Una mostra per Moataz Nasr

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Sarà la mostra del fotografo egiziano Moataz Nasr a dare il via al ciclo di eventi d’arte e cultura che a partire da marzo sarà ospitato a Napoli nel nuovo spazio targato Fideuram, in via Enrico Alvino.

Affiancato dal collega napoletano Aniello Barone, Moataz Nasr sarà infatti protagonista di una doppia personale pensata dal curatore Franco Riccadi per raccontare la città contemporanea e la complessa relazione con i suoi abitanti nell’ambito di “Persistenze e Metamorfosi” ovvero il progetto di Complicità & Conflitti.

Un’overture di livello insomma per i dirigenti di Fideruam, che presso la stessa sede illustreranno l’iniziativa nel corso di una conferenza stampa a cui prenderanno parte anche il Condirettore Generale di Fideuram Fabio Cubelli, il Direttore del Coordinamento Rete Giuseppe Baiamonte, il Direttore Eventi e Comunicazione Stephane Vacher e l’Area Manager del Sud Italia Giorgio Pietanesi.

In seguito, avrà luogo invece il taglio del nastro con un successivo cocktail di benvenuto mentre al Teatro Diana avrà luogo la rappresentazione teatrale in esclusiva per Fideuram dello spettacolo “Il pomo della discordia” scritto, diretto ed interpretato da Carlo Buccirosso con la partecipazione di Maria Nazionale.

Moataz Nasr, uno dei nomi più apprezzati del suo Paese, è stato anche protagonista della Biennale di Venezia 2017 in rappresentanza dell’Egitto così come in diverse altre kermesse d’arte in Medio Oriente e non solo

Il suo tratto distintivo è quello di un artista che sulle connessioni tra la sua cultura e quella occidentale ha costruito la propria arte oggi apprezzata in tutto il mondo. E proprio per la sua capacità di rintracciare relazioni tra persone e mondi differenti, è stato chiamato ad interagire con realtà urbane anche in toscana, dove è stato molto apprezzato per il progetto "Moataz Nasr. Un ponte tra Pisa e Santa Croce sull'Arno".

La sua arte, che sfrutta i materiali più disparati, è una costante riflessione su ciò che vive e ciò che vede e riflette lo stato d’animo del fotografo che spera nel sogno della primavera egiziana.
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