Elisabetta ciondolava tra le vie del centro commerciale ormai stanca, dopo due ore di entra e esci dai negozi in cerca dell’idea giusta per il regalo da fare a Carlo. Quello che stava per arrivare sarebbe stato il loro primo Natale insieme. Lui aveva prenotato in uno delizioso chalet e alla mezzanotte del 24 dicembre si sarebbero scambiati i regali e lui in quell’occasione avrebbe capito quanto incapace fosse nel fare i regali e forse l’avrebbe lasciata e sarebbe tornato dalla sua ex che gli aveva regalato oggetti bellissimi nel corso della loro relazione. Ogni volta che gli faceva i complimenti per qualcosa che indossasse o portasse al collo o al polso lui rispondeva «è stato un regalo di Francesca.» Davvero buon gusto questa Francesca, ma quando ci si lascia non si restituiscono i regali fatti? Dite che è una cafonata?
“Sono stanca, basta torno a casa” ma mentre Elisabetta esausta stava per arrendersi gli occhi le caddero su una stilografica bellissima che da sola era in bella mostra in una vetrina di lusso. “Costerà un occhio della testa” pensò, ma Carlo meritava un regalo bellissimo e a costo di vendere un rene, Elisabetta lo avrebbe reso felice. D’altronde pensò “meglio una donna sposata con un rene che una zitella con due.”
Già solo entrare in quel negozio ultra chic le metteva soggezione, ma con i piedi distrutti da un paio di stivaletti comprati 10 euro al mercato, la fanciulla, per amore, entrò e sfacciatamente ma anche con eccessiva goffaggine chiese il prezzo.
La cifra era addirittura molto più alta di quello che aveva immaginato.
“Altro che un rene, qui ci vuole un espianto totale di tutti gli organi” pensò. Il commesso che sembrava vestito per assistere a delle nozze reali cominciò a elencare tutte le caratteristiche della stilografica: punta diamantata, placcatura in oro, impugnatura ergonomica,” e mentre lui continuava a parlare, Elisabetta pensava “è una penna, non un’astronave!”
A un certo punto la ragazza spazientita bloccò l’uomo dicendogli che era troppo fuori dal suo badget.
Quindi il commesso si avvicinò confidenzialmente all’orecchio della ragazza e sussurrò: «è un regalo per il suo innamorato?»
A disagio per la troppa vicinanza di quell’uomo Elisabetta rispose di si.
«Ma lei è sicura che sia l’amore della sua vita?» continuò l’uomo.
«Stiamo insieme da poco tempo ma credo che sia amore» balbettò
«Non voglio farmi gli affari suoi, lo chiedevo solo perché se si tratta di vero amore sono autorizzato dal capo a farle il novanta per cento di sconto.
Quindi le ripeto: lei è sicura che si tratti dell’amore della sua vita?»
«Eh ma così mi sta mettendo ansia come si fa ad essere sicuri al 100% che quello che abbiamo davanti è l’amore della nostra vita? Carlo mi piace, è un bravo uomo, sto bene con lui ma non potrei mettere la firma col sangue che sia l’amore della mia vita.»
«In effetti proprio di firma col sangue si sarebbe trattato!»
«Ma lei mi sta prendendo per il culo?»
«Madame, non mi permetterei mai! Capisco che l’amore vero è raro e proprio per questo ho l’autorizzazione del mio capo a fare questo super sconto ma ho l’obbligo di accertarmi dell’autenticità del sentimento, sa spesso si scambia l’amore solo con la necessità di non restare soli.»
“Chiamalo scemo il commesso, questo è un guru spirituale”, penso Elisabetta.
In effetti quando pensava a Carlo sentiva dentro una piccola fiammella, niente a che vedere con l’incendio che nell’immaginario collettivo è il vero amore. Ma forse era così disillusa da abbracciare il detto “chi si accontenta gode”. Ma ora questo strano commesso la metteva davanti a degli enormi dubbi.
Ma come faceva a sapere il suo nome?
«Restare soli non è bello.» disse Elisabetta con molta tristezza.
Cara signorina le assicuro che anche stare con la persona sbagliata non è bello!»
«Mi scusi, lei che fa tanto il saputello, lei ha trovato l’amore vero?»
«Sì, ma purtroppo non era corrisposto.»
Adesso anche il commesso era malinconico, e agli occhi della ragazza apparve meno antipatico.
«Su forza vediamo di capire se è vero amore che tra dieci minuti chiudo. Ho una domanda da farle che sembra esagerata ma non lo è: lei morirebbe per lui? Darebbe la sua vita per salvare la sua?»
«Cosa? Ma certo che no!»
«Ecco non è vero amore, la saluto signorina buona giornata!»
Elisabetta si gonfiò di rabbia.
«Si fotta, lei, il suo capo e questa penna stilografica da snob so io dove deve ficcarsela.»
«Elisabetta perché fa così? Non può sfogare su di me tutte le sue frustrazioni.»
«Come fa a sapere il mio nome?»
Lo strano commesso fermò le mani della ragazza che erano prese a gesticolare in modo frenetico. Le strinse tra le sue e con un tono molto amichevole le disse: «era quasi sul punto di cedere un rene per fare bella figura con un uomo che neanche ama, perché mia cara fanciulla l’amore vero è fatto di sorrisi e cose semplici.»
La rabbia della fanciulla si sciolse in pianto e singhiozzando chiese: «quindi lei avrebbe dato la vita per quella donna?»
Senza esitare lui risponse di si.
Intanto le stringeva ancora le mani e la stava guardando in un modo strano.
Sentiva un calore particolare derivare da quelle mani, lo guardò bene e vide nella profondità di quegli occhi scuri qualcosa che non aveva percepito mai, forse si trattava di pura e semplice sincerità.
Elisabetta si sganciò dalla presa e sospirò. Guardò di nuovo la stilografica e le sembrò meno bella.
«Lei deve chiudere, io vado, grazie di tutto. E no, non è vero amore! Chissà se un giorno riuscirà a fare quello sconto particolare.»
Il commesso in uno slancio che sorprese anche lui, disse:
«Elisabetta vuole venire a cena con me?»
Senza rendersi conto di quello che stava dicendo, la fanciulla accettò.
Quella stessa sera sarebbe dovuta andare a cena con Carlo per definire meglio il loro perfetto primo natale insieme. Carlo aspettò Elisabetta per più di un’ora, non vedendola arrivare chiamò Francesca, la maga dei regali e capì che forse provava ancora dei sentimenti per lei.
Elisabetta e William, il commesso che voleva farle fare un patto col diavolo, trascorsero il Natale insieme.
Scartarono sorrisi, grandi baci e credo anche l’amore vero, senza sconti, senza prezzi da pagare.
























