Save the Children sulla situazione in Libia

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I Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea si riuniranno domani a Malta per un Consiglio Europeo informale con l’obiettivo di raggiungere un nuovo accordo volto a chiudere la rotta migratoria dalla Libia verso l’Europa, garantendo, tra le diverse azioni proposte, un supporto alla guardia costiera libica volto a bloccare le partenze dei migranti dalle coste della Libia, ed intercettare i barconi nelle acque libiche costringendo i migranti a tornare verso le coste di un Paese ancora martoriato dal conflitto.    

Se verrà raggiunto questo accordo, l’Unione Europea rischia di condannare migliaia di bambini a subire ovunque abusi nelle mani dei trafficanti e dai gruppi armati in Libia.

Il piano UE comprende la formazione della guardia costiera libica per fermare i barconi dei migranti che partono verso l’Europa e l’intenzione di “spezzare il business dei trafficanti”. Tuttavia, in mancanza di solide garanzie in materia di diritti umani e protezione dei gruppi più vulnerabili, i bambini saranno esposti ad un continuo e sempre maggiore rischio di violenze.

Limitarsi a riportare indietro bambini disperati in un paese che in molti descrivono come un inferno non è una soluzione,” ha dichiarato Ester Asin, Direttore dell’Ufficio Advocacy UE di Save the Children a Bruxelles "L’Unione Europea sta di nuovo delegando la sua responsabilità per la protezione dei migranti e dei rifugiati, senza alcuna garanzia su quello che succederà ai molti uomini, donne e bambini che verranno riportati in Libia. I rifugiati non possono essere detenuti in Libia, dove le condizioni di detenzione sono da più parti considerate inumane. Le persone coinvolte hanno dichiarato di essere state picchiate, torturate o appese a degli alberi per essere frustate. Abbiamo raccolto un numero infinito di testimonianze di donne e bambini che hanno sofferto persecuzioni, percosse e stupri. Siamo preoccupati anche che le famiglie possano essere rimandate con la forza negli stessi paesi dai quali sono fuggite a causa di persecuzioni, conflitti, stupri, torture e sfruttamento.”

Nel corso delle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo Centrale, Save the Children ha salvato, tra settembre e dicembre 2016, più di 2.700 persone, compresi 400 bambini per la maggior parte non accompagnati. 

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