Ora il silenzio scende, e nel sembiante
diventa l’eco delle cose ormai passate,
resta soltanto un battito smarrito
del nome che nessuno più pronuncia,
ma rincorre meningi per tornare.
Allora il riflesso accenna ad altra forma,
spogliando voce privata di ogni senso,
come una pietra levigata dal tempo
che ritrova il movente nella sua ferita.
L’assenza è un altare senza fiamma,
un triangolo improvviso nella cenere:
ancora sembiante che si possa amare
nel luccichio che strappa la mia mente.
E’ il sussurro che corrode distanze,
diventa l’illusione maestra,
per ritoccare nostalgie finali,
o vezzeggiare il rimando di un palpeggio.
Il vuoto è ormai limpido specchio di memorie,
di un muto variegare di profili
che hanno storia di sprovvedute incertezze.























