Prendersi cura delle parole

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Come ormai noto, nel novembre 2016, l’Oxford English Dictionary ha acquisito una nuova parola: 'post-verità', espressione che denota circostanze in cui fatti oggettivi risultano meno influenti nella formazione dell’opinione pubblica rispetto alle emozioni e alle credenze persona.

Benché si riferisca a un fenomeno diffuso nelle pratiche umane sin dall’antichità, l’espressione 'post-verità' è entrata prepotentemente nel dibattito pubblico per indicare la costruzione e diffusione di notizie false con scopi strumentali. L’effetto di novità è forse dovuto alla facilità di diffusione delle notizie che caratterizza la nostra epoca. Ad ogni modo, si sta sempre più sviluppando una riflessione sulla pratica di una cosiddetta 'politica della post-verità' e sull’appello a 'fatti alternativi' che stanno indirizzando le società occidentali verso modalità di interazione polarizzate, irriflessive e fortemente emotive.

In molti evocano lo spettro delle grandi ideologie dittatoriali del XX secolo e accusano politici, comunicatori, giornalisti e intellettuali di servirsi di ‘strategie manipolatorie’. Si potrebbe anche parlare di 'corruzione della parola', di inconsistenza, di mancanza di cura, di violazione del linguaggio, ma da un punto di vista analitico e interpretativo tutte queste definizioni ci lasciano senza strumenti per indagare veramente cosa c’è alla base dei fenomeni descritti. In questo contesto, il convegno sollecita alcuni tra i principali studiosi italiani del linguaggio a interrogarsi, da diverse prospettive teoriche (filosofia del linguaggio, pragmatica, linguistica, retorica, scienze cognitive), sulla comunicazione pubblica della scienza dal punto di vista linguistico ed etico.

In particolare, l’obiettivo è riflettere sul modo in cui i meccanismi della 'post-verità' si riverberano sulla comunicazione scientifica dei nostri tempi, soprattutto quando essa riguarda la salute e quando essa è rivolta al grande pubblico. Nello specifico, il nostro interesse è rivolto a questioni quali: la sfiducia negli esperti e nei referenti epistemici tradizionali; il successo delle ideologie anti-scientifiche (ad esempio, sui vaccini) e atteggiamenti di tipo cospirazionista; le responsabilità nella divulgazione scientifica, compreso il rapporto con l’uditorio; l’individuazione di strumenti teorici adeguati alla comprensione di questi fenomeni da parte degli attori coinvolti (ricercatori, docenti, dirigenti scolastici, giornalisti, editori). Il convegno ha, inoltre, l’obiettivo di documentare l’esistenza di studi e progetti di implementazione in questo settore.
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