Quando le cure costano troppo

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11 milioni di italiani rinunciano a curarsi per difficoltà economiche. E’ quanto emerge dalla ricerca Censls- Rbm analizzando un campione tra anziani e persone nate tra gli anni 80 e i 2000.  Secondo quanto riportato da questa indagine a soffrire di questo problema sono 2,4 milioni di persone. Senza contare che oramai la spesa privata per la salute e pagata di tasca propria ha toccato quota 34,5 mld, 80 euro a testa in più in soli due anni. Dati da capogiro mentre l’universo della sanità negata tende a dilatarsi sempre più, tra nuovi confini nell’accesso al pubblico e obbligo di fatto di comprare prestazioni sanitarie, riporta la ricerca Censls-Rbm Assicurazione Salute. Una foto, quella riportata dal Censis che fa rabbrividire perché meno sanità vuol dire anche meno salute. Tra gli italiani sorge dunque la necessità di trovare una strada alternativa che possa soddisfare le loro esigenze senza rinunciare alla qualità: tra il sistema pubblico in aperta crisi e i costi della sanità privata in continuo aumento, avanza l’ipotesi di una sanità integrativa  di cui molti italiani sono a tutt’oggi esclusi.  Il livello di spesa privata intermediata dalle forme di sanità integrativa nel nostro Paese è inferiore al 30% rispetto a media Ue.                          

Oltre l’80% degli italiani non dispone di una Forma Sanitaria Integrativa e più del 90% è privo di una Forma Pensionistica Complementare. La ricerca evidenzia come l’attuale modello di Welfare Integrativo è rivolto al lavoro dipendente escludendo i nuclei familiari. Dai dati emerge che oltre il 55% dei lavoratori dipendenti aderisce a una Forma Sanitaria Integrativa e quasi il 40% beneficia di una Forma Pensionistica Complementare. I lavoratori autonomi presentano dei tassi di adesione alla Sanità Integrativa (poco meno del 15%) ed alla Previdenza Complementare (appena superiori al 5%). 

Geograficamente, il Welfare Integrativo è presente prevalentemente nel Nord Ovest e nel Centro (oltre il 65%), osservando che aderenti alle Forme Sanitarie Integrative risultano così distribuiti: 1 cittadino su 4 a Nord Ovest; 1 cittadino su 7 a Nord Est; 1 cittadino su 5 al Centro; 1 cittadino su 15 al Sud.

Marco Vecchietti, delegato Rbm Salute dichiara: Per poter rilanciare l’attuale Sistema di Welfare Integrativo sia necessario intervenire sulle sue debolezze strutturali, sulle sue contraddizioni e sulle sue fragilità. Il rinnovamento della previdenza complementare e della sanità integrativa del resto non passa (solamente) per interventi di natura normativa perché il fulcro del sistema è l’autonomia negoziale che negli anni lo ha costruito. In quest’ottica – conclude Vecchiettila nostra mission, ed in particolare quella del nostro nuovo brand RBM Welfare Soltions, è fornire alle Parti Sociali, ai Fondi ed alle Aziende soluzioni assicurative e gestionali per cogliere questa sfida ed andare insieme oltre l’attuale Welfare Integrativo verso un modello più inclusivo, più efficace e più equo di protezione sociale.

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