Era un agosto caldo come e io ero in campagna come lo sono oggi.
Mia madre aveva appena finito di cucinare come me oggi e la tavola era pronta per gli ospiti che dovevano arrivare per pranzo perché mia madre era sempre in anticipo di ore su tutto come lo sono io oggi. Un anticipo che lei ed io chiamiamo erroneamente puntualità.
Io avevo sedici anni e la noia addosso di un ragazzo in vacanza con i genitori e stavo da ore cercando di fare funzionare una radio a valvole degli anni ’30 in una casa in cui non c’erano né telefono né tv.
Le onde lunghe gracchiavano su Beethoven della filodiffusione, su “Stella stai” di Umberto Tozzi di Radio Alba, su Daniela Cervetti di Radio City da Castelletto d’Orba.
Poi un annuncio. Una cosa che su quella radio antidiluviana sembrava un dispaccio di guerra, un cinegiornale trasmesso tra il primo e il secondo tempo per riavvolgere le bobine al Cinema Teatro Splendor di Carmagnola dove mi portava mio nonno a vedere John Wayne, mentre lui russava fino a che non si riaccendevano le luci.
Ma non era roba vecchia, era tutto nuovo. Più nuovo delle molotov in Corso Francia a Torino davanti alla sede MSI che poco tempo prima avevo trovato sul marciapiede tornando a casa da scuola e di cui sentivo ancora l’odore misto allo sguardo stralunato del poliziotto col casco al di là del viale di platani che mi diceva: “Ragazzino, togliti di lì! Non vedi cosa sta succedendo?”.
Era roba così nuova che nessuno sapeva ancora che cosa fosse di preciso successo.
Ma qualcosa era successo ed era successo a Bologna.
Gli ospiti arrivarono, non sapevano nulla e avevano fame, una fame che né io né mia madre avevamo più.
Gli ospiti anche alla notizia conservarono la fame e mangiarono.
Io e mia madre siamo sempre stati tanto diversi. Non abbiamo mai avuto molto da spartire, a parte l’anticipo sulla puntualità. Non siamo mai stati d’accordo su nulla, ma quel pranzo non lo mangiamo entrambi.
Restammo seduti a tavola col piatto vuoto senza darne spiegazione.
Quando la giornata finì, prima di riaccendere la radio per cercare di saperne di più, mia madre mi guardò e mi disse: “Grazie. Lo so che non mangiare non serve a niente e che tu sei davvero troppo magro per saltare anche un solo pasto, ma grazie lo stesso. Ogni tanto uno ha bisogno di sapere che non è il solo a non capirci niente e a trovarlo insopportabile”.

























