Una stella di neutroni per Andromeda

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Il telescopio spaziale ESA XMM-Newton ha individuato per la prima volta una stella di neutroni rotante nella galassia gemella  Andromeda situata nelle vicinanze della Via Lattea.

Andromeda, conosciuta anche come M-31, è da decenni oggetto di attenzioni della comunità scientifica che ne ha studiato le caratteristiche grazie ai telescopi che coprono l’intero spettro elettromagnetico. Inoltre, la sua vicinanza e similarità di struttura con la Via Lattea, la rendono un importante laboratorio di ricerca.  

Una stella di neutroni è il prodotto di una Supernova, una giovane stella gigante che esplode per poi collassare su se stessa, è dotata di una massa approssimativamente una volta e mezzo quella del Sole sebbene il suo raggio sia di solo qualche decina di chilometri.

Questo genere di stelle dalla grande massa e il diametro piccolo acquistano una rotazione estremamente veloce emettendo verso la Terra segnali intermittenti, da qui la definizione di pulsar.

Le pulsar possono essere osservate in coppia, dove la stella di neutroni si nutre della vicina: il  fenomeno è causato dalla forte velocità di rotazione di quest’ultima. I sistemi binari che ospitano questi oggetti sono piuttosto comuni nella nostra galassia; al contrario  invece, segnali provenienti da un duo come quello scovato da XMM, non era mai stato scoperto in Andromeda nonostante le scrupolose analisi.

Per arrivare alla scoperta, gli astronomi hanno controllato  in modo sistematico gli archivi dei dati collezionati del telescopio portando alla luce il segnale inusuale proveniente dalla stella di neutroni che ha un periodo di 1,2 secondi e sembra nutrirsi della vicina che orbita ogni 1,3 giorni.

“Ci aspettavamo di individuare segnali periodici tra gli oggetti che emettono raggi X più brillanti della galassia, come è accaduto in passato negli anni sessanta e settanta nella Via Lattea- ha commentato Gian Luca Israel dell’INAF Osservatorio Astronomico di Roma, uno degli autori dell’articolo che ha descritto la scoperta – abbiamo studiato gli  archivi dati del periodo che va dal  2000 al 2013 ma è solo nel 2015 che siamo riusciti a scovare questo oggetto, situato nella spirale più esterna della galassia solo due volte su un totale di 35 misurazioni”.

La natura del segnale rimane per ora oscura anche se i dati implicano che si tratta di un fenomeno peculiare che continuerà ad essere oggetto di interesse per gli studi sull’evoluzione delle galassie.

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