Watercity la nuova frontiera futuristica

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Gli architetti di tutto il mondo si stanno impegnando alla grande, il futuro sull’acqua sembra essere la nuova frontiera dell’architettura moderna. Si pensi a New York dove si sta progettando Pier 55, un giardino sospeso sull’Hudson composto da una grande piattaforma e da circa 300 colonne di cemento a forma di fungo. Il parco, disegnato dall’architetto Thomas Heatherwick (impegnato nella costruzione del ponte sul Tamigi), rappresenterebbe un regalo alla grande mela da parte dell’imprenditore Barry Diller e della moglie Diane Von Fustenberg. I lavori per il grande progetto inizieranno nel 2016, tuttavia, New York non è pioniera del futuro acquatico, infatti, in Cina è in progettazione un grande parco divertimenti che dovrà sorgere a largo di Macao e si comporrà di moduli prefabbricati sull’acqua, percorsi, ristorazione, alberghi e parchi a tema con vista sottomarina.
Non da meno gli Emirati Arabi. Presentate al Boat Show di Dubai case galleggianti e camere subacquee per il turismo d’élite, progetti, che sembrerebbero quasi ultimati e che andranno ad arricchire gli arcipelaghi artificiali di The World e The Palm.
Più che un vezzo, costruire intorno e sull’acqua sembrerebbe un’esigenza ponderata e dettata dal clima. I ghiacciai si stanno sciogliendo e questo, inevitabilmente, porterà le acque dei mari a salire di livello per cui piuttosto che subire questo fenomeno alcuni architetti ben pensano di sfruttarlo. D’altronde gli Olandesi hanno creato il primo polder, Beemster, nel 1612 e si prevede, addirittura, che sull’isola artificiale di Centrumeiland sull’Ijmeer davanti ad Amsterdam si abiterà su case galleggianti.
Non è da escludere, dunque, che si potrà abitare sull’acqua. Secondo l’architetto Arthur Manou-Mani della University of Westminster l’unico mezzo per evitare di subire l’effetto climatico è quello di abituarsi a questo nuovo modo di edificare con mentalità futuristica. Tipico esempio ne è l’architetto Kunlé Adeyemi che a Lagos in Nigeria, ha già costruito una scuola galleggiante e sta lavorando al progetto Chicoco Radio, un intero quartiere fluttuante sull’acqua. Questi elementi fanno parte di un progetto chiamato African Water Cities (acclamata anche a Harvard).
Anche la Norvegia ha un progetto tutto suo, il primo ponte galleggiante sarà realizzato per il 2017, progettato da Degree of Freedom e Multiconsult funzionerà collegando fra di loro vari catamarani. Si tratterà di porzioni di strada appoggiate a strutture galleggianti a loro volta legate a ormeggi.
Le floating cities rappresenteranno un futuro totalmente diverso; diverso sarà il modo di intendere la natura stessa delle cose e di produrre energia, addirittura si pensa a dei pannelli che produrranno energia sfruttando le onde del mare. E’ dello stesso avviso anche Daniel Vasini, paesaggista dello studio West8 di Rotterdam anch’egli autore di un progetto floating. Secondo Vasini ci saranno dei paesaggi verdissimi ma artificiali, i territori che si potranno ottenere dall’acqua saranno il risultato di accuratissimi studi geologici, idrici e statici e realizzati con tecnologie avanzatissime. Paesaggi, che sembreranno completamente naturali ma che saranno il risultato di una natura controllata e protetta. Uno dei problemi principali delle città costiere in effetti è l’urbanizzazione selvaggia e il costruire dappertutto, dunque, una natura più controllata sarà anche più salvaguardata. 
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