Seconda Natura

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Seconda Natura è un progetto espositivo dell’artista Quayola (Roma, 1982) che mira a offrire una nuova lettura del mondo vegetale secondo uno sguardo contemporaneo, in un luogo storico che è tra i più illustri testimoni dell’evoluzione della scienza della botanica. Il progetto nasce da una collaborazione tra la Fondazione Alberto Peruzzo e l’Orto Botanico dell’Università di Padova, con il sostegno della Galleria Marignana Arte di Venezia.

Attraverso una pratica incentrata sulla natura, e attingendo alla tradizione artistica classica, le opere di Quayola aprono un’indagine sui linguaggi digitali di lettura e codifica della realtà, coinvolgendo la tecnologia sia sul piano formale che concettuale, e valorizzando il luogo stesso tanto nella sua funzione simbolica di emblema della storia e della ricerca, quanto nella sua capacità di interpretare le trasformazioni e le urgenze della nostra epoca grazie al progresso dell’attività scientifica. Le opere digitali di Quayola dalle serie Remains e Jardins d’Été che hanno per soggetto fiori e foreste, dialogano infatti con i luoghi dell’antico Orto Botanico in uno scambio non soltanto estetico: il progetto dischiude connessioni tra la pratica dell’artista, la tradizione scientifica dell’Orto e le più cogenti tematiche relative alla direzione evolutiva della specie umana e del pianeta.

Il lavoro di Quayola, riconosciuto a livello internazionale, si distingue per il segno fortemente contemporaneo e al contempo connesso alla tradizione artistica europea. L’artista indaga infatti la realtà attraverso gli occhi del computer, e ci offre una ‘seconda natura’ da osservare, diversa da quella a cui la nostra esperienza umana ci ha abituati. Pertanto, la conoscenza del mondo oggi non è più solo su scala umana, e quello che Quayola propone sono immagini in cui la visione soggettiva umana coesiste con quella della macchina.

Seconda natura fa riferimento anche, nella Storia del Pensiero, allo statuto dell’essere umano che si distingue dalla “prima natura” proprio in virtù delle sue capacità intellettive e culturali.

Nei Jardins d’Été osserviamo dipinti digitali che ci ricordano quelli impressionisti, in cui però le pennellate sono create da algoritmi processati da un software. Similmente, nel progetto Remains la foresta è rappresentata attraverso la raccolta di dati con laser 3D scanner, restituiti in forma di milioni di puntini bianchi. Le immagini risultanti sono forme ibride tra la riproduzione fedele e la rielaborazione digitale.

Esattamente come un pittore classico, l’artista utilizza l’elemento naturale come pretesto per indagare una logica di rappresentazione nuova, quella del computer: Quayola dà quindi vita a una pratica artistica che porta avanti, al contempo, un’esplorazione che si muove lungo la frontiera estrema dell’elaborazione tecnologica. Sotto questo punto di vista il suo approccio dialoga nuovamente con la Storia, presentando una similitudine con la pratica degli studiosi del ‘500, primo fra tutti Leonardo da Vinci.
Allora il rapporto con la natura era prima di tutto visivo: il disegno e la pittura (come spesso sottolineato da Leonardo) permettevano di leggere la natura e comprenderla in tutte le sue forme e i suoi processi, fino a rendere la rappresentazione strumento ed espressione del metodo scientifico. In una sorta di metodologia inversa, Quayola utilizza la tecnologia per attivare nuovi meccanismi di comprensione ed espressione della Natura.

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