Un film sul padre dell'arte moderna: Paul Cezanne

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Un nuovo appuntamento con la grande arte arriva nei cinema italiani l’8 e il 9 maggio dove sarà proiettato il film-evento Cézanne. Ritratti di una vita. Si tratta di un documento-film dedicato al padre dell’arte moderna, facendo parte di un tour proveniente dalla grande mostra della “National Portrait Gallery” di Londra. Protagoniste assolute saranno le opere di questo straordinario artista che influenzò i fauves, i cubisti e tutti gli artisti delle avanguardie.

Il film è ambientato a Londra, Parigi, Washington D.C. e in Provenza dove il pittore nacque (Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839) da una famiglia agiata (il padre fondò insieme ad un amico la Banca Cézanne et Cabassol) di origini italiane (infatti, i Cézanne erano nativi di Cesana Torinese) e si spense (22 ottobre 1906). Ripercorre la vita di uno dei più grandi artisti mai esistiti, al tal punto da far dire ad altri due mostri sacri dell’arte, Picasso e Matisse, “il padre di noi tutti”.

La macchina da presa ci presenta immagini di “Cézanne’s portraits”, cinquanta ritratti del pittore, opere che hanno viaggiato dalla “National Portrait Gallery” di Londra, al “MoMA” di New York, alla “National Gallery of Art” di Washington DC, fino al “Musée d’Orsay” di Parigi. Per arricchire i contenuti del film, la voce e il volto di Cézanne sono stati prestati dai curatori e da alcuni esperti d’arte, guidando lo spettatore all’interno della mostra e della vita di Cézanne.

Lo spettatore, oltre ad essere guidato nella vita di Cézanne e nella mostra, ammirando l’arte di questo pittore, l’imperfezione delle figure (che è la vera novità di questo pittore), sarà introdotto anche nell’altra passione del pittore francese, l’interesse per la letteratura e per i capolavori di OmeroVirgilioVictor Hugo e Alfred de Musset (Cézanne ha anche creato diverse poesie e poemi). Un viaggio attraverso colori e lettere private, volti delle persone che ha incontrato, momenti di vita personale, confessioni intime e desideri che ci fanno penetrare nel suo animo e nel suo pensiero affermandone il ruolo di caposcuola e di grande pittore.

Eppure, la critica del periodo non fu certamente tenera nei confronti dell’arte di Cézanne. Oltre alla difesa da parte del suo più grande amico, lo scrittore Émile Zola, è interessante quella di Georges Rivière, scrittore e critico d’arte francese che scrisse: «L’artista più attaccato, più maltrattato, da quindici anni, dalla stampa e dal pubblico, è Cézanne. Non c’è epiteto offensivo che non venga accostato al suo nome, e le sue opere hanno ottenuto un successo d’ilarità che dura ancora. [...] Cézanne appare come un greco della belle époque; le sue tele hanno la calma, la serenità eroica dei dipinti e delle terrecotte antiche, e gli ignoranti che ridono davanti ai Bagnanti, per esempio, mi fanno l’effetto di barbari che criticano il Partenone. Cézanne è un pittore, e un grande pittore. 

Quelli che non hanno mai preso in mano un pennello o una matita hanno detto che non sapeva disegnare, e gli hanno rimproverato “imperfezioni” che non sono che una raffinatezza ottenuta grazie a un’enorme abilità. So bene che, nonostante tutto, Cézanne non può avere il successo dei pittori alla moda [...] ma la sua pittura ha l’inesprimibile fascino dell’antichità biblica e greca, i movimenti dei personaggi sono semplici e grandi come nelle sculture antiche, i paesaggi hanno una maestà imponente, e le sue nature morte così belle, così esatte nei rapporti tonali, hanno, nella loro verità, qualcosa di solenne. In tutti i suoi dipinti, l’artista commuove, perché egli stesso prova, davanti alla natura, un’emozione violenta che l’abilità trasmette alla tela» (da «L’Impressionniste», 1 aprile 1877. Ora in Stefania Lapenta, Cézanne, Skira, Milano, 2003, pp. 183-188).

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