Obesità, il disturbo del secolo moderno è ancora più potente

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I numeri dell’obesità nel mondosono alti. Lo sa bene l’Organizzazione Mondiale della Sanità che è arrivata a parlare di epidemia. Questo, vuol dire chiamare in causa tutti quei fattori che contribuiscono ad acuire la problematica, parliamo di ambiente, società e stili di vita ma c’è di più, l’accumulo di grasso corporeo e, conseguentemente, del peso è considerato più letale de fumo. Lo dimostra una ricerca della Cleveland Clinic della New York University School of Medicine. Il team di ricercatori ha stilato una classifica dalla quale si è evidenziato come l’obesità sia più letale del tabagismo.
Contrariamente a quanto si possa pensare, l’obesità ha subito una crescita esponenziale anche in zone considerate in via di sviluppo come Messico o Cina, per cui l’OMS ha iniziato a considerare la malattia come epidemica. Le cause principali, a prescindere dalla considerazione di fattori genetici, sono da ricercare soprattutto nella dieta e nella scarsa attività fisica, fattori, tipici della moderna società.
L’OMS parla di ambiente obesogenico per sottolineare come le abitudini moderne condizionino negativamente la salute dell’uomo. Condurre una vita sedentaria, abusare dell’automobile anche per spostamenti brevi, mangiare fuori casa, spesso in pause pranzo striminzite, la diffusione dei fast food e il consumo di cibi pronti sono tutti fattori negativi di entità non trascurabile propinati dall’ambiente socioeconomico in cui viviamo. La società moderna, insomma, agevola il sovrappeso e i cattivi stili di vita, non a caso, si inizia a parlare di obesità infantile. Stando ai dati 2013 -2014 gli adolescenti italiani sono i più obesi d’Europa.
Le malattie croniche quali quelle cardiovascolari, respiratorie, diabete alle quali contribuiscono l’uso di tabacco, alcool, cattiva alimentazione e sedentarietà sono la causa di morte prematura per 40 milioni di individui al mondo ogni anno, su questi fattori si è concentrata la ricerca condotta dagli studiosi della Cleveland Clinic della New York University School of Medicine.
Si tratta di uno studio preliminare. Si è voluto analizzare i singoli fattori di rischio e la loro percentuale di rilevanza sull’aspettativa di vita dell’uomo basandosi sui dati elaborati per la popolazione statunitense nel 2014.
La classifica, presentata a Washingtonn in occasione dell’annuale meeting della Society of General Internal Medicine ha catalogato l’obesità come fattore più letale del fumo. La ricerca ha posto in evidenza come in termini di aspettativa di vita, l’obesità abolisca il 47% di anni in più rispetto a tabagismo, alcool e altri fattori.
Sul podio: l’obesità, seguita da tabagismo, diabete, pressione alta e colesterolo.
Questo dato è molto importante poiché descrive un quadro ben preciso della società che ci circonda, da un lato il successo delle politiche no smoke, poiché probabilmente una quindicina di anni fa il tabagismo sarebbe stato in cima alla classifica, dall’altro la diffusione della cattiva alimentazione, tramite fast food e cibi di scarsa qualità e composti precotti. La gente mangia meno sano e svolge una vita più comoda, questo aumenta il tasso degli obesi. E’ necessario agire sull’ educazione alimentare attraverso le opportune sensibilizzazioni, evitare cibo spazzatura e svolgere una quotidiana attività fisica per effettuare il passo contro l’aumento di peso.
La squadra della Cleveland Clinic continua a lavorare al suo studio per approfondire i risultati e capire al meglio come aumentare l’aspettativa di vita individuale ma nel contempo sarebbe giusto documentarsi un po’ su quelle che sono le sane abitudini quotidiane. La dieta mediterranea ad esempio è stata recentemente oggetto di uno studio che ne ha dimostrato gli effetti benefici in termini di protezione contro le malattie degenerative tipiche dell’Occidente legate alla sindrome metabolica. Non solo, l’immunonutrizione, inoltre, ha dimostrato come sia possibile curarsi col cibo o quantomeno contrastare e prevenire alcuni disturbi, quindi facciamo attenzione, ricordiamoci sempre che noi siamo quel che mangiamo.
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Obesità, il disturbo del secolo moderno è ancora più potente