Storie mondiali: Uruguay 1930

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Ogni quattro anni il mondo (sportivo e non) si ferma davanti ai televisori per vedere i migliori giocatori del globo affrontarsi nel torneo calcistico più importante e più prestigioso.

Quella che si svolgerà in Russia sarà la ventunesima edizioni dei campionati mondiali di calcio organizzati dalla FIFA.

Ventuno edizioni divisi in ottantotto anni per una tra le più longeve competizioni sportive del mondo intero che sin dalla sua prima edizione ha messo lo spettacolo ed il calcio al primo posto facendoci sognare ad occhi aperti e regalandoci le più belle partite della disciplina.

Iniziamo quindi un percorso che, nel corso dei mesi, ci porterà ai mondiali nel mese di Giugno attraverso il racconto delle scorse edizioni di questo storico, quasi centenario, torneo.

La prima storica edizione dei mondiali di calcio ha inizio nel luglio del 1930, in Uruguay. La Fédération Internationale de Football Association, meglio conosciuta come FIFA, aveva intenzione di attuare un progetto a dir poco ambizioso: riunire i migliori giocatori del mondo in un grande torneo per selezioni nazionali, quindi per il proprio paese.

In palio non solo “l’onore” ma anche il titolo di “nazionale campione del mondo” ed un trofeo creato appositamente per l’occasione.

Il trofeo

La coppa è il simbolo della vittoria nelle competizioni sportive e quella creata per il primo mondiale si può definire come una perfetta espressione artistica del tempo. Infatti, essa fu chiaramente ispirata dallo Stile Liberty e dall’art Decò che influenzava l’arte degli anni ‘20 e ’30. Lo scultore Abel Lafleur coniò, quindi, una statuetta raffigurante una vittoria alata intenta a sorreggere una coppa decagonale, il tutto su un piedistallo di lapislazzuli a base ottagonale.

Il trofeo, conosciuto anche con il nome di “Victory”, verrà ricordato come “Coppa Rimet” in onore dell’allora presidente della FIFA Jules Rimet.

La nazione ospitante

Costruita la coppa serviva, giustamente, il luogo dove contendersela e fu in quel momento che l’Uruguay si fece avanti diventando il primo paese organizzatore di un mondiale. Il motivo principale di questa scelta fu il festeggiamento per i cento dall’emanazione della costituzione nel luglio del 1830 nello stato uruguagio.

Le nazionali partecipanti

Altra questione spinosa da risolvere fu la scelta delle nazionali che avrebbero partecipato al torneo. Le squadre europee furono solo quattro (e solo dopo il decisivo intervento del presidente Rimet): Belgio, Romania, Francia e Jugoslavia. La motivazione dietro questo “scarso” numero di nazionali dall’antico continente fu soprattutto la enorme trasferta per arrivare in Sud America da fare necessariamente via mare con le navi. Furono invitate anche l’Italia, l’Inghilterra e la Scozia ma esse declinarono l’invito. La prima, vincitrice all’epoca della Coppa Internazionale, non chiarì mai i motivi del rifiuto mentre le due nazionali anglo-sassoni non vedevano di buon occhio un torneo per decretare “i migliori del mondo” visto che loro si proclamavano così visto che il calcio lo avevano inventato loro.

Quindi dopo le lunghe ed intense trattative furono tredici le nazionali che parteciparono al primo storico mondiale: Uruguay (come paese organizzatore), Argentina, Belgio, Bolivia, Brasile, Cile, Francia, Jugoslavia,  Messico, Paraguay, Perù, Romania e USA.

Il torneo              

Le squadre partecipanti si divisero in quattro gruppi eliminatori (il primo composto da quattro nazionali mentre i restanti tre gruppi da tre). Le prime di ogni raggruppamento guadagnavano l’accesso alle semifinali in gara secca con relativa poi qualificazione alla finalissima.

Tutto pronto, quindi, in Uruguay ed il 13 luglio del 1930 alle ore 15:00 ebbe inizio il primo e storico campionato mondiale di calcio con le partite tra Francia contro Messico e USA contro Belgio. Fu il giocatore transalpino Lucien Laurent, al minuto ventitre di gioco, a siglare la prima storica realizzazione nella competizione. Come dichiarato poi dallo stesso giocatore in seguito, lui non si rese neanche conto dell’importanza della sua rete e di cosa ha significato per il gioco del calcio.

Il 22 luglio si concluse la fase a gironi con le vittorie di: Argentina nel gruppo 1, Jugoslavia nel gruppo 2, Uruguay nel gruppo 3 ed USA nel gruppo 4.

Nelle giornate del 26 e del 27 luglio si svolsero le semifinali che si conclusero con un doppio e sonoro 6 – 1 ai danni degli USA e della Jugoslavia favorendo l’accesso alla finalissima di Argentina e Uruguay, ovvero le due nazionali tra le più attrezzate e forti dell’epoca.

La finale

La rivalità tra la Celeste e l’Albiceleste è sempre stata molto sentita soprattutto quando in palio c’era un trofeo e il titolo di “campione del mondo” non fece altro che alzare ancora di più la “tensione” delle due tifoserie sudamericane che in più occasioni andarono ad infastidire non solo i calciatori ma anche l’arbitro designato per la finale, John Langenus.

Il direttore di gara decise, quindi, di richiedere (poche ore prima della partita) alla FIFA diverse condizioni per poter arbitrare in tutta calma: un’assicurazione sulla vita in favore della sua famiglia, la protezione della polizia locale ed una nave pronta a salpare in circa un’ora dalla fine dell’incontro in caso di necessità.

Nonostante il clima diventato molto teso e caldo tra intimidazioni e discussioni su quale pallone usare per il match (si optò tramite il lancio di una monetina da parte dell’arbitro di usare nel primo tempo il pallone argentino mentre nel secondo quello uruguagio) si arrivò alla tanto attesa prima finale di un mondiale. Siamo al 30 luglio del 1930 allo stadio del Centenario di Montevideo che registrò ben 93.000 spettatori nell’unica finale (fino ad ora) senza squadre europee.

Argentina ed Uruguay misero in piedi, secondo le cronache del tempo, una partita dai ritmi alti e giocata a viso aperto scendendo in campo con la stessa disposizione tattica: 2-3-5.

Al momentaneo vantaggio della Celeste con Pablo Dorato, l’Argentina prima pareggiò con Carlos Paucelles per poi passare in vantaggio con Stabile (il cannoniere argentino mise così a segno la sua ottava realizzazione nel torneo laureandosi primo capocannoniere).

Nel secondo tempo però l’Uruguay riuscì  a ribaltare la situazione con le reti di Petro Cea, Santos Iriarte e Castro (attaccante, soprannominato “El divino Manco” a causa di un incidente con una sega che all’età 13 anni gli fece perdere la mano destra, schierato titolare per il forfeit del più quotato centravanti Anselmo).

Con il risultato finale di 4 a 2, l’Uruguay si laureò “campione del mondo”. I primi storici campioni si dimostrarono la squadra più forte del torneo ma non difesero il titolo quattro anni dopo in Italia come protesta per i rifiuti ricevuti nell’edizione da loro organizzata.

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