Universiadi: applausi non fischi, please

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Ovviamente oggi tiene banco la notizia dei fischi al San Paolo all'indirizzo del Sindaco di Napoli, ma pure del Presidente della Regione Campania (io ne ho sentiti pure prima delle parole del Presidente della Repubblica, ma non lo diciamo) salvo poi, immantinentemente, balzare tutti in piedi a cantare a squarciagola l'inno di Mameli, con  la mano sul cuore e lacrmuccia mista alle gocce di sudore in una serata torrida.
Naturalmente la solita stucchevole diatriba fra i pro e i contro scoppia, s'infiamma e si smorza nel giro di un refolo di vento. In realtà abbiamo ritrovato in quell'atteggiamento del pubblico l'esatta fotografia di questi tempi che ha due assi portanti nel: dagli al politico (se di sinistra o non di destra meglio) e nel rifuggire ogni qualsiasi accenno a discorsi solidaritistici (De Luca, gli si voglia bene o meno, ne ha toccati alcuni, anche se in forma molto manieristica, come l'inclusione piuttosto che l'accettazione delle diversità). Si dirà hanno fischiato gli uomini e non le idee, beh i fischi ci sono stati prima, durante e dopo le loro parole. Fate voi.
La cerimonia è stata oziosamente splendida nella media di questi show ormai usuali all'inzio di ogni manifestazione.
Quello che mi piacerebbe che questi illustri fischiatori del popolo avessero ben presente è che questa manifestazione oltre al valore in se, sia sportivo che umano, ha portato la riattazione di tanti impianti sportivi, San Paolo in primis, che dovremmo cercare di non vandalizzare come al solito e di sentire un po' più nostri e per le future generazione.
Il nichilismo dei fischi è un discorso altro che avrebbe bisogno di ben altre fondamenta che una manifestazione di sport e di socialità.
Se questo popolo la smettesse di aspirare ad essere solo "Another brick in the wall", come splendidamente cantava ieri sera Anastasio in quella sua versione per nulla offensiva verso gli estimatori dei Pink Floyd, ma finalmente si stagliasse potente fino a squarciare i muri del gretto individualismo che il populismo sovranista ci proprina ogni giorno allora e solo allora si riaffrancherebbe dallo squallido baratro in cui precipitiamo ogni giorno di più riassurgendo al concetto alto di Popolo come comunità che condivide e non divide.
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Universiadi: applausi non fischi, please