Pensioni fuori dalla Legge di Stabilità

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Marcia indietro definitivo: dopo il premier Renzi, anche il ministro Padoan ha confermato che non ci sarà nessuna riforma pensioni nella prossima Legge di Stabilità 2016. Il problema, come sempre, sta nelle coperture: «Il principio della flessibilità in uscita per chi va in pensione è giusto, va valutato in termini di meccanismi e coperture», ma «per il momento non è all'ordine del giorno della Legge di Stabilità».

All'orizzonte si profila una manovra economica da 27 miliardi, di cui 16 mld per evitare aumento IVA e delle accise. Restano 9 mld, in buona parte utilizzati per il taglio tasse (IMU, TASI, IRAP). Per le nuove misure di flessibilità in uscita, che consentirebbero di andare in pensione anticipata rispetto alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia (ammorbidendo quindi la Riforma Fornero), non ci sono più risorse. Per lo meno, questa è al momento la posizione del Governo.

Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, da una parte concorda con Padoan sul fatto che per mettere a punto una legge che funzioni sia necessario analizzare costi e benefici, dall'altra ribadisce: «il problema è che fin qui, parlando di flessibilità, sono stati analizzati soltanto i costi: noi vogliamo evidenziare anche i risparmi che derivano da assegni pensionistici penalizzati dell'8% ed erogati mediamente per 20 anni»,considerando un'aspettativa di vita di 82 anni.

Il riferimento è alla proposta firmata dallo stesso Damiano, che prevede la possibilità di ritirarsi a 62 anni, con 35 di contributi e una decurtazione dell'assegno del 2% per ogni anno di anticipo. Come è noto, non è l'unica proposta di riforma in campo: fra le altre, quella del presidente INPS, Tito Boeri, che propende per un diverso meccanismo di penalizzazione dell'assegno per chi si ritira in anticipo, con una decurtazione intorno al 3-3,5%. Per ora, comunque, il dibattito è rinviato, con ogni probabilità al 2016.
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