La storia del Napoli Calcio è un racconto affascinante fatto di passioni, fusioni e battesimi popolari. Prima di diventare una delle realtà più importanti del calcio italiano, la società partenopea ha attraversato un lungo percorso di trasformazioni, legato a doppio filo con la storia della città.
L’era dei pionieri: quando il golfo parlava inglese (1904-1922)
Nei primi anni del Novecento, il calcio a Napoli non era ancora un’entità unica, ma un mosaico di squadre instabili e fortemente influenzate dalla presenza di marinai e commercianti britannici. Per le origini dell’odierna SSC Napoli, le squadre da citare sono:
- Il Naples Foot-Ball Club (1904): Fondato dall’inglese William Poths (impiegato della compagnia marittima Cunard Line) e dall’ingegnere napoletano Ernesto Bruschini, scelse le strisce verticali blu scuro e celeste per omaggiare le sfumature del Golfo di Napoli.
- L’Internazionale Napoli (1911): Nata da una scissione interna tra la componente italiana e quella straniera del Naples, l’Internazionale diede vita a un’accesa rivalità cittadina con il Naples, culminata in storiche sfide nei campionati centro-meridionali prima della Grande Guerra.
- La fusione nell’Internaples (1922): Le difficoltà economiche del dopoguerra costrinsero le due rivali a unire le forze. Nacque così l’Internaples, una compagine più solida che sfiorò le finali della Lega Sud nel 1923 e nel 1924, arrendendosi solo ai playoff contro le corazzate del Nord.

La svolta del 1926: nasce l’A.C. Napoli e la visione di Ascarelli
A metà degli anni ’20 il calcio italiano subì una profonda riorganizzazione con la Carta di Viareggio del 1926, che istituì la Divisione Nazionale unendo per la prima volta le squadre del Settentrione e del Mezzogiorno.


Compreso il potenziale del nuovo campionato, l’allora presidente dell’Internaples — l’industriale tessile Giorgio Ascarelli — decise di fare il grande passo. Il 1° agosto 1926 nacque ufficialmente l’Associazione Calcio Napoli.
Ascarelli eliminò ogni residuo anglofono dal nome, scelse la maglia completamente azzurra e assunse la guida del club. Nonostante un primo anno disastroso (un solo punto conquistato), il Napoli venne riammesso dalla Federazione per favorire lo sviluppo del calcio al Sud. Nel 1929, Ascarelli fece costruire a proprie spese lo stadio nel Rione Luzzatti, ma morì prematuramente nel 1930, prima di veder fiorire del tutto la sua creatura.
[1904] Naples F.B.C. ──┐
├──> [1922] Internaples ──> [1° Agosto 1926] A.C. NAPOLI
[1911] Internazionale ─┘
L’era di Achille Lauro e la nascita del “Ciuccio” (1936-1960)
Dopo la scomparsa di Ascarelli, il club passò sotto il controllo dell’armatore e futuro sindaco di Napoli, Achille Lauro, che utilizzò la squadra come formidabile veicolo di consenso politico e popolare.
Dai cavalli agli asini
Inizialmente lo stemma della squadra raffigurava un cavallo rampante. Dopo i disastrosi risultati del primo campionato, i tifosi partenopei ironizzarono paragonando la squadra al “ciuccio di feccia” (un asino malridotto e stanco). La società accettò l’ironia di buon grado, trasformando l’asino nel simbolo ufficiale del club.
Acquisti da record e nuove case
Lauro portò in azzurro campioni pagati a peso d’oro, come l’attaccante svedese Hasse Jeppson nel 1952 (acquistato per la cifra record di 105 milioni di lire) e il brasiliano Luís Vinício. La crescita della società portò anche all’abbandono del vecchio Stadio Collana del Vomero per inaugurare, nel dicembre 1959, il maestoso Stadio San Paolo nel quartiere Fuorigrotta.

La nascita della S.S.C. Napoli e i primi trionfi (1964-1983)
Il 25 giugno 1964, il club cambiò definitivamente denominazione in Società Sportiva Calcio Napoli, strutturandosi come società per azioni. Fu l’inizio di un ventennio di grande crescita, segnato da campioni indimenticabili e dai primi trofei ufficiali:
- I due “Scugnizzi”: Negli anni ’60 la coppia d’attacco formata dall’italo-brasiliano José Altafini e dall’italo-argentino Omar Sívori fece sognare i tifosi del San Paolo.
- Le prime Coppe Italia: Nel 1962 arrivò la prima storica Coppa Italia (vinta mentre la squadra militava ancora in Serie B), seguita nel 1976 dal secondo trionfo contro il Verona.
- Il “calcio totale” di Vinicio: Nella metà degli anni ’70, l’ex bomber Luís Vinício tornò in veste di allenatore. Proponendo un calcio moderno e spettacolare ispirato all’Olanda di Cruijff, guidò gli azzurri a sfiorare lo scudetto nel 1975, ponendo le basi per la dimensione nazionale del club.
Insomma, dopo i primi decenni di storia, il Napoli aveva acquisito una dimensione nazionale importante essendo la squadra del meridione più affermata. Nonostante ciò, mancava qualcosa per essere effettivamente grandi: lo scudetto. Un obiettivo che verrà raggiunta a metà degli anni 80 grazie a…
Continua…

























