Via Sistina ricorda Gogol’, ma anche il poeta polacco Norwid

Stampa/PDF

Al numero 126 di Via Sistina, sulla facciata un po’ malandata color giallognolo, spicca tra le veneziane marroni una grossa iscrizione marmorea dedicata a Gogol’. Qui Gogol’ visse e lavorò al suo capolavoro, Le anime morte. Se si allunga lo sguardo a sinistra della scritta commemorativa, esattamente due veneziane dopo, al n.123, si noterà un’altra iscrizione commemorativa, un po’ più piccola che ricorda: Cyprian Norwid poeta artista e pensatore polacco negli anni 1847 e 1848 abitò in questa casa meditando sugli ideali della patria di Roma dell’arte. Nel 150° anniversario dalla nascita, l’accademia polacca delle scienze e il comune di Roma posero.

La fama postuma di Cyprian Norwid

Cyprian Norwid (1821-1883) non è un poeta molto noto al pubblico italiano, ma è considerato a tutti gli effetti uno dei più grandi poeti romantici, da affiancare degnamente a Mickiewicz e Krasiński. Norwid però non fu acclamato in vita perché le sue poesie erano considerate dai contemporanei troppo ermetiche, fattore che gli condizionò notevolmente la reputazione. La fama di Norwid infatti fu postuma, ed oggi è considerato uno dei più importanti poeti polacchi per la modernità del suo linguaggio e delle sue poesie. Tra i suoi più grandi estimatori ci fu papa Woityła che lo citò spesso nei suoi discorsi e nelle sue omelie, perché lo considerava uno dei più grandi poeti e pensatori dell’Europa cristiana. La mancata gloria in vita, costrinse Norwid ad una vecchiaia di miseria, infatti morì povero in un ospizio per anziani a Parigi.

Cyprian Norwid e il risorgimento italiano

L’iscrizione commemorativa posta in Via Sistina ricorda Norwid a Roma, città che amò e di cui visse in prima persona gioie e dolori. Cyprian Norwid infatti soggiornò nella capitale negli anni più caldi della nostra storia, tra il 1847 e il 1848, lasciandosi trasportare dai venti di rivolta. Era un tradizionalista, fedele alla Chiesa e legato ai circoli aristocratici polacchi a Roma, ma nelle sue opere traspare sempre un senso di ribellione e di azione. La sua è una poesia concreta, impregnata di temi legati all’arte, al lavoro e alla libertà dell’uomo. In questo senso, gli eventi del nostro Risorgimento lo toccarono profondamente e in più di una occasione ebbe parole dure nei confronti del cristianesimo a cui rimproverava di restare immobile, di non compiere alcun passo avanti da un punto di vista sociale. Questa posizione nei confronti della Chiesa divenne nel tempo sempre più forte fino alla sua separazione dagli amici e dai protettori polacchi. Le sue simpatie verso il popolo rivoluzionario diventavano invece ogni giorno più forti anche se Norwid era contrario alla lotta armata perché era fermamente convinto che il progresso rivoluzionario dovesse passare prima per un chiaro rinnovamento morale.  

Dispiace che non ci sia ancora una monografia e che in Italia Norwid sia stato tradotto pochissimo. Forse, a parte qualche poesia tradotta da Ripellino, in giro si potrebbero trovare ancora “Stygmat e altri racconti”, una raccolta di “Poesie” tradotte da S. Dev Fanti e G. Origlia e “Fiori neri. Il mistero di Lord Singelworth e altre parabole”.

Per ulteriori approfondimenti (www.sguardoadest.it)
Guardate qui se volete sapere precisamente dove si trova la targa commemorativa

Fonti:

Bronisław Biliński, Gli anni romani di Cyprian Norwid, Ossolineum, Accademia polacca delle Scienze – Biblioteca e centro di studi a Roma, Conferenze, Fascicolo 37;

Strenna dei romanisti, 21 aprile 1971

https://jp2doc.pl/it/2016/02/27/norwid-nellinsegnamento-di-giovanni-paolo-ii/

Stampa/PDF
Via Sistina ricorda Gogol’, ma anche il poeta polacco Norwid