Teatro Sannazaro - Il teatro di Napoli

Pompei trasgressiva: la Villa dei Misteri racconta

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Siamo nel 186 a.C e il console Postumio Albinio con un senatoconsulto prende drastici provvedimenti contro i baccanali, non solo a Roma ma in tutta Italia! In Campania, nella terra del sole, dei profumi e dei sapori però l'eco di questo provvedimento non arriva e tutto continua a svolgersi senza stravolgimento alcuno.

A Pompei in particolar modo, il senatoconsulto non sortì alcun effetto e i culti misterici dei baccanali continuarono tranquillamente ad essere praticati. In termini religiosi, i misteri assicuravano un incontro immediato col divino, una esperienza unica della coscienza, in grado di estraniare dalla vita quotidiana e dalle sue sofferenze. Una testimonianza di tali culti la si può ammirare ancora oggi nella famosissima Villa dei Misteri a Pompei (II sec. a.C) che conserva un prezioso monumento della pittura e dell’antica religione dei Misteri dionisiaci (da qui il nome della Villa).  

La villa è stata costruita alle pendici del Vesuvio con una splendida vista sul golfo e probabilmente era la dimora suburbana di un ricco patrizio che desiderava godere della tranquillità e serenità del posto, lontano dal tumulto della vita cittadina. Tutta questa zona era ricca di vigneti e nelle aree adiacenti Pompei sorgevano numerose industrie agricole per la vinificazione e la coltivazione delle olive. Non deve meravigliarci quindi che Pompei avesse un legame speciale e particolare con il vino, qui Bacco era di casa e difficilmente un senatoconsulto avrebbe potuto sradicare questa comunione. Emblema di questa comunione è un famoso affresco proveniente da Pompei (Casa del Centenario) e attualmente conservato al Museo Nazionale di Napoli che ritrae un giovane Bacco accanto al Vesuvio (o meglio, al Monte Somma perchè all'epoca il Vesuvio era una semplice caldera ) alle pendici del quale sono visibili lunghi filari di viti che si inerpicano verso la montagna. 

Grazie all’impegno della Soprintendenza, nel 1929 iniziò a Pompei un’importante campagna di scavi che, guidata dal grande archeologo Amedeo Mauri, consentì la scoperta e il recupero di un unicum pittorico nel panorama delle affreschi parietali dell’antichità romana.  La Villa dei Misteri è considerata una delle più belle di Pompei e il suo proprietario doveva essere sicuramente un ricco e raffinato signore che aveva scelto con dovizia un posto d’eccezione per la sua dimora. L’area attorno al Vesuvio era ambitissima all’epoca degli antichi romani. Tra questi panorami lussureggianti, facoltosi signori e potenti uomini politici si dedicavano a pratiche oziose e trascorrevano il proprio tempo tra svaghi e piaceri di ogni sorta.  


I grandi affreschi presenti nella Villa, realizzati in secondo stile1, e che richiamano ai culti misterici di Bacco, hanno fatto pensare erroneamente che la dimora fosse il ritrovo di una setta dedita ai culti più estremi di Bacco. In realtà, se cosi fosse, gli affreschi non sarebbero in bella mostra ma adornerebbero stanze buie e nascoste. In questo caso invece, la megalografia, cioè le immagini a grandezza quasi naturale, si trova in quello che è considerato il salone, un ambiente privo di porte e che si apre liberamente sul terrazzo eterno. Questo è il luogo dell’ intimità familiare, dove probabilmente i signori della villa professavano la loro fede.  

L’inequivocabilità delle scene pittoriche ci svelano un rito di iniziazione ai misteri di Bacco delle giovani spose. Donne ed uomini si mischiano a divinità e partecipano alla cerimonia sacra.  

Tuttavia, ancora oggi tra gli studiosi ci sono pareri discordanti, l’interpretazione della scena è oggetto di controversie pertanto ci limitiamo ad approfondire quelli che si considerano dati certi. Abbracciando con lo sguardo l’intero affresco, la prima cosa che salta all’occhio del visitatore attento, è il numero di donne raffigurato, e non è un caso infatti. Ricordiamo che l’affresco rappresenta il rituale sacro del mistero dionisiaco e che anticamente questo culto aveva una forte connotazione femminile. La figura più imponente di tutto l’affresco è una donna ben vestita, seduta e che sembra guardare con attenzione tutta la scena. Forse è la sacerdotessa del rito o semplicemente la padrona di casa che si è fatta ritrarre mentre assiste alla cerimonia di iniziazione della giovane sposa, oppure è la stessa giovane sposa che ha deciso di farsi affrescare la propria  cerimonia di iniziazione sulle pareti di casa. 

Che si tratti del racconto di un evento di iniziazione della sposa ai culti  misterici di Dioniso, è indubbio. Gli elementi ci sono tutti: divinità ed esseri umani che partecipano al culto, satiri e sileni, Bacco e la moglie Arianna, il vino, il simbolo fallico (ricordiamo che i culti dionisiaci erano innanzitutto culti legati alla fertilità della natura e non solo), la capra (animale con cui viene
spesso rappresentato Dioniso), il mirto che adorna le teste dei partecipanti al rito e la danza.  

La scena dell’affresco inizia con l’immagine di una donna che probabilmente, secondo una delle versioni degli studiosi, è la protagonista di tutto il rito. La ritroviamo all’inizio della scena accanto ad un bambino che legge qualcosa, forse è lettura di apertura del rito. La scena affrescata termina poi con l’immagine della stessa donna (che riconosciamo dai monili e dal vestiario perché è lo stesso in tutte le scene della rappresentazione pittorica) ormai iniziata:  ora è simbolicamente sposa del dio Bacco. Nel mentre, le altre scene mostrano sempre la stessa donna che attraversa le diverse fasi del rito sacro, dalla abluzione, alla flagellazione, alla scoperta del simbolo fallico, al delirio estatico e alla della vestizione finale.  

L’intero ciclo pittorico si estende su tre pareti. Un pittore locale sconosciuto è stato in grado di rappresentare con dovizia di particolari e originalità artistica le esigenze del ricco committente, donando all’umanità intera un affresco di unica e rara bellezza. Eh si, perché sembra che al mondo non ce ne sia uno uguale o anche lontanamente somigliante! Se facciamo un passo indietro e ricordiamo quanto detto negli articoli precedenti, non dovrebbe meravigliarci scoprire che un affresco del genere si trovi proprio in questo luogo. Il culto di Bacco e i misteri dionisiaci erano riti greco-orientali, legati al culto arcaico della natura, al ciclo delle stagioni, alle forze primordiali del creato: qui, alle pendici di questo spettacolo della natura che è il Vesuvio, tra rigogliosi arbusti e distese verdeggianti, Bacco e la sua religione non potevano non trovare dimora ed accoglienza tra le genti posto. Il culto dell’antico Dioniso aveva piantato qui le sue radici e difficilmente si sarebbe lasciato scalzare da un senatoconsulto! Inoltre, la proverbiale riluttanza dei campani alle leggi avrebbe fatto il resto…    

Il nostro viaggio alla riscoperta del vino continua e ci porta...

[1] La pittura parietale romana dal I sec a.C al II sec. d.C  si divide in quattro stili. Nel secondo stile sono predominanti raffigurazioni che riprendono in modo realistico l’architettura locale con illustrazioni di colonne, case, atri e parapetti.   

Fonti: 

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