'American Journal of Preventive Medicine for Research on Nicotine and Tobacco.

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