Occhiali Verbali: la poesia visuale di Angela Caporaso

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L’undici giugno, si è inaugurato il vernissage, presso “Frammenti d’Arte” di Monteverde Vecchio (Roma) la mostra di poemi visuali Occhiali Verbali di Angela Caporaso, realizzati tra il 2013 e il 2015. Artista poliedrica casertana, lavora sin dagli anni ’80 come poeta visuale in continua ricerca e sperimentazione di nuovi linguaggi, contaminando tecniche e materiali più svariati a immagini, pittura, lettere (ha lavorato su pagine di alcuni tra i più importanti scrittori e poeti contemporanei, ai quali ha dedicato le opere prodotte da quella contaminazione, per es. A. Camus, al quale ha dedicato la sua prima mostra personale, Les Etrangers), nel tentativo di dare voce alla complessità dei suoi fantasmi interiori. Alcune opere presentano immagini ricavate dai miti di oggi, ovverosia dai prodotti pubblicitari, scarti di materiali riciclabili, etichettati come rifiuti da una società opulenta e disattenta, decontestualizzati e smitizzati dal loro “dire falsificato ed ipnotico” per una ricerca di linguaggio artistico.

L’operatività di Caporaso possiamo definirla poesia totale, nella accezione che ne fece Adriano Spatola, in quanto ella spazia tra la poesia visuale su foglio o su tela, l’arte postale (la mail art) e libri d’artista, video art, spesso contaminati da realtà virtuali per una giustapposizione di linguaggi tra quello contaminato del quotidiano e quello sperimentale della creatività, per una spinta oltre la realtà ingannevole del “pratico” e dei social network, che stanno rincretinendo non soltanto i giovanissimi.

Stesso profilo e stessa contaminazione, ma con l’aggiunta delle tre dimensioni, li troviamo anche in Occhiali Verbali, opere a forma di occhiali per meglio vedere la realtà, e magari scorgere in essa qualcosa che non sia alterata dalla sua falsità, per una visione del mondo senza convenzioni ed abitudini, ma continuiamo a limitarci «a conoscere brandelli di verità che il più delle volte ci indicano conclusioni fuorvianti e sbagliate».

Per i lettori di «Cinque Colonne» che non conoscono la poesia visuale, può darci una breve definizione?
Per me la poesia visuale è soprattutto il medium attraverso il quale un particolare concetto si fa oggetto figurato. Non a caso, noi quando pensiamo lo facciamo attraverso le immagini e sovente la nostra “lettura del mondo” corrisponde alla nostra “visione del mondo”. Per quel che concerne i miei lavori, ci troviamo essenzialmente dinanzi ad un insieme di elementi eterocliti variamente combinati  di cui le componenti principali sono fondamentalmente l’immagine e la parola, laddove la parola diventa un colorato segno grafico,  perde ogni potere simbolico  e va a legarsi indissolubilmente ad un’immagine che ha smesso a sua volta di illustrare: insieme questi due elementi formano un nuovo linguaggio espressivo.

Con Occhiali Verbali, la mostra che l’ha vista protagonista e che si conclude oggi 18 giugno, ha voluto focalizzare maggiormente la cecità di un quotidiano fuorviate e ipnotico o è un semplice suggerimento di difendere l’arte e il pensiero che da più parti vogliono appiattire in nome del dio denaro, allargando gli orizzonti, appunto, con la metafora degli “occhiali verbali?
Ci sono artisti che lavorano per il mercato, altri cercano nuovi linguaggi: io appartengo senz’altro a questa seconda categoria; però, premesso ciò, dirò che questa mostra pone soprattutto l’accento sull’odierna assurdità di un vivere che ci vuole immersi in un tipo di realtà sempre più “virtuale” e sempre meno “reale”. Si badi bene, io non sono tra quelli che demonizzano la tecnologia con le sue molteplici sperimentazioni; io stessa ho realizzato mostre su Second Life, ovvero in una seconda vita del tutto immaginaria, ciò che però non tollero è l’esasperazione del “perennemente connessi” che ci vede ormai privi di qualsiasi spazio privato.

La mostra ci ha deliziati con poemi a forma di occhiali, presentati in tre dimensioni. E’ da molto che lavora con questa prospettiva e come è messa la poesia visuale in Italia?

Probabilmente ho cominciato a dedicare particolare attenzione  all’oggetto in tre dimensioni dal 2003 in poi allorquando realizzai un’installazione dedicata all’acqua, dal titolo h2o, composta dalle mie cosiddette bottle-book, ovvero libri oggetto a  forma di bottiglie. Per quel che concerne la poesia visuale in Italia credo che godi di ottima salute visto che molti giovani artisti la praticano con entusiasmo.

Poesia visuale tridimensionale per portarsi al di là dell’ovvio e dell’ottuso di una realtà falsificata che spesso ci rende ciechi? Qual è la sua definizione della realtà odierna?
La realtà odierna? Penso che definirla “ingannevole” sia riduttivo. Sono cresciuta in un’epoca in cui si protestava soprattutto contro il potere persuasivo e occulto della tv. Oggi, purtroppo, alla tv dobbiamo aggiungere il potere sempre più invasivo dei social network che non solo ? come diceva Eco ? hanno trasformato migliaia di imbecilli in opinion leader, ma producono un pauroso appiattimento intellettuale e un’aberrante omologazione.

I suoi programmi futuri. Può accennarci qualcosa?In questo periodo sto curando un progetto di mail art il cui tema è il rapporto tra arte e natura, una relazione intensa ed ininterrotta che ha avuto origine nell’antichità e che continua, più florida che mai, fino a nostri giorni.

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Occhiali Verbali: la poesia visuale di Angela Caporaso