TICKET SANITARI IN BASE AL REDDITO

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Cambiano le regole per il pagamento del ticket. Dal 1° luglio , grazie alla riforma attuata dal ministro della Salute Lorenzin in collaborazione con il Ministero dell’Economia e Regioni, si è modificata la normativa inerente al pagamento del ticket sanitario, che ora verrà adeguato al reddito percepito dal paziente. Finora il pagamento del ticket (di compartecipazione alla spesa dei farmaci e delle visite) poteva avvenire sia tramite l’attestazione della fascia di reddito da parte del medico prescrittore che la rilevava dalla tessera sanitaria, sia con autocertificazione dell’assistito al momento della prenotazione. Ora invece la fascia di reddito di appartenenza che è stata attribuita dal Ministero delle Finanze sulla base della dichiarazione dei redditi apparirà in automatico sulla ricetta senza più possibilità, sia per il medico che per il farmacista, di modificarla o inserirla ex novo. Perciò, in base a quanto detto, ai cittadini, tramite la loro tessera sanitaria elettronica europea, sarà assegnato automaticamente l’importo del ticket sanitario da pagare al momento dell’acquisto del medicinale o della visita medica. Entro il 30 giugno, perciò, i cittadini avrebbero dovuto comunicare eventuali aggiornamenti della loro posizione contributiva, recandosi presso gli sportelli CUP delle varie ASL o comunicando i nuovi dati tramite Pec. Incombe quindi sul cittadino e non sull’Agenzia delle Entrate l’onere di aggiornare i propri dati reddituali, con l’evidente conseguenza che qualora manchino nell’archivio anagrafico del SSN, il paziente pagherà l’importo previsto per la fascia di reddito più elevato.
Qual è la ratio? In primis quella di far pagare gli italiani in maniera proporzionale al loro reddito (rileverà pertanto anche la composizione del nucleo familiare)tanto le visite mediche quanto le prestazioni accessorie e i farmaci, compresi quelli per malattie croniche. Chiaro è anche l’altro intento, squisitamente economico, che è quello di contenere i costi, eliminando tra l’altro anche le convenzioni con tutte le cliniche ospedaliere private con meno di sessanta posti letto disponibili per i loro pazienti. Si incoraggia così l’unione delle cliniche, visto che sarà l’unica strada per superare questa soglia e continuare ad usufruire delle convenzioni con il SSN. Sono state aggiornate anche le esenzioni, previste per i disoccupati e le famiglie con reddito molto basso. Intanto l’ex Ministro della Salute, Prof. Umberto Veronesi, plaude al nuovo patto per la salute, che, ricordiamolo, è un documento programmatico che nasce dal concerto tra Ministero della Sanità, Economia e Regioni. Approvato in sede di conferenza Stato-Regioni, esso traccia il percorso che le successive norme e regolamenti dovranno poi seguire. Tra i punti chiave del nuovo patto, che interesserà il periodo 2014-2016 ci sono, oltre alla citata riforma dei ticket legata al reddito degli assistititi,la certezza del budget (109 miliardi nel 2014, 112 nel 2015, 115 nel 2016)a disposizione del SSN, la creazione di una serie di “ospedali di comunità”, maxiambulatori che affiancheranno i grandi ospedali per le cure più complesse. Non solo. Previsti anche rifinanziamenti per migliorare i livelli assistenziali dei malati (si passerà dai 700 ai 900 milioni di euro) e premi per le Regioni con migliori performance dal punto di vista del risparmio.L’auspicio di Veronesi è che alle parole seguino i fatti, affinchè il nostro SSN mantenga alto il suo profilo in Europa, dove già detiene il primato di una spesa inferiore alla media dei Paesi UE.



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