Sergio Vecchio: l'eremita della pittura

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Sergio Vecchio, noto artista visivo, se ne è andato l’11 febbraio, nella sua Capaccio Paestum, lasciando il mondo dei vivi. Ci informa Olga Chieffi, sulle pagine di «Le Cronache» (12 febbraio 2018), come sia nata la passione per l’arte nell’artista salernitano: «Era Sergio Vecchio il ragazzo che cinquant’anni fa si tuffò nel mare  di Paestum per la Rai, che era sbarcata nella antica Poseidonia per riprendere la grande scoperta di Mario Napoli, la tomba del tuffatore. L’incanto e l’estrema modernità di quell’affresco, segnò un punto di svolta nella pittura di Sergio Vecchio».

Il 17 gennaio la casa editrice salernitana Oèdipus gli aveva presentato, nella “Sala Metope” presso il Museo Archeologico Statale di Paestum, un suo volume, Le stanze dell’eremita, dedicato alla quarantennale attività pittorica dell’artista, che ha contribuito alla crescita ed alla diffusione dei beni ambientali ed architettonici della vasta area Capaccio-Paestum in Europa e nel mondo. Visto come sono andate le cose, quella presentazione è diventata una commemorazione in vita, un privilegio che pochi possono contare. Una festa, insomma, con amici artisti, che è proseguita poi nella notte nel suo studio, una sorta di “museo” privato, dove tante opere hanno visto la luce, opere di ostinato coraggio di raccontare un percorso artistico figurativo di continua ricerca nella realtà, che spesso si presenta aleatoria, ma di grande metamorfosi. Sapeva districarsi Vecchio, da maestro, tra il gioco e il sogno, sia pure da “eremita”, lontano dalle mode e da gruppi vari, perseguendo unicamente l’arte alla riscoperta di un vissuto di cui l’immaginario è la matrice principale.

Il libro, una raccolta di disegni, dipinti e scritti, con inserimento di testi memorialistico-narrativi, dello stesso artista che si avvale di note introduttive e prefatorie di Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum, e di Paolo Apolito (antropologo e docente all’Università di Roma Tre), che relazioneranno sull’opera, insieme al senatore Alfonso Andria, con il coordinamento dell’editore Francesco G. Forte. «Nelle opere di Sergio Vecchio – dichiara il direttore Zuchtriegel – archeologia e arte contemporanea svolgono un incontro organico, dinamico e energico. Il suo modo di lavorare non ha nulla a che fare con approcci sensazionalistici che “sfruttano” l’antico come cornice splendida e conveniente per attirare l’attenzione. Si percepiscono la profonda riflessione, la meditazione e lo sguardo attento». Avvertiva un vuoto generazionaleNon possiamo che essere d’accordo sull’incipit presente nel volume: «Ora che la gioventù è defunta e si rimane in verticale con la schiena in tangenziale la pittura è l’unica chimera superstite».

Sergio Vecchio era nato nel 1947 a Castellabate (SA). Allievo, presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, di Carlo Alfano e Giovanni Brancaccio, dopo brevi soggiorni tra Roma e Napoli, alla fine degli anni Settanta si trasferisce a Salerno dove insegna discipline pittoriche per 35 anni presso il Liceo Artistico. Si stabilisce nella grande residenza di famiglia a Paestum, luogo dell’anima e terra di ispirazione estetica, dove lavora tra pittura, scritture ed elaborazione grafica, particolarmente su temi della Magna Grecia. Nel 1975 espone alla X Quadriennale di Roma, alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Ancona; nel 1979 al Premio Michetti, Francavilla a Mare (Ch) e, negli anni successivi, con presentazioni di Filiberto Menna e Enrico Crispolti, gli vengono commissionate personali a Roma, Lavatoio Contumaciale nel 1977 e 1979; Galleria d’Arte La Piazzetta 1978; Studio Ungheri 1981. Nel 1983 espone all’auditorium San Fedele di Milano e l’anno seguente è, per segnalazione di Pierre Restany, nel Catalogo generale della grafica italiana, Mondadori. Intensifica le sue presenze a Roma e a Napoli con mostre personali e collettive.

Nello stesso periodo, in collaborazione con il Laboratorio di Nola, nascono cartelle di incisioni con le quali è invitato a prestigiose rassegne del settore, in Italia e all’estero.  Negli anni Novanta soggiorna a lungo in Sicilia, dove tiene numerose mostre personali e collettive: Carte di Sicilia (Excelsior Palace, Acireale, 1995 e, ancora, 1998 e 1999); Galleria d’Arte Dante (Palermo, 1996); Arcadia (Villa Esperia, Mondello, 2000); Carte con l’anima (Palazzo di Provincia, Palermo, 2006). Alla fine del decennio e negli anni Duemila è impegnato in varie esposizioni oltre oceano, tra le quali le personali alla Rogers Gallery di Washington nel 1999 e nel 2001, al Center for the Creativ Arts in Virginia nel 2003, alla Monica Art in Atalanta nel 2006. Poi torna ad esporre in Italia, a partire dalla personale presso Arte incontri di Milano nel 2007; nel 2011 il Comune di Salerno gli commissiona la pavimentazione dell’antica chiesa dell’Annunziata e, nello stesso anno, è invitato al Padiglione Italiano della 54a Biennale di Venezia.
Tra le mostre più recenti: l’antologica presso il Museo-FRAC di Baronissi nel 2011; le personali al Museo Archeologico di Paestum e in Grecia, nella città di Nauplia (2014); e la mostra, curata da Fulvio Irace, presso il Complesso Monumentale di Santa Sofia di Salerno (2016). Gli piaceva definirsi un gabbiano Sergio Vecchio. Ora vola nei cieli, libero come il vento.

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