Viaggiare mangiando: ecco la mappa degli aspiranti chef italiani

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Estate, la stagione perfetta per rilassarsi esplorando nuovi mondi e culture. Ma se non tutti in questo periodo riusciranno a partire, c’è un’Italia che viaggia comodamente seduta intorno alla tavola, a suon di prelibatezze esotiche, caldi piatti nordici, tacos e sashimi. L’Osservatorio di ProntoPro.it (www.prontopro.it), il portale numero uno dei servizi in Italia, ha analizzato le richieste di iscrizione ai corsi di cucina per delineare la mappa degli aspiranti chef viaggiatori italiani.                                            

Niente macchina fotografica o biglietti alla mano: per un amante dei fornelli, esplorare il mondo significa confrontarsi con nuove materie prime e tante tradizioni da esporre al meglio nei propri piatti. I più creativi? I lombardi, con il maggior numero di richieste inviate per sostenere un corso di cucina, seguiti dai toscani e dai romagnoli.

Ma qual è la “meta” più gettonata per i nostri viaggiatori culinari? Dal sushi al sashimi, passando per il takoyaki e un buon piatto di ramen, circa il 30% degli interessati alle tradizioni estere ha scelto di cimentarsi con un corso di cucina giapponese. Una curiosità? Se stavate pensando alla Puglia come la regione delle orecchiette e delle pittule, fareste meglio a ricredervi: è Bari la prima città italiana per numero di richieste. 

Dalla Terra del Sol Levante al Nuovo Mondo, il passaggio è veloce: il 21% delle richieste raccolte da ProntoPro.it riguarda i corsi di cucina americana, seguita a breve distanza dal numero di richieste per un corso di cucina messicana (18%). I più interessati a scoprire come preparare delle tacos fedeli alla tradizione? I veneti, con Vicenza e Venezia in cima al podio. Scorrendo la classifica delle richieste troviamo poi i corsi di cucina cinese (16%) e indiana (15%), che hanno suscitato principalmente la curiosità degli abitanti della provincia di Forlì-Cesena.

Per una metà pronta a “partire”, 5 aspiranti chef casalinghi su 10 hanno invece scelto di affidarsi alla nostra tradizione iscrivendosi a un corso di cucina italiana. Sono i romani a dimostrare il maggiore attaccamento alle radici. La top 3 delle preferenze?  Spazio ad aragoste, polpi e gamberoni: circa il 30% delle richieste riguarda le modalità di preparazione del pesce. Dai segreti del perfetto agnolotto all’arricciatura delle orecchiette, è la pasta a posizionarsi sul secondo gradino del podio, con il 22% di richieste. Medaglia di bronzo invece per le tecniche di panificazione, che raccolgono il 17% delle iscrizioni.

Ma se i dati Istat dicono che nel 2017 le famiglie italiane hanno speso mediamente 457 al mese in alimenti, quanto sarà costato imparare a cucinarli? Secondo le stime dell’Osservatorio ProntoPro.it, per un corso di cucina si spendono in media 30 euro all’ora, con sconti previsti per lezioni di gruppo o acquisto di pacchetti.

Il vecchio ricettario della nonna non basta dunque più: tra un talent e un reality show, il desiderio di destreggiarsi con maestria ai fornelli è aumentato a dismisura anche tra gli italiani. 

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