Tempo e salute il disturbo affettivo stagionale

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Già nel 400 a.C. il celebre Ippocratesosteneva che i cambiamenti del clima condizionassero le persone nel corpo e nell’anima. Le ricerche del luminare della medicina tentavano di spiegare, per l’appunto, questi fenomeni; si pensava, ad esempio, che l’aria calda portasse irritazioni della pelle mentre quella fredda invece crampi. Non solo, anche l’umore, secondo Ippocrate, cambiava in base alla posizione del sole.
Le persone meteo-labili sono soggetti che presentano della alterazioni a livello psicologico, sono per lo più persone ansiose, depresse e che affrontano ogni momento della giornata con eccessiva carica emotiva. In tempi moderni, il fenomeno si è accentuato a causa del sovraccarico di stress tipico dei giorni nostri, delle competizioni quotidiane per emergere in tutti i campi, della questione etica e, non ultimo dell’inquinamento atmosferico.
I segni del disturbo sono facilmente riconoscibili, ad esempio un paio di giorni prima dell’arrivo di una perturbazione i soggetti che soffrono di meteoropatia possono presentare un aumento della depressione psichica e fisica, astenia, ipotensione, mal di testa, voglia di rimanere in casa, dolori articolari e muscolari nonché alterazioni dell’umore quali eccessiva irritabilità.
In genere questa sintomatologia dura un paio di giorni e inizia a scemare quando la variazione del clima è ancora in atto per ritornare qualora vi fossero altre variazioni in arrivo. Diverso è il caso in cui le variazioni climatiche si susseguono, in questa circostanza, infatti, i sintomi si attenuano in una sorta di adattamento dell’organismo alla condizione climatica esterna.
Simile, ma non identica, alla meteropatia è la Sindrome Affettiva Stagionale (S.A.D.) che assume questo nome intorno agli anni ottanta grazie a un gruppo di ricerca condotto dallo psichiatra Norman Rosenthal dell’Istituto Nazionale di Salute mentale di Bethesda. Lo studioso propose come rimedio la cosiddetta Terapia della Luce, divenuta poi, uno strumento molto accreditato per il trattamento dei pazienti. La pratica consisteva nell’esporre il soggetto alle radiazioni della luce per combattere la depressione. I sintomi della SAD, infatti, si presentano per lo più nel periodo autunnale/ invernale per poi scemare con l’arrivo della primavera. Rarissima è invece la variante estiva del disturbo.
I responsabili di queste problematiche sono tre componenti biologiche del nostro organismo che giocano un ruolo fondamentale per la regolazione dell’umore, parliamo della melatonina, serotonina e vitamina D3.
La melatonina, detta anche ormone del sonno, è rilasciata dalla ghiandola pineale; questa sostanza viene prodotta per lo più durante le ore notturne. Durante i mesi invernali il quantitativo di melatonina resta accresciuto nel nostro organismo anche durante il giorno per questo, spesso, ci si sente fiacchi e con poca forza.
La serotonina, invece, regola la disposizione dell’umore, il suo livello varia in funzione della luce solare naturale, ne consegue, che nelle stagioni primaverili ed estive il quantitativo a disposizione è maggiore.
La vitamina D3 agisce anch’essa sullo stato d’umore del soggetto, questa viene prodotta quando la luce del sole viene a contatto con la pelle. Ne consegue che anche in questo caso, in inverno ci si sente più fiacchi e tristi in quanto la luce solare diminuisce.
E’ chiaro che ogni persona gestisce in modo singolare la risposta al cambiamento climatico in base a una serie di fattori generazionali quali l’esperienza personale, gli insegnamenti ricevuti e l’infanzia vissuta. A tal proposito risulta interessante uno studio condotto dagli psicologi dell’Università di Tilburg nel 2013. Lo studio, condotto su un campione di 500 uomini e 500 donne adulte con le loro madri, consisteva nel far compilare a questi soggetti un questionario e, contestualmente, nell’ effettuare delle considerazioni sulle disposizioni del proprio umore.
I risultati dimostrarono che circa il 50% dei soggetti non era influenzato dalle condizioni climatiche mentre l’altro 50% si divideva in due : una parte dichiarava di rifiorire durante la primavera e altri, invece, si dichiaravano depressi per la pioggia e, cosa più interessante i profili dei figli coincidevano perfettamente con quelli delle madri. Lo studio sostenne, inoltre, la tesi secondo cui l’atteggiamento nei confronti del tempo appartenesse per lo più a una propria forma mentis.
La terapia della luce, come già detto, è stata riconosciuta uno dei mezzi più efficaci contro il disturbo, questo, poiché l’apporto luminoso attiva le cellule gangliari retinali, i fotorecettori nella retina, che comunicano all’organismo una porzione in più di luce affinché la produzione della melatonina - l’ormone del sonno - resti sospesa per riprendere quando la luce diminuisce.
E’ possibile, comunque, a prescindere dalla terapia, utilizzare alcuni piccoli accorgimenti che potrebbero apportare delle migliorie nella sintomatologia. D’estate è consigliabile fare delle passeggiate quando il sole è alto e stare all’aria aperta facendo esercizio fisico. Durante l’inverno si potrebbe pensare di programmare vacanze in luoghi caldi o comunque dove il giorno sia lungo. E’ importante allestire le camere in modo che la luce naturale le illumini per bene e dipingere le pareti di colori chiari e tinte piacevoli. 
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