Alberi eleganti e slanciati, i faggi rappresentano da secoli l’anima delle foreste temperate d’Europa. Eppure, entro la fine del XXI secolo, potrebbero sparire da molti paesaggi. A lanciare l’allarme è una ricerca internazionale condotta dalle Università di Aarhus e Wageningen, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista PNAS.
Le nuove sfide climatiche
Attualmente il faggio si sviluppa rigoglioso lungo la fascia delle foreste decidue temperate, che abbraccia la Svezia meridionale e la Francia centrale. Ma il futuro sarà più incerto: estati torride e sempre più siccitose, simili a quelle mediterranee, rischiano di mettere in crisi la specie. Secondo lo studio, quasi il 70% delle specie arboree globali sarà sottoposto a condizioni climatiche molto diverse da quelle odierne.
Vulnerabilità e rifugi climatici
L’esperienza della Germania mostra un campanello d’allarme: l’abete rosso, già oggi, non resiste al caldo e alla siccità, diventando facile preda di insetti e malattie. Situazioni simili potrebbero verificarsi anche per i faggi. Tuttavia, esistono aree che manterranno un microclima favorevole: i cosiddetti “rifugi climatici”, veri e propri santuari naturali per la sopravvivenza delle specie. Nonostante ciò, la prospettiva complessiva per gli ecosistemi forestali resta preoccupante.
Non solo Europa: Amazzonia e taiga in pericolo
Le conseguenze si estendono ben oltre il continente europeo. Lo studio prevede impatti pesanti anche sulle foreste boreali, come la taiga, e sulle foreste tropicali più vaste del pianeta, compresa l’Amazzonia. In questi ecosistemi, molte specie si troveranno a vivere condizioni termiche mai sperimentate prima, con il rischio di un collasso ecologico. Una trasformazione che ridurrebbe la biodiversità e, al contempo, accelererebbe la crisi climatica a causa del rilascio di ingenti quantità di carbonio.
Strategie per il futuro degli alberi europei
Fino a oggi le politiche ambientali hanno privilegiato l’ampliamento delle aree protette, ma questo approccio non basta più. Come sottolinea Jens-Christian Svenning, direttore del Centro Econovo di Aarhus, nelle zone già ai margini delle fasce climatiche il cambiamento rischia di trasformare gli attuali paesaggi mediterranei in veri e propri deserti, fenomeno già visibile in alcune regioni del Sud Europa. Per i ricercatori, la strada da seguire include interventi mirati di migrazione assistita delle specie e la protezione rafforzata delle foreste che risultano meno esposte agli stress climatici.


























