On Juann' Miro

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E’ la prima volta che le opere di Joan Mirò approdano a Napoli. 80 opere sono al PAN, al Palazzo delle Arti di Napoli. La Mostra è stata inaugurata il 25 settembre 2019 e durerà fino al 23 febbraio 2020.

E’ una mostra importante per tante ragioni. Bisognerebbe chiedersi anche perché, dal 1918, più di cento anni fa, anno della prima rassegna di Mirò, all’ Esposizione barcellonese delle Gallerie Dalmau, sia giunta solo ora a Napoli.

Le sue opere conosciute in tutto il mondo, sono però, giunte a Napoli solo dopo cento anni. Generalmente in questo numero di anni si chiudono lunghissime guerre, epoche, cicli storici, sociali, stili artistici e culturali, e addirittura mutazione atmosferiche. Cambiano e l’orografia dei monti e delle città e il modo di vestire e comportamenti o si alzano e si abbattono muri,…poi semmai si riedificano, …insomma solo dopo 101 anni, arriva a Napoli, capitale del Sud, il nostro Mirò?

Catalano, è stato ritenuto il maggiore rappresentante iconografico della “MEDITERRANEITÀ”.

Beh,…? Allora come mai dalla Spagna arriva solo ora?

Un affoltato gruppo di artisti, nell’immediato dopoguerra, fece nascere a Napoli - come accadde nel meridione, l’avanguardia artistica del ‘900, spina dorsale come scrisse Bologna, di tutta l’arte moderna italiana. Il “GRUPPO SUD ” o il “M.A.C, movimento arte concreta” ad esempio. Ebbero un futuro solo fuori dai propri territori. Dopo i trionfi e gli onori della Scuola di Posillipo, prima dell’Unità di Italia, il mercato napoletano divenne inesistente.

Poche gallerie (BLU DI PRUSSIA di Mannaiuolo, SAN CARLO e poche altre) cercarono di presentare queste ricerche incontrando spropositati difficoltà per gli enormi interessi del mondo culturale settentrionale che si nutriva del Mezzogiorno, terreno di conquista. Molti talenti furono emigranti insieme alle massa di forza lavoro che volsero da quelle parti per generare il “miracolo italiano”. Come oggi!

Ma perché porsi questa domanda?

Perché quando si spalancano le porte alle iniziativa, quando queste sono tante e quando occupano gli spazi della cultura e creatività, si aprono dei credito di attrattività e interesse di tanti altri mercati, imprenditoria artigianale e industriale. Sorge forte il potere persuasivo della comunicazione, ricerca et cetera.. Insomma esteso e profondo beneficio sociale e internazionale in questi luoghi che generano ricchezza. Mostre di formidabili artisti ingenerano business di piazza, di rapporti economici e commerciali suscitano crescita. E’ da questa che nascono sia recinti d’eccellenze che praterie di relazioni col mondo degli affari.

Dicevamo di Mirò e della sua mediterraneità. Per vocazione, è stato un irrimediabile Fauve ma nel ’24 a Parigi, si avvicinò ai maggiori esponenti del Surrealismo. Il movimento riconosceva il mondo inesplorato dell’inconscio. Abbandonava, quindi, quell’aspetto sociale e realistico che aveva caratterizzato gli ultimi due secoli di arte, ma che attraverso la sua arte riuscisse a liberare l’individuo dalla repressione conformista della Ragione scarcerando i celati istinti autentici dell’intima natura umana. Dipinge, dunque senza censura e senza attribuire alcun significato sia simbolici che ideologico alle sue figurazioni. Ma senza giustificazione non significa senza motivazione che però non è una casa che genera effetto ma il solo impulso sorgente dal gesto dell’artista. Stelle, falci di luna, cilindri capovolti o stami di probabili fiori, narrano la semplicità della unica percezione che emerge dalla profonda psiche che collegandosi con la realtà di fuori. Questa la sua vera prospettiva. Infonde non misteriose oscurità ma limpidi serenità recuperando il mito e il modo ancestrale delle origini.Napoli ha saputo accoglierlo perché nelle intercapedini del suo tufo vivono ancori loro.

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