PRO E CONTRO JOB ACTS

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La delega sul lavoro incassa il sì della Commissione Lavoro al Senato e sta per approdare in Parlamento. Le principali novità lanciate dal Governo Renzi vanno dal contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti per i nuovi assunti con una tacita modifica dell’art.18 all’introduzione di nuovi limiti al ricorso della cassa integrazione guadagni, dalla riorganizzazione degli incentivi all’assunzione, dei servizi del lavoro e delle politiche attive alla rimodulazione dell’Aspi e alle ferie “solidali”. Questi i principali temi che tenteremo di approfondire.
Partiamo dal “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio” per tutti i nuovi assunti. Anche se la delega non fa espresso rinvio all’articolo 18 della L.300/70, i sindacati temono che l’intenzione del Governo sia quella di riformarlo. Toccando la cosiddetta tutela reale, quella relativa alle aziende che occupano più di 15 dipendenti, il noto articolo disciplina in particolare il caso del licenziamento illegittimo (senza motivi, ingiustificato o discriminatorio) di un lavoratore e prevede non solo il risarcimento del danno ma anche la reintegra, ossia la ripresa dell’attività lavorativa con azzeramento degli effetti del recesso. Sulla scia di altre legislazioni europee, la sensazione di questi giorni è che il Governo Renzi voglia sostituire il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento giudicato illegittimo da un indennizzo economico legato all’anzianità aziendale (ad eccezione però dell’ipotesi di licenziamento discriminatorio). Chiara quindi la polemica innescata dai sindacati, accusati peraltro da Renzi di difendere le ideologie e non le persone, che temono un passo indietro nella tutela dei lavoratori.
Tra le altre misure che saranno al vaglio del Parlamento vi è il riordino di forme contrattuali e rapporti di lavoro che dovranno confluire verso un Testo organico. Più flessibilità invece per le mansioni del lavoratore: previste anche possibilità di demansionamento nel caso però di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale. Novità anche in tema di tele-lavoro e lavoro a distanza, con l’apertura alle nuove tecnologie e a maggiori controlli, fermo restando la difesa della dignità e della privacy del lavoratore.
Sul fronte Co.co.co. si cerca di introdurre il compenso orario minimo per questa tipologia lavorativa, mentre sul fronte degli ammortizzatori sociali, il ricorso alla cig sarà previsto solo utilizzando i r.o.l. previsti dal contratto e non più in caso di cessazione di attività aziendale.
Veniamo all’Aspi (Assicurazione sociale per l’Impiego), introdotta dalla riforma Fornero: in primis si punta ad universalizzare il sussidio, estendendola anche ai collaboratori a progetto, dopo però un opportuno periodo di sperimentazione. La durata del trattamento di disoccupazione, inoltre, dovrà essere proporzionata ai contributi versati dal lavoratore, con possibilità di ampliare la durata massima (attualmente fissata ai 18 mesi del 2016) per coloro che dispongono di “carriere contributive più rilevanti”. Previsti anche massimali in rapporto alla contribuzione figurativa.
La gestione dei rapporti di lavoro sarà sempre più semplificata e avverrà sempre mediante procedure telematiche; con le ferie solidali, il lavoratore che ha un plus di ferie potrà cederle ai colleghi che ne abbiano bisogno per assistere figli minori che necessitano di cure, come avviene già in altri Paesi europei.
Maggior impiego dei contratti di solidarietà per far ripartire l’occupazione e l’istituzione di un’Agenzia nazionale per l’impiego al cui funzionamento si provvederà “con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili”sono altri temi che saranno al vaglio parlamentare.
La sensazione è che il premier stia cercando di allineare il Belpaese alle riforme già avviate in Europa, facendogli assumere una posizione di maggiore tutela e prestigio agli occhi di Bruxelles. Il punto è se quanto programmato si concili o meno con le priorità italiane e se le parti sociali (sindacati in primis)siano pronte a condividere un piano di riforme che tutti auspicano come equo e significativo in termini di riscontri occupazionali e di ripresa economica.
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