Una mostra per Tino Sehgal

Stampa/PDF
OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino presentano una personale dell’artista Tino Sehgal (Londra, 1976), la prima di una serie di mostre individuali che occuperanno il Binario 1 delle Officine Nord dell’edificio.

Per gli ampi spazi delle OGR Sehgal – già Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2013, di ritorno per la prima volta in Italia con un progetto personale dopo aver realizzato la mostra nel 2008 con la Fondazione Nicola Trussardi e aver rappresentato la Germania alla Biennale di Venezia del 2005 – ha ideato una complessa coreografia che vede la partecipazione di cinquanta interpreti, pensata come un unico grande movimento in continua mutazione durante il corso della settimana.

Da quello che Sehgal definisce come uno “sciame” di corpi, da una coreografia che presenta movimenti pensati appositamente per questa occasione, hanno origine, infatti, una serie di specifiche “situazioni”. In questa presentazione le singole opere dell’artista – considerate come entità discrete che possono essere separate tra di loro e dal processo della loro produzione – diventano scene o momenti, elementi che prendono forma temporaneamente in un gioco di incontri che risponde a circostanze specifiche: il numero degli spettatori, il loro modo di interagire, o il periodo del giorno in cui questi incontri avvengono.

Non di meno, è possibile notare alcune delle caratteristiche delle singole situazioni ideate dall’artista. Come, ad esempio, in alcune delle sue opere Sehgal si riferisca a episodi passati e recenti della storia dell’arte: dai rimandi ai video di Bruce Nauman e Dan Graham di Instead of allowing some thing to raise up to your face dancing bruce and dan and other things, ai diversi baci che hanno attraversato la storia dell’arte (nella scultura di Auguste Rodin, per esempio) in Kiss, fino alla interpretazione che Sehgal ha dato del progetto No Ghost Just A Shell per il quale gli artisti francesi Philippe Parreno e Pierre Huyghe hanno acquistato i diritti di un personaggio manga poco rilevante e hanno chiesto ad altri artisti di dargli nuova vita. Così ha fatto recentemente Sehgal in An Lee, mettendoci davanti a una possibile incarnazione fisica di quel personaggio di finzione.

Se queste “situazioni” coinvolgono un numero ristretto di interpreti, These Associations (2012) è invece una coreografia di grande complessità. Utilizzando diverse modalità espressive che vanno dal movimento al canto fino al dialogo, gli interpreti ingaggiano un confronto addirittura intimo con il pubblico della mostra. Se i primi lavori citati posseggono un carattere più “scultoreo”, sebbene trasformato dal corpo e dal movimento dell’interprete, These Associations è un esempio importante dell’estetica dialogica di Sehgal.

Negli spazi un tempo dedicati alla produzione “pesante”, espressione della prima rivoluzione industriale, il lavoro di Sehgal suggerisce nuove forme di produzione “leggera” basate sulla sola trasformazione dei comportamenti e non dei materiali. Attraverso queste “situazioni”, Sehgal attiva una serie di incontri e relazioni volte a formare nuove comunità temporanee che riflettono quella che attraversa gli spazi delle OGR. Così facendo Sehgal ambisce a superare i modi di “separazione” su cui è basata la moderna nozione di opera d’arte e su cui si fonda lo stesso pensiero occidentale: modalità di separazione che prendono corpo nel concetto stesso di individuo e sono nutrite nell’idea moderna dell’autonomia dell’opera d’arte.

Tino Sehgal è unanimemente riconosciuto come uno degli artisti più importanti della sua generazione. La sua formazione, che unisce studi di danza (Essen) e scienze economiche (Berlino) si riflette profondamente nella sua ricerca. Criticando il modello basato sulla trasformazione delle materie prime in beni di consumo, Sehgal vede in linguaggi come la danza e la musica paradigmi alternativi ai modelli produttivi vigenti. Il movimento del corpo umano e il canto diventano qui gli unici materiali espressivi di una pratica che non produce alcun resto oggettuale. Attraverso queste forme “immateriali” ed evitando di documentare le sue opere, l’artista veicola una profonda riflessione sulla produzione e distribuzione dei beni di consumo.
Stampa/PDF
Una mostra per Tino Sehgal