Se temi il diavolo, evita la chiesa di San Pietro a Perugia

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Uno dei film più belli e più simbolici del grande maestro spagnolo-messicano Luis Bunuel è “L'Angelo sterminatore”. I personaggi riuniti per una cena, ad un certo punto si accorgono di non riuscire più ad uscire dal salone, come se fossero imprigionati da una invisibile ma solida parete.

Perchè tiriamo in ballo questa storia?

Tutti, chi piu e chi meno, adoriamo i misteri. Ma quando ci troviamo davanti a opere nelle quali palesemente gli artisti hanno voluto trasmettere qualcosa ai posteri, ma che nessuno è più in grado di decifrare....ci sentiamo frustrati, e come i personaggi del film la nostra curiosità si infrange davanti alla barriera invisibile del tempo che ha lasciato sparire e perdere tanta immensa conoscenza.

Per esempio: perchè lo sguardo del demonio dovrebbe avere sembianze benedettine?

C'è una chiesa, la più bella di Perugia, che è intitolata a San Pietro. Ebbene, sopra la porta di ingresso c'è una tela che forse è la più grande del mondo, misura infatti circa 90 metri quadrati! Vi risparmio il solito bla bla bla sulle meraviglie che possediamo e che non siamo in grado assolutamente di valorizzare a scopo turistico (altra frustrazione), ma teniamolo sempre presente, indignamoci e nel nostro piccolo protestiamo contro i governanti privi di occhi per vedere e soprattutto di cuore per emozionarsi.

Il quadro si chiama “Apoteosi dell'Ordine dei Benedettini”, ed è stato dipinto nel 1592 da un pittore di origini greche, Antonio Vassilacchi, detto l'Aliense.

Per anni ignorato quasi, dalle guide che lo hanno sempre giudicato senza originalità né arditezze pittoriche, essendo stato eseguito probabilmente senza alcuna ispirazione. (Critiche mosse sempre da gente senza occhi né cuore).

Il dipinto raffigura un tripudio di figure tutte strette intorno a San Benedetto di Norcia, fondatore dell'Ordine. Le figure in questione, pontefici, cardinali, vescovi, abati, uomini in abiti di altri ordini monastici, il Papa San Gregorio Magno, sono unite in un impressionante vortice di colori, e non è difficile individuare chiaramente, anche grazie alla grandezza del dipinto e alla dimensione naturale delle figure, lapidi, stemmi, libri sacri, tiare e bastoni pastorali, e volti, che all'epoca dovevano essere notissimi. E poi squarci di cielo, il sole e la luna forse a simboleggiare il passare del tempo.

Basta però allontanarsi lungo la navata, fino all'altare maggiore, cercando di avere una visione più globale dell'insieme, per accorgersi che il tutto diventa un orrido, gigantesco e terrorizzante sguardo satanico. (non è facile farci caso, la scoperta recente è della scrittrice perugina Emanuela Casinini).

Gli squarci di cielo sono gli occhi col sole e la luna a fare da pupille, il naso è la figura di Benedetto, i due abati in abito chiaro le zanne, San Pietro e San Paolo, ai lati in alto, due orecchie appuntite e i due preti in abiti neri le corna.

Se ci fossero ancora dei dubbi sull'intenzione del pittore, il richiamo al diavolo arriva anche dalla rappresentazione della stella Venere, che in quanto la prima ad apparire, la sera, e l'ultima a spegnersi, al mattino, è la metafora della luce: Lucifero!L'angelo caduto.

Ovviamente misteriosissima è l'intenzione dell'artista. Era costume che i pittori e gli scultori fossero sempre un po' dissacranti e ribelli, e che celassero spesso all'interno delle loro opere, dei messaggi alternativi, non necessariamente negativi, si badi bene, ma che volevano contrapporsi alle visioni ortodosse dei committenti: ci sono tanti esempi come le donne nelle varie “Ultime Cene” o la “bestia” con la tiara papale del battistero di Padova.

Che il Vassilacchi indendesse alludere che dietro l'immagine immacolata e mistica degli uomini che formavano la Chiesa potesse in realtà celarsi il male e la corruzione? Possibile che il pittore, in anni resi spietati dall'Inquisizione, abbia avuto questo coraggio?

A giudicare dalla biografia dell'artista sembrerebbe improbabile. Allievo del veronese, amico, ma in seguito rivale, del Tintoretto, era richiestissimo a Venezia, dove visse fin dalla sua infanzia, per la sua serietà sul lavoro e per il suo carattere mite. Senza contare che era dotato di una grande fede, tanto che due sue figlie si fecero suore. Con i monaci benedettini, pare, avesse un rapporto di affettuosa amicizia, tanto che furono loro che caldeggiarono la sua canditatura per eseguire il grande dipinto in Umbria..

E allora dobbiamo per forza valutare un'altra ipotesi. Se si guarda l'orrido volto, ipotizzando che la porta sottostante possa essere la bocca, si può interpretare come se, quando si lasciasse il tempio, si venisse fagocitati dal mondo esterno, e catapultati in un nulla pieno di insidie e di male, dove non c'è alcuna speranza di salvezza.

Semplicistica interpretazione? Forse! Considerando che rimane l'enigma della oscura frase sulla fronte del diavolo “Mittam tibi auditorium” che non significa molto, essendo solo un pezzetto di un passo biblico del Libro di Esdras. Ma il Vassilacchi aveva vicino, mentre eseguiva l'opera, un frate benedettino, Arnold Wyon, grande esperto di profeti, dottissimo conoscitore delle Sacre Scritture. Volete che non abbiano escogitato il modo per trasmettere un messaggio subliminale? Sapremo mai quale?

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