Paese che vai, mito che trovi

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In ogni cultura del mondo, le divinità adorate erano sempre personificazioni di quel grande mistero che era, ed è, il Creato. Se facciamo un salto indietro nel tempo scopriamo che anche i greci e i romani non erano da meno e che le divinità adorate erano profondamente legate alla natura e al ciclo del Creato. Entrambe queste civiltà avevano culti e riti religiosi propri, tuttavia le cose cominciarono gradualmente a cambiare e la sfera religiosa, così come i confini territoriali, subirono evidenti cambiamenti per l’intensificarsi innanzitutto degli scambi commerciali e culturali con altri paesi.

Il culto di Dioniso, come abbiamo detto nel precedente articolo, era un culto di origine greca antichissimo ma grazie alle relazioni culturali e commerciali dei centri della Magna Grecia (soprattutto quelli campani di Cuma e Capua), si diffuse intorno al V sec. a.C  anche in Italia, in Etruria e a Roma. In queste zone però era vivo il culto del dio Liber, a cui già nel 493 era stato dedicato un tempio nel quartiere plebeo sull’Aventino. Si trattava di una divinità arcaica associata al mondo vegetale, all’agricoltura, alla fertilità e alla libertà (da qui il suo appellativo).Ben presto però, il culto di Dioniso e quello di Liber, si sovrapposero, si fusero e si confusero. Il culto del dio Liber, come quello greco di Dioniso, era un culto civico, con celebrazioni pubbliche collegate al ciclo delle stagioni, alla fertilità della natura e alla coltivazione del vino. Tuttavia, accanto al culto pubblico, entrambe le religioni praticavano un culto privato (sempre  sotto il controllo delle autorità locali), un rito “misterico” dove l’individualità era il fulcro del rito, dove la persona cercava una comunione diretta con la divinità attraverso l’estasi.

 

Per gli antichi quindi il «culto misterico» non era un rito occulto e clandestino come potremmo considerarlo oggi, bensì un momento di intimo contatto con il divino, in cui si proferivano letture segrete e si praticavano rituali precisi per istruire l’iniziato al contatto con il divino. Con la penetrazione del culto Dionisiaco in Italia e a Roma, il rituale passa  appieno dalla forma «mistica» alla forma «misterica». Durante i riti in forma «misterica», l’iniziato percorreva le tappe della vita della divinità oggetto di venerazione, sottoponendosi spesso a pratiche brutali come la flagellazione oppure il banchetto con carne cruda di animali, un diretto rimando alla vita e le esperienze di Dioniso [1].

Il dio Liber assimila sempre di più le peculiarità del  Dioniso greco, conquistando il cuore degli italici e dei romani divenendo il dio del vino e del delirio mistico per eccellenza. 
                                                                                 [Dioniso ed Eros - Museo Nazionale di Napoli]

 E Bacco? Non era Bacco il dio del vino e del delirio mistico? Assolutamente si, infatti è proprio in questo preciso momento storico, con la penetrazione della cultura ellenica a Roma che si affermerà una nuova divinità, identificata proprio comeLiber/Baccus. Il nome Bacco deriva dal latino Bacchus che a sua volta deriva dal greco Bakkhos ossia «gridare», «strepitare», e che molto probabilmente faceva riferimento al momento della possessione estatica da parte degli adepti del dio Dioniso durante le feste celebrate in suo onore. Vi ricorda qualcosa questa parola? Ancora oggi utilizziamo il termine «baccano» per indicare un caos infernale, proprio come quello prodotto durante i baccanali in onore del dio Bacco!

Il nostro viaggio alla scoperta del vino continua e senza abbandonare i culti misterici ci spostiamo in aula del Senato romano per…

 
[1]Un altro mito sulla nascita e la vita di Dioniso afferma cheZeus aveva deciso di fare di suo figlio Dioniso (ribattezzato con il nome di Zagreo presso i cretesi) il suo successore, provocando l'ira di sua moglie Era. Per proteggereZagreo, Zeus lo aveva affidato  alle cure dei Cureti, un gruppo di divinità. Adirata, Era si rivolse ai Titani, che attirarono con l’inganno il bambino, lo rapirono, lo fecero a pezzi e divorarono le sue carni. Atena trovò il cuore ancora palpitante del piccolo Zagreoe lo portò a Zeus.

Fonti: 

 

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