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Transizione energetica: quali scenari si aprono per il futuro?

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Crescita della produzione industriale, incremento dei posti di lavoro ed effetti positivi sulla salute a cui corrisponde una forte riduzione dei costi socio-economici connessi. L’Europa si muove verso un futuro sempre più sostenibile indotto dalla transizione energetica.

È quanto emerge dallo studio Just E-volution 2030, realizzato da The European House - Ambrosetti in collaborazione con Enel e Fondazione Centro Studi Enel anticipato oggi, nell’ambito del Forum di The European House – Ambrosetti, in una conferenza stampa cui hanno preso parte Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti e Francesco Starace, Amministratore Delegato di Enel. L’evento si è svolto alla presenza della Presidente di Enel, Patrizia Grieco.

“La decarbonizzazione rappresenta una grande opportunità per modernizzare l’economia europea, rivitalizzare il comparto industriale e assicurare una crescita sostenibile e duraturaha commentato Francesco Starace, Amministratore delegato di Enel “A fronte di una generazione sempre più rinnovabile, la progressiva penetrazione dell’elettricità nel sistema energetico ci permetterà non solo di decarbonizzare i settori storicamente più inquinanti dell’economia, ma anche di creare valore in modi nuovi, offrendo nuovi servizi ai consumatori, sempre più attori centrali del sistema elettrico. È fondamentale, quindi, che vengano condivisi i benefici della transizione energetica accompagnandola con misure di ampio respiro che fondano aspetti climatici, energetici, ambientali, industriali e sociali”.

Se esiste un progetto capace di sviluppare una visione positiva per il futuro dell’Unione Europea, è senza dubbio la transizione energetica. Il messaggio che lanciano i cittadini europei è forte e chiaro: chiedono un’azione concreta per combattere il cambiamento climatico e vogliono che sia l’Europa ad aprire la strada”, dichiara Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti. “La valutazione quantitativa degli impatti socio-economici derivanti dalla transizione energetica è una condizione necessaria per la definizione delle agende dei policy-maker al fine di garantire una transizione che non sia “just a transition” ma una “just transition for all”. Per questo motivo, The European House – Ambrosetti ha concepito un nuovo modello econometrico, unico nel suo genere, per misurare gli impatti socio-economici della transizione energetica. Questo modello combina in maniera unica un approccio macro e micro, partendo dall’analisi di 3.745 tra prodotti e tecnologie che caratterizzano la produzione industriale europea e stimando gli effetti al 2030 della transizione energetica sulla produzione industriale e l’occupazione nell’Unione Europea e in maggiore dettaglio in Italia, Spagna e Romania”.

La ricerca è stata realizzata da The European House – Ambrosetti, Enel e Fondazione Centro Studi Enel che, in qualità di partner scientifico, ha contribuito alla definizione di un innovativo modello econometrico che stima gli impatti socio-economici della transizione energetica, caratterizzata dal progressivo passaggio dalla generazione elettrica da fonti fossili, come il carbone e il gas, a quella da fonti rinnovabili, come idroelettrico, solare, eolico e geotermico; un’evoluzione favorita dallo sviluppo tecnologico, dalla digitalizzazione e dall’elettrificazione dei consumi come ad esempio per la mobilità, il riscaldamento degli ambienti, la cottura dei cibi e altri utilizzi domestici.

Transizione energetica: i benefici per l'ambiente
Si tratta di un’evoluzione che garantirà importanti benefici per l’ambiente, grazie alla forte riduzione delle emissioni di CO2, e rilevanti opportunità per i Paesi che sapranno cogliere per primi i vantaggi economici e sociali ad essa associati. Lo studio mette in evidenza gli effetti sulla produzione industriale e sull’occupazione nell’Unione Europea e in Italia, Spagna e Romania, derivanti dalla diffusione del vettore elettrico come fattore abilitante alla riduzione delle emissioni di CO2 e al raggiungimento dei target di decarbonizzazione dell’Unione Europea entro il 2030: riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990; quota del 32% di fonti rinnovabili di energia nei consumi finali e miglioramento del 32,5% nell’efficienza energetica.

Secondo lo studio, al 2030, grazie alla transizione energetica e quindi alla progressiva sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili, la crescita del valore economico del settore elettrico nei diversi scenari (fino a 199 miliardi di euro per l’UE) produrrà un aumento netto della produzione industriale stimabile tra 113 e 145 miliardi di euro per l’Unione Europea, di cui 14-23 miliardi in Italia, 7-8 in Spagna e 2-3 in Romania.

La transizione energetica abiliterà nuovi servizi digitali caratterizzati da un elevato potenziale di sviluppo nei prossimi anni. In particolare, la previsione al 2030 del valore di produzione considera soluzioni quali tecnologie di accumulo dell’energia - batterie, Smart Network Management, Demand Response, Sharing platform, Home to Grid, Vehicle-Grid integration, domotica e sistema di sensori per la mobilità, per un valore, in Europa, stimato in circa 65 miliardi di euro, di cui 6 miliardi in Italia, 4 miliardi di euro in Spagna e 1 miliardo di euro in Romania.

Allo stesso tempo, lo studio stima che la transizione energetica avrà un effetto netto positivo sull’occupazione che potrà aumentare al 2030 fino a 1,4 milioni di nuovi posti di lavoro nell’UE (fino a 173mila in Italia; fino a 97mila in Spagna e fino a 52mila in Romania).

Come ulteriori effetti positivi dell’elettrificazione dei trasporti e del settore residenziale, lo studio fornisce una stima della riduzione dei costi legati all’inquinamento dell’aria, fino a circa 3 miliardi di euro al 2030 per l’Unione Europea.

Transizione energetica: come sta cambiando il settore energetico
L’analisi parte dall’osservazione del cambiamento che il settore energetico sta attraversando: alla riduzione dei costi della tecnologia e alle nuove modalità di produzione, distribuzione e consumo, si aggiungono i nuovi comportamenti virtuosi dei cittadini, sempre più attenti alle tematiche ambientali. Infatti, per il 67% dei partecipanti a un’indagine condotta dalla Commissione Europea, contrastare il cambiamento climatico e proteggere l’ambiente dovrebbero essere al primo posto dell’agenda dei policy maker.

La risposta a uno scenario di questo genere, che impone come priorità all’agenda mondiale un’accelerazione del processo di decarbonizzazione, va ricercata - spiega lo studio - nel vettore elettrico per almeno sette motivi. L’elettricità, se generata da un mix bilanciato con una quota rilevante di rinnovabili, permette di ridurre le emissioni di CO2; rafforza la resilienza e la sicurezza di approvvigionamento del sistema energetico; offre livelli superiori di efficienza energetica; si integra facilmente con la digitalizzazione agevolando una migliore gestione dei consumi; stimola l’innovazione e la sostenibilità degli stili di vita e dei processi industriali, assicurando prodotti migliori; favorisce la crescita di soluzioni in ottica di economia circolare e, infine, riduce l’inquinamento acustico.

Il Rapporto suggerisce quindi quattro ambiti di intervento per i policy maker affinché tutti gli attori e gruppi sociali coinvolti riescano a cogliere i vantaggi associati alla transizione energetica: supportare la diffusione delle tecnologie elettriche promuovendo un’efficace conversione delle catene del valore verso le tecnologie elettriche; gestire mutazione di natura e di competenze sul posto di lavoro, aumentare le opportunità di impiego e affrontare il tema della riqualificazione (re-skilling) e del perfezionamento professionale (up-skilling); affrontare la questione della povertà energetica; promuovere una distribuzione equa dei costi legati alla transizione energetica.

In questo quadro, la transizione energetica è parte essenziale di uno sviluppo sostenibile in cui costi e benefici devono essere ripartiti equamente tra tutti i gruppi sociali (“just for all”). Per i Paesi che l’abbracceranno per primi, questa potrà essere fonte di innovazione e vantaggio competitivo con l’opportunità di esportare le esperienze più virtuose.

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