The Broken Key: il nuovo film di Louis Nero

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[da sinistra: Marc Fiorini, Ariadna Romero, Edoardo Tarantini, Chiara iezzi, Diana dell’Erba, Franco Nero, Louis Nero, Andrea Cocco, Walter Lippa, Alex Belli, Marco Deambrogio] 

Passato e futuro, mistero e vita reale, anima e corpo, peccato e purificazione, morte e rinascita. Sono questi alcuni degli  ingredienti della nuova storia del regista Louis Nero che con il suo film, in uscita il 16 novembre, ha voluto  far vivere allo spettatore lo stesso viaggio del protagonista attraverso un percorso di purificazione spirituale dai peccati, ambientato in una visionaria Torino del futuro. Il film pregno di riferimenti storici, archeologici, filosofici ed alchemici, ancora una volta ci ricorda le passioni di Louis Nero per questi temi che nel film si amalgamano con la vicenda intima e complessa dell'eroe. Panorami mozzafiato (splendida fotografia), meravigliose location e bei costumi, compensano alcuni momenti poco riusciti del film, tra cui i dialoghi poco convincenti e la trama volutamente enigmatica e simbolica. 

In un futuro non lontano, la libertà dell’essere umano è in pericolo. Il mondo è controllato dalla “Grande Z”: la Zimurgh Corporation. La “Legge Schuster” sull’eco-sostenibilità dei supporti regna sovrana. La carta è un bene raro. Stampare è reato. Sullo sfondo di questa realistica visione del domani, il ricercatore inglese Arthur J. Adams viene spinto all’avventura dal padre putativo, il professor Moonlight. La ricerca del frammento mancante di un antico papiro, protetto dalla misteriosa confraternita dei seguaci di Horus, viene ostacolata da indecifrabili omicidi legati ai sette peccati capitali. Arthur dovrà addentrarsi nei meandri di un’impenetrabile e misteriosa metropoli del futuro, specchio della sua anima, per ritrovare il pezzo mancante e salvare l’umanità intera.

Il film, molto articolato nel suo genere e di non immediata interpretazione, che spazia tra il genere dell’ avventura del thriller e della fantascienza, lascia lo spettatore in balia delle emozioni più disparate, costringendolo a riflettere alla fine del film non solo sulle peculiarità della sceneggiatura che si presta a diverse letture, ma anche, e soprattutto, sulla vita in generale e sugli eventi che la ostacolano condizionandone l'esistenza come suggerito dal registra stesso.

[L'attore Franco nero e il regista Louis Nero]
Il film, girato in lingua inglese e per il quale ci sono voluti circa tre anni di lavoro dalla sceneggiatura alla realizzazione, raccoglie un cast internazionale con attori del calibro di Kabir Bedi, Christopher Lambert, Geraldine Chaplin, Michael Madsen, RutgerHauer, Maria de Medeiros e William Baldwin.

Al termine della proiezione, ancora frastornati per l'enigmaticità di alcuni passaggi del film, di alcune battute imbevute di eccessivo lirismo e una trama non facilmente intuibile, abbiamo avvicinato il regista e gli attori Alex Belli e Diana dell'Erba per una breve intervista. Per capire i molti risvolti nascosti del film, chiediamo al regista qual è stata la genesi della sceneggiatura.

Ciao Louis, il tuo film è molto particolare. Cos’è che ha ispirato la tua storia? C’è stato un oggetto antico, una vicenda personale, un argomento legato alla filosofia o alla storia che hai indagato negli anni e da cui poi hai tratto l’ ispirazione per la realizzazione del tuo film?

E’ stato uno stato d’animo che ha ispirato il film. Tanti anni fa vedevo qualsiasi problema come un ostacolo, la testa rimuginava in continuazione fino a quando un giorno mi è scattato qualcosa e ho capito che era inutile vivere in uno stato di continua paura, quella era la strada sbagliata, è inutile rimuginare su qualcosa che non possiamo cambiar né influenzare. E allora, anche se faccio cinema da tanti anni, ho deciso di arrivare qui con questo  film, ho fatto una prova, mi sono messo in gioco, mi sono misurato con cast internazionale, superando le paure di un’impresa che mi sembrava impossibile. E così fa l’eroe del film, lavora su stesso per superare le sue paure.

Ringraziamo il regista e intercettiamo Alex Belli e Diana dell'Erba per un paio di domande al volo

Ciao Alex, il film è stato girato in lingua inglese; come è stato recitare in una lingua straniera?  

Ma molto meglio! Io ho vissuto per tanti anni all'estero quindi non ho avuto grosse difficoltà, ma a parte questo, l'inglese è una lingua internazionale e se bisogna produrre qualcosa è bene farlo in questa lingua. Inoltre, da un punto di vista proprio pratico, l'inglese è meno virtuoso dell'italiano;  è una lingua molto più asciutta ed essenziale e ti consente di trasmettere meglio l'azione rispetto ad una lingua più forbita come la nostra che, per inciso, è splendida.

Che impressione hai avuto del film quando hai letto la sceneggiatura?

Ero preoccupatissimo (ride). Quando mi hanno contattato dicendomi che si trattava di un film esoterico, girato a Torino etc.. ero davvero impaurito! Tieni conto che abbiamo girato in dei luoghi pazzeschi. Uno di questi ad esempio è stato la Sala della Massoneria che penso in pochi abbiano visto. Per quanto riguarda la sceneggiatura ti dico che lui (Louis Nero) fa delle cose stranissime perché non ti manda l'intera sceneggiatura, quindi tu non puoi farti un'idea del film nel suo complesso , ma ti manda solo la parte che devi interpretare, per cui quando ho letto che dovevo fare il demone…beh, ci sono rimasto.! Per me è stata una cosa completamente nuova rispetto a quello che ho sempre fatto, cioè ai ruoli interpretati. E' stato un momento di crescita notevole.

Ringraziamo Alex, e ci dirigiamo verso Diana dell'Erba a cui abbiamo fatto le stesse domande cercando di capire come entrambi hanno vissuto la recitazione in lingua inglese e l'impatto emotivo che hanno avuto nel leggere la breve sceneggiatura:

Per me è stato molto interessante recitare in inglese. Non essendo la mia prima lingua mi sono trovata inaspettatamente molto più libera.Qui in Italia siamo molto legati alla dizione, la tonalità etc.. Però comunque per me non è stato facile come per Alex perché l'inglese l'ho studiato solo a scuola, ma a prescindere da questo, parlare in inglese sul set è sicuramente un lavoro aggiuntivo, devi studiare la pronuncia, l'insieme di una frase…Per me è stato molto bello ,ed è stato un esercizio che non avevo mai fatto. Posso dire che è stata  una bella palestra anche perché capisci come una lingua ti suggerisca cose diverse; una stessa frase detta in una lingua diversa ti dona delle sfumature difformi. Mi è piaciuto.

Per la sceneggiatura devo dire che il film di Luois come del resto tantissimi film hollywoodiani, ha bisogno di più visioni, è un film piuttosto complicato perché ha tante diverse letture. Però la cosa secondo me favolosa di questo film è che ogni inquadratura, ogni dialogo, ogni location ha un significato. Ognuno di noi è un tassello che bisogna imparare a leggere e che è simbolo di quello che è la persona, del suo sforzo per raggiungere la felicità e l'equilibrio. Secondo me il film parla anche di questo.

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