Storie di Napoli: la Compagnia della S. Croce

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Nel cuore antico e pulsante del centro di Napoli, nel quartiere di Forcella, sorge una delle nostre chiese monumentali, la Chiesa della Compagnia della Santa Croce sede di una delle più prestigiose istituzioni religiose nobiliari della città e la più antica, l’Augustissima Compagnia della Disciplina della Santa Croce fondata nel 1290 e forse anche prima se, come afferma il De Lellis, nel 1277 ottenne dal Papa Niccolò III il privilegio di concedere indulgenze. La penitenza e la carità furono e restano il fondamento della Compagnia, a cui aderirono sovrani come Roberto d'Angiò e Carlo II, illustri cittadini e persino tre Pontefici, Clemente XIV, Pio IX e Leone XIII.
                                                             
Oggi la chiesa è chiusa, è stata murata in seguito ai ripetuti furti ed il suo attuale accesso è in via Sersale, dal portone di un piccolo palazzo.

Noi abbiamo avuto il privilegio di visitarla insieme ad uno dei membri della Compagnia, la cortesissima gentildonna Stefania Como e al fotografo Maurizio De Costanzo.

Ne siamo rimasti affascinati per la sua storia lunga 7 secoli, per il silenzio carico di spiritualità che si respira tra le sue mura e nel bel giardino un tempo affrescato e coltivato ad agrumeto, ammirati per la bellezza delle poche opere rimaste, per il piccolo dedalo di ambienti inaspettati e misteriosi, per il magnifico pavimento maiolicato, ma desolati per i tanti furti subiti e lo stato d’abbandono in cui versa questo luogo così prezioso per la nostra memoria storica e così bisognoso di un adeguato restauro.

Dopo un periodo di abbandono, il Governo della Santa Croce si sta impegnando, tra mille difficoltà, per la sua rinascita e la Compagnia continua le sue opere di solidarietà e di promozione culturale, fra le quali l’importante pubblicazione, per la casa editrice Electa, del volume curato da M. Pisani Massamormile, che ne racconta la storia anche attraverso le belle fotografie.

Il nobile intento è quello di poter riaprire la chiesa al culto, spalancare nuovamente le porte dell’ingresso principale ai fedeli, ai visitatori e al rientro di qualcuna delle opere trafugate, e per farlo è necessario un consistente lavoro di restauro e di indagine per i quali si cercano fondi.


Dopo 30 anni i Carabinieri del Lazio hanno ritrovato due teste d'angelo rubate
dall'Oratorio e ricollocate ai lati dell'altare dagli Amici dei Musei a proprie spese.

Le rimanenti opere d'arte sono state affidate alla Sovrintendenza e da essa divise tra varie istituzioni cittadine. Le possiamo ammirare presso la Biblioteca Nazionale che custodisce due codici miniati con l'elenco dei Confratelli e le Regole della Compagnia, numerosi dipinti sono a Castel Capuano, alla facoltà di Giurisprudenza, a Palazzo Reale, al museo di San Martino e di Capodimonte, ma la maggioranza di essi risultano bisognosi di restauro.

La chiesa è attigua all’imponente Sant’Agostino alla Zecca, oggi chiusa per restauro, con la quale ha sempre intrattenuto strettissimi rapporti visto che gli Agostiniani accolsero nel loro convento la nascente Compagnia fino al 1300 allorché vendettero ai Confratelli l’antico sacello di monache basiliane che divenne la loro cappella. Successivamente, nel 1384, per volere del Cardinale R. Brancaccio, vi fu aggiunto un corpo ad unica navata e nel 1449, col Cardinale Astorgio Anese, la chiesa ottenne anche un ingresso indipendente.

Nel tempo la chiesa ha subito varie modifiche e restauri e dopo un terremoto fu ampliata ed ornata con stucchi di Lorenzo Vaccaro e di Scarola. Quest’assetto tardosecentesco è quello che ancora oggi si può ammirare. Tuttavia, ciò che colpisce il visitatore nella chiesa è il grande vuoto sull'altare maggiore in cui era incastonata, come una gemma tra gli stucchi di L. Vaccaro, una grande pala “ la Deposizione” del 1474 , dono del re Ferrante d'Aragona che mirava all'appoggio politico dei Confratelli e ciò fa comprendere quale fosse allora l'importanza della Santa Croce.

Nel 1485 la chiesa venne chiusa al culto per ordine del Re stesso poiché molti nobili avevano preso parte alla congiura dei Baroni, ma già nel 1551 la Compagnia fu rispristinata e l’edificio riaperto al culto.
A questo punto tutti noi parteggiamo per la sua riapertura consapevoli della necessità di reperire ingenti fondi per il restauro. Invitiamo, pertanto, chi lo volesse, a suggerire idee, a dare un supporto atti ad aiutare la Compagnia a realizzare il suo magnifico progetto, noi di Cinquecolonne siamo pronti a raccogliere le vostre proposte. Si ringrazia il fotografo Maurizio De Costanzo.
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