SCOZIA, IL REFERENDUM SULL'INDIPENDENZA

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Sì o no: la Scozia dovrebbe essere una nazione indipendente? E’ questa la domanda alla quale risponderanno circa 3.5 milioni di scozzesi in occasione dello storico referendum sull’indipendenza del Paese dal Regno Unito, previsto per giovedì 18 settembre. Avrà diritto di voto chi è registrato nelle liste elettorali, inclusa la fascia di età minorenne 16-17enne, e per vincere sarà sufficiente una maggioranza relativa. Le proiezioni di voto (YouGov e The Sunday Times) parlano di una notevole affluenza alle urne, circa l’80% degli aventi diritto, per un esito elettorale difficile da leggere in anticipo: il “sì” sarebbe in vantaggio sul no con il 51%. Tutto da vedere.

Se la Scozia dovesse diventare un Paese indipendente, un insieme di questioni dovrebbe presto trovare una soluzione. Per dirne una, quella della valuta. Per Alex Salmond, attuale Primo ministro scozzese, il Paese continuerebbe ad utilizzare la sterlina, ma da Westminster i tre principali partiti si sono già detti contrari ad un’ipotesi simile. Per questi, infatti, il timore è quello di una destabilizzazione di entrambe le economie, britannica e scozzese.

Poi c’è la questione europea. Salmond ha ipotizzato per la Scozia un ruolo da 29esimo stato dell’UE, ma José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, si è già mostrato scettico a tal proposito. Il processo non sarebbe semplice, ed inoltre un precedente come quello scozzese potrebbe incoraggiare altri fenomeni separatisti come, ad esempio, quello catalano in Spagna.

Da un punto di vista economico, la Scozia, che rappresenta circa un terzo dell’intero territorio britannico, riceve la maggior quota di spesa pubblica pro capite del Regno Unito. Nel 2012-13, secondo il Guardian, il totale della spesa pubblica del Paese è stato di 65.2 miliardi di sterline, cioè il 9.3% della cifra spesa nel Regno Unito. Ma, d’altra parte, la grandezza dell’economia scozzese non è trascurabile. Se il fronte del sì dovesse prevalere, il Regno Unito, privato della Scozia, dovrebbe fare i conti con la perdita di una fetta di economia che si aggira intorno ai 126 miliardi di sterline, pari all’8% del suo attuale totale.

Eppure, il fronte del “sì” vede questo referendum un’occasione senza precedenti. Una parte degli scozzesi ritiene eccessiva l’influenza di Londra sull’intero Regno Unito, e, nello specifico, sente il proprio Paese trascurato, distante dai giochi di potere che avverrebbero a Westminster. Si chiede a gran voce una maggiore capacità decisionale in materia fiscale, nonché sulle voci di spesa del Paese.

Certo è, che una Scozia indipendente non risolverebbe in automatico alcune tematiche piuttosto preoccupanti. Il Paese riporta ancora i segni della deindustrializzazione degli anni 80 - proprio come il Galles e alcune regioni settentrionali dell’Inghilterra - con sacche di povertà e disoccupazione diffuse. Quella scozzese, in entrambi gli esiti del referendum, non sarà molto probabilmente una luna di miele.
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