Pensiero e poesia: un unico turbinio di sensazioni

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Un excursus tra le lettere del poeta ci rivela le gioie e i dolori che ne animavano l’animo. La Poesia era il suo più grande tormento ma nello stesso tempo l’unica ragione di vita.

Nell’esistenza di Keats il Pensiero e la Poesia[1] si intrecciano, si fondono e si respingono nel turbinio della vita. Dalla corrispondenza con gli amici e i familiari emerge un animo inquieto, a volte irritabile come egli stesso racconta. Momenti di gioia ed eccitazione si alternano a periodi bui, quasi di depressione che lo allontanano da tutto e da tutti, anche dagli amici più cari. Nelle lettere, Keats si scusa spesso con gli amici per la freddezza e l’insensibilità dovuti a lunghi momenti in cui il Nulla prende il sopravvento: niente passioni, nessun affetto,  al punto che arriva addirittura a dubitare di se stesso e dell’autenticità dei suoi sentimenti.

Tali stati d’animo lo irritano, innanzitutto perché non riesce a concentrarsi come vorrebbe sulla scrittura: «Così ritiro la Promessa di finire il mio Poema per l’Autunno, che avrei senz’altro mantenuto se avessi potuto continuare a lavorare come stavo facendo - ma non posso scrivere con lo spirito agitato in direzione contraria…» [2].  E un anno dopo, in un’altra lettera all’amico Bailey del 1 giugno 1818 scrive: «Sono in quello stato d’animo in cui se fossi sott’Acqua non tirerei un calcio per risalire – so che è tutto assurdo. Tra poco spero tornerò di un umore che mi renderà capace di ascoltare quel che dici del mio libro – ho aspettato invano fino a Lunedì di provare di nuovo un qualsiasi interesse. Neppure la partenza di mio Fratello che va in America mi risveglia, e il suo matrimonio mi lascia di sasso».  

Ma Keats non riesce a vivere senza la Poesia; la Poesia è tutt’uno con la sua vita e le si consacra totalmente. Perché? Perché il concetto che Keats ha della Poesia, e quindi della Vita, è completamente diverso da quello dei suoi contemporanei. La sua non è una poesia utile e morale, cioè una poesia etica, e non ha alcun fine educativo. Keats si oppone a questa visione della poesia e ne propone una meno ragionata, slegata dal pensiero perché spontanea, impulsiva, quasi primordiale. Come scriverà a Bailey nella lettera del novembre del 1817 «Oh per una vita delle Sensazioni piuttosto che del Pensiero[3]

In questo mondo di Sensazioni il poeta si perde, perde la sua identità, abbandona il suo Io. Quella di Keats è una poesia improntata non sull’individualità dell’Io ma sulla perdita dell’Io che tende all’Oblio e all’Immaginazione. Sempre a Bailey in una lettera precedente datata 8 ottobre 1817 scrive che “ il timone della poesia è l’Immaginazione, la fantasia sono le vele e l’Invenzione è la stella polare della poesia”.

Per esplorare l’animo di Keats, la lettera ai fratelli  George e Tom è una fonte ricchissima di informazioni. E’ in questa lettera che il poeta esprime il concetto di Capacità Negativa (Negative Capability), un concetto moderno, attuale e che si concretizza nella capacità di vivere nell’incertezza, sopportare l’attesa e tollerare il negativo, senza correre dietro ai fatti e alla ragione.[4] Per Keats questa è la qualità che ci vuole per essere un uomo di successo in particolare in Letteratura.  L’uomo deve essere capace di annullarsi, di annullare il proprio Io, penetrare nell’ombra dell’incertezza e così aprirsi al nuovo, all’ignoto, ai mutamenti, all’Altro e partecipare all’esistenza dell’Altro, sentire con l’Altro attraverso l’Immaginazione: «se un Passero viene alla mia Finestra io prendo parte alla sua esistenza e becchetto anch’io con lui nella Ghiaia». [5] 

 Il poeta quindi ha la capacità di non essere niente ma al contempo di essere tutto, è il camaleon poet come dice Keats, è il poeta camaleonte. L’ignoto o l’Altro non sono una minaccia per il poeta ma un’opportunità, l’opportunità di conoscere ciò che è diverso da noi, ciò che non conosciamo, ciò che ci fa paura. In quest’oblio naviga l’animo del poeta. E la parola? Che ruolo ha la parola in questo turbinio di sensazioni e immaginazione? Un ruolo fondamentale, di primo piano perché essa è in grado di accogliere ciò che non conosce, di accogliere l’Altro e lo fa naturalmente; il poeta si deve lasciar trovare « (…) la parola deve venire come all’albero le Foglie o non venire affatto”. [6] Ed è proprio questa passività la chiave per la creazione poetica: aprirsi all’ignoto, rielaborare con l’Immaginazione e creare. Questo è John Keats, questo il suo genio e il suo tenero amore per la Natura e l’Umanità intera.

Il nostro viaggio alla riscoperta di Keats continua e, attraverso le lettere indirizzate alla sua adorata Fanny Brawne, scopriremo altri tratti del pensiero di Keats, del suo rapporto con la Poesia e con il genere Umano.  

Fonti:

https://manualeinapplicabile.wordpress.com/2013/02/04/john-keats-e-la-negative-capability-come-essere-un-educatore-insegnando-inglese/

-  NADIA FUSINI, Keats Lettere sulla poesia, Oscar Mondadori

-  LETTERS OF JOHN KEATS TO HIS FAMILY AND FRIENDS, edited by Sidney Colvin, London 1891

[1] Alcune parole (in maiuscolo) indicate nel presente articolo sono le stesse che ha utilizzato Keats nelle sue lettere e che aveva evidenziato con la lettera maiuscola per risaltare l’importanza che queste occupavano nel suo pensiero.

[2] Lettera a Benjamin Robert Haydon 1 giugno 1817

[3] Lettera a Benjamin Bailey del 22« November 1817 pag.40 - https://archive.org/stream/lettersofjohnkea00keatiala#page/42/mode/2up

[4] Lettera ai fratelli George e Tom dicembre 1817

[5] Lettera a Bailey del 22 novembre 1817

[6] Lettera a Taylor del 27 febbraio 1818

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